Grazie, Presidente. Ringrazio anche la collega per aver fornito un quadro di dati che mi agevola anche nell'illustrazione della nostra mozione sui medesimi argomenti. Cyberstalking, deepfake pornografici, manipolazione di immagini con intelligenza artificiale, molestie, revenge porn e sextortion rappresentano solo alcune delle forme che può assumere la violenza di genere digitale. Siamo di fronte a una forma di violenza che negli ultimi anni ha assunto proporzioni allarmanti in tutto il mondo. Il nostro Paese, purtroppo, non fa eccezione. Complici sono l'anonimato garantito dalla Rete, l'avvento delle AI, l'assenza di leggi efficaci capaci di reprimere gli abusi e proteggere le vittime. Perché, è chiaro, la violenza di genere è violenza reale, non resta confinata online, ma si riversa velocemente e pervasivamente nella vita delle donne, con conseguenze fisiche, psicologiche, economiche e professionali. L'abuso che nasce in Rete può ingenerare paura, indurre al silenzio, all'isolamento, danneggiare reputazioni e carriere, fino ad arrivare, nei casi peggiori - come quello illustrato dalla collega -, al suicidio, alla violenza fisica, al femminicidio. Talvolta la violenza presenta i caratteri della persecuzione, attraverso la sorveglianza continua e indesiderata online, ma anche con l'intrusione nella sfera personale e il controllo persistente delle attività e dei contatti della vittima.
Spesso gli atti violenti possono indurre ad aggressioni e includere anche aggressioni verbali, minacce, intimidazioni. Lo spazio digitale è tra i più insidiosi e ad alto impatto espansivo, nel quale si manifestano forme di violenza legata al linguaggio misogino, alle molestie e allo stupro digitale e alla diffusione non consensuale di immagini intime, nonché al fenomeno dei cosiddetti deepfake porno. Non molto tempo fa è emersa - si citava prima - la sconcertante notizia secondo cui Phica.net e il gruppo Facebook “Mia Moglie” sarebbero stati utilizzati come piattaforme per la diffusione sistematica e organizzata di immagini e video a contenuto sessualmente esplicito, senza il consenso, ovviamente, delle vittime, spesso accompagnate da condotte di ricatto ed estorsioni finalizzate a ottenere denaro o ulteriori contenuti intimi. Secondo quanto riportato, una parte rilevante di tale materiale sarebbe stata manipolata, generata artificialmente attraverso l'uso di tecnologie di intelligenza artificiale, incluse tecniche di alterazione dei volti e dei corpi.
L'uso sempre più esteso delle piattaforme digitali ha trasformato profondamente le relazioni sociali, facendo emergere nuove forme di violenza che incidono sulla dignità, sulla libertà e sulla sicurezza delle persone, in particolare delle donne. Gli strumenti per perpetrare tali violenze sono spesso di facile accesso, accompagnati da materiali formativi reperibili online. Nella quasi totalità dei casi le vittime sono donne, mentre gli autori risultano prevalentemente uomini e tali condotte rispondono a dinamiche di dominio, controllo, affermazione di potere sul genere femminile.
Ambienti virtuali apparentemente neutri o presentati come spazi di libertà di opinione, si configurano, in realtà, come incubatori di odio e di ostilità verso le donne. Si registra una crescente diffusione di comunità digitali caratterizzate da narrazioni misogine, violente, incluse quelle riconducibili alla cosiddetta manosfera, ai gruppi Incel, che abbiamo imparato a conoscere con quella straordinaria serie Adolescence, e alle teorie red pill che alimentano stereotipi, disinformazione e modelli di mascolinità tossica.
Tali dinamiche colpiscono in modo particolare soggetti fragili, giovani, esposti al rischio di radicalizzazione ed interiorizzazione di modelli violenti. La rete è divenuta in numerosi casi un luogo di aggressione, di impunità percepita, anche a causa dell'anonimato e della difficoltà di identificazione degli autori. Il regolamento Digital Services Act del 2022 rappresenta un avanzamento significativo, ma richiede una piena ed efficace attuazione nazionale, soprattutto a tutela delle vittime e dei minori. L'educazione digitale affettiva e al rispetto di genere costituisce uno strumento essenziale di prevenzione e di cittadinanza democratica, possibilmente, in questo caso, senza consensi preventivi e proibitivi.
Avanziamo alcune proposte in questa mozione - e sono proposte molto concrete - al Governo. Chiediamo: che la violenza di genere online sia assunta come priorità strutturale dell'azione di Governo, riconoscendone la natura sistemica e il nesso diretto con la violenza contro le donne, anche fuori dalla rete; di potenziare in modo vincolante le politiche, a partire dal sistema educativo, introducendo, appunto, stabilmente, nei programmi scolastici e universitari, percorsi obbligatori di educazione sessuo-affettiva, digitale e al rispetto di genere, nonché di alfabetizzazione ai media e all'uso critico delle tecnologie digitali; di stanziare fondi dedicati a questo, perché si possano costruire percorsi reali dentro le scuole, referenti scolastici addetti a questo tipo di prevenzione; di stanziare le risorse per prevedere protocolli per la formazione - come si chiedeva prima - gratuita da destinare a chi opera, ad esempio, nei centri antiviolenza; di rafforzare il quadro normativo e sanzionatorio contro l'istigazione all'odio, le discriminazioni, la violenza di genere e le molestie online, riconoscendo alle vittime di reati informatici il diritto soggettivo alla rimozione immediata dei contenuti lesivi mediante procedure semplificate, tempi certi e prevedendo sanzioni amministrative elevate in caso di inadempimento; di dare piena attuazione al Digital Services Act, prevedendo forme di responsabilità aggravata verso, appunto, le piattaforme che non adottino misure efficaci; di consentire all'autorità giudiziaria, con decreto motivato, la cooperazione diretta e immediata dei fornitori di servizi digitali stabiliti all'estero, prevedendo sequestri tempestivi dei contenuti e sanzioni amministrative in caso di mancata o incompleta collaborazione; di adottare sistemi tecnici di prevenzione della ripubblicazione di contenuti illeciti già segnalati dalle vittime - e questo succede sistematicamente-, che questi contenuti siano inclusi in meccanismi di scansione dei codici hash, anche in caso di contenuti modificati o rielaborati; di garantire, in conformità ai protocolli internazionali e alla Convenzione di Budapest sul cybercrime, la trasmissione, entro termini certi e non superiori alle 48 ore, dei dati utili all'identificazione degli autori dei reati informatici.
Ad introdurre meccanismi, anche qui, di responsabilità rafforzata e progressiva per le piattaforme digitali nella rimozione dei contenuti; ad istituire un tavolo tecnico permanente sui reati digitali e la violenza di genere online, perché queste sono buone pratiche di lavoro in rete che, grazie al lavoro di magistrati, Forze dell'ordine, avvocati, esperti informatici, possono darci e darsi gli strumenti in ambito di prevenzione e anche di identificazione di chi commette questo tipo di reato e, ovviamente, di protezione delle vittime; a promuovere la formazione di coloro che entrano in contatto con le vittime di violenza digitale e informatica di genere, al fine anche di rafforzarne le competenze giuridiche, tecniche e psicosociali, su come acquisire correttamente le prove digitali, la tutela della riservatezza e, ovviamente, la protezione di chi denuncia; a garantire le risorse finanziarie e organizzative per le gravi scoperture di organico del personale della giustizia - perché questo è un ambito che richiede più magistrati, più personale amministrativo ed esperti digitali - e di pubblica sicurezza, che sono necessari ad assicurare la tempestività della risposta; l'istituzione di un fondo nazionale per le vittime di reati informatici, destinato a coprire sia le spese legali, psicologiche e di bonifica digitale, nonché a finanziare campagne di prevenzione e formazione, e attivare sportelli nei territori in collaborazione con la Polizia postale e con il Garante per la protezione dei dati personali; a definire standard chiari, uniformi e - questo è fondamentale - vincolanti per la verifica dell'età degli utenti online, perché questo va nel rispetto della protezione dei dati personali e rafforza in modo effettivo la tutela dei minori e l'applicazione del principio di esperienza appropriata all'età; di sostenere e finanziare la ricerca indipendente - e questo è l'altro punto, credo, delicato, perché facciamo sistematicamente fatica a trovare dati organici, seri, sia sui temi che riguardano la violenza di genere come fenomeno più ampio, ma su quanto succede online è davvero difficile trovare dati disaggregati per genere e per età - e chiediamo il monitoraggio continuo del fenomeno della violenza di genere online e l'attuazione, quindi, di quella che è la legge del 2022 sulle disposizioni in materia di statistiche in tema di violenza di genere.
Queste sono le 16 proposte che promuoviamo dentro questa mozione, che è per noi una potenziale legge quadro, sia sulla prevenzione, ma anche sul come perseguire reati di questo tipo. Lo abbiamo detto: la violenza è reale per i nostri ragazzi e per le nostre ragazze. In particolare, non esiste più la differenza tra ciò che è virtuale e ciò che è reale. È uno spazio vero, uno spazio di socialità, è uno spazio dove ci si conosce, si entra in relazione, ci si informa, ci si confronta.
Questi sono i dati e quelli che sono reperibili ci raccontano anche di uno spazio che può essere pericoloso per le nostre ragazze, per i loro corpi e per il modo in cui entrano in relazione con i temi dell'affettività e della sessualità. Quindi, anche su questo tema, così come proponeva chi mi ha preceduto, dobbiamo provare a trovare una convergenza: azioni mirate, concrete, che riescano a dare strumenti alle vittime e a chi vuole prevenire questi reati. Quindi, risorse e norme certe.