Oggi discutiamo di una mozione molto importante che riguarda la vita quotidiana delle persone, il modo in cui si muovono e che sempre più spesso non riescono a muoversi in modo semplice ed efficiente. I dati lo confermano con chiarezza: oggi 7 italiani su 10 non utilizzano il trasporto pubblico. È un dato che colloca il nostro Paese in fondo alla classifica europea.
A questo si aggiunge un altro elemento significativo: nel nostro Paese, abbiamo superato le 70 auto ogni 100 abitanti, un record peraltro in costante aumento che contribuisce a dimostrare che il sistema della mobilità pubblica è in forte sofferenza.
E quindi la domanda che ci si pone - e che è stata alla base di questa mozione - è se davvero questa sia una libera scelta dei cittadini, se davvero milioni di persone preferiscano passare ore nel traffico, sostenere costi sempre più elevati e rinunciare alla qualità della vita. La risposta evidentemente è “no”. L'uso dell'auto privata, nella maggior parte dei casi, non è una scelta libera, è una scelta dettata dalle condizioni in cui versa il trasporto pubblico locale nel nostro Paese.
Il gruppo del Partito Democratico ha messo al centro della propria politica, in quest'Aula e nella Commissione competente, il trasporto pubblico locale sin dall'inizio di questa legislatura; lo ha fatto con vari emendamenti, con ordini del giorno, con un'indagine conoscitiva, con un'altra mozione, perché questa situazione non soltanto ha un costo enorme dal punto di vista ambientale, ma ha costi economici e sociali rilevanti. Una quantificazione indica che parliamo di circa 34 miliardi l'anno, una cifra che deriva dal traffico, dall'inquinamento, da problemi di salute, dal tempo perso. È una sorta di tassa invisibile che grava su questo Paese e su tutti i cittadini.
Il nodo principale - come diciamo nella mozione - riguarda il finanziamento, le risorse che sono messe a sostegno - o meglio, che non sono messe a sostegno - del trasporto pubblico locale. Senza risorse adeguate, ogni discorso sulla mobilità rischia di rimanere accademia, pura teoria. Negli ultimi anni, il Fondo nazionale sul trasporto pubblico locale non ha risposto alle esigenze reali, addirittura nel 2026 si registra un decremento rispetto a quanto impiegato nel 2025. E per mantenere semplicemente il potere d'acquisto attuale sarebbe necessaria una cifra molto superiore a quella stanziata da questo Governo. A questo si aggiunge un problema ancora più immediato, che riguarda i tempi di erogazione: non solo questo Governo in questi anni non ha messo le risorse necessarie a sostenere il trasporto pubblico locale, ma i tempi di erogazione, quelli che consentono alle regioni, agli enti locali e alle aziende di trasporto di non entrare in sofferenza, non sono rispettati. La normativa prevede che entro il 15 gennaio di ogni anno venga trasferito alle regioni l'80 per cento delle risorse; siamo ormai ad aprile e ben oltre 4 miliardi di euro risultano ancora bloccati. Questo ritardo non è soltanto un aspetto tecnico, ha implicazioni ed effetti concreti ed immediati sugli enti, sulle aziende e sulla vita dei cittadini.
Le aziende senza questi trasferimenti non dispongono di liquidità necessaria, questo si scarica ancora una volta sulle spalle dei comuni, con una gestione in crescente difficoltà. Senza risorse concrete, meno corse, tariffe che aumentano, a gestire tutto questo ogni giorno sono ancora una volta le sindache e i sindaci, non il Governo. Sono loro che devono dare spiegazioni ai cittadini, che magari non riescono a mettere in campo le corse necessarie per tenere in vita le aree interne. Lo fanno senza che il Governo gli dia gli strumenti per intervenire davvero. Devono farlo tenendo insieme bilanci sempre più stretti e servizi essenziali, con le aspettative legittime dei cittadini. Credo che i sindaci meritino rispetto e soprattutto risposte anche su questo tema, perché non è accettabile che si scarichi su di loro il peso di scelte che non sono accompagnate con risorse adeguate. Se davvero vogliamo difendere il diritto alla mobilità pubblica, va fatto con scelte concrete, non continuando a finanziare in modo inadeguato le necessità del trasporto pubblico.
Il Governo ha intrapreso una direzione opposta nel sostegno ai comuni sulla mobilità pubblica, che è l'oggetto di questa mozione, ma potrei citare anche il taglio di quasi un miliardo di risorse del PNRR destinate a servizi già programmati su persone con disabilità, su persone fragili; un modus operandi che lascia i comuni sempre più soli. Parallelamente, il settore che chiediamo di accompagnare e di sostenere maggiormente in questa mozione attraversa un aumento significativo dei costi, come tanti settori che operano sull'utilizzo di carburanti, ma questo in particolare. Dall'inizio del 2026, il rincaro del carburante ha determinato un aggravio di circa 30 milioni di euro al mese per le imprese di trasporto pubblico, figuriamoci in questi ultimi giorni con quello che sta succedendo dal punto di vista geopolitico.
E di fronte a questo scenario risulta ancora più incomprensibile la scelta del Governo di intervenire - seppure parzialmente e in modo limitato, seppure con un cerotto sulle ferite e non in modo sostanziale - sulle accise, senza includere il comparto del trasporto pubblico. Se il trasporto pubblico diventa più costoso e meno efficiente, è evidente che i cittadini continueranno sempre più a non poterlo utilizzare, a orientarsi verso il mezzo privato, e quindi anche gli obiettivi di transizione ecologica che sono doverosi, a cui dobbiamo attenerci, si allontanano. E non basta richiamare questi obiettivi nei documenti programmatici, è necessario adottare misure concrete che li rendano perseguibili.
Abbiamo esempi di Paesi che lo fanno, come la Spagna che ha adottato politiche strutturali di mobilità collettiva, con l'introduzione di abbonamenti nazionali a tariffa agevolata, con particolare attenzione ai più giovani. Il nostro gruppo ha fatto una proposta chiara in tal senso, una proposta che prevede il sostegno dell'utilizzo del trasporto pubblico locale per studenti e per i fuori sede, ma anche su questo nessuna risposta. E poi c'è un altro elemento centrale, l'elemento che riguarda il lavoro. Il settore conta oltre 100.000 lavoratrici e lavoratori che ogni giorno garantiscono un servizio essenziale.
Nel marzo 2025 è stato sottoscritto un accordo collettivo per il rinnovo del contratto con un fabbisogno stimato di circa 510 milioni di euro annui. Ma anche nella legge di bilancio non avete stanziato le risorse necessarie per garantire il rispetto di questo accordo e le conseguenze sono visibili perché in Italia abbiamo un grosso problema salariale: salari che non crescono, che non tengono il passo con la crescita del costo della vita. Seppure non si rispettano gli accordi sottoscritti per poterlo consentire, capite bene che il problema è davvero grande e va a incidere anche sul fatto che, in molte realtà, si registra una grande carenza di autisti con ripercussioni dirette sulla qualità del servizio. Pertanto, senza un investimento serio sul lavoro, senza il riconoscimento del carattere usurante di questo lavoro certamente non si può costruire un sistema di trasporto pubblico attrattivo.
E a questo si aggiunge il tema della sicurezza che incide sul lavoro, che non può essere considerato secondario. Gli episodi di aggressione sono sempre più una criticità reale e, nonostante ciò, le giuste tutele previste negli altri settori, in altri settori, non sono state estese al trasporto pubblico locale. Esiste un percorso normativo già condiviso e concordato in un tavolo di lavoro con le organizzazioni sindacali, ma il suo iter risulta fermo. Anche qui è necessario intervenire. Chi lavora nel trasporto pubblico locale non può andare al lavoro temendo per la propria incolumità. Lo Stato deve tutelare chi sta assicurando un servizio pubblico (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista).
Oggi l'Italia si trova in ritardo rispetto ad altri Paesi europei che stanno investendo in modo deciso sulla mobilità collettiva, rendendola più accessibile ed efficiente. Sono misure che sono necessarie e che rispondono alle esigenze del Paese. Questa mozione rappresenta un'occasione per invertire la rotta, per assumere decisioni coerenti con questi obiettivi. Rappresenta un'occasione chiara per capire se avete intenzione di dare risposte ai cittadini su uno dei bisogni fondamentali a migliorare la loro vita - il diritto alla mobilità pubblica - oppure se, ancora una volta - e concludo -, scegliete di andare avanti con slogan, di occuparvi di questioni che fanno più comodo a voi che ai cittadini, come la legge elettorale, anziché occuparvi delle esigenze e dei bisogni reali dei cittadini ai quali, in questi quattro anni di Governo, non avete fornito risposte adeguate.