Discussione generale
Data: 
Martedì, 5 Maggio, 2026
Nome: 
Gian Antonio Girelli

Grazie, Presidente. Certo, risulta a volte difficile intervenire sulle mozioni di questo tipo, soprattutto dopo alcuni interventi degli esponenti di maggioranza. Per due motivi fondamentali. La prima perché - tramite lei - vorrei ricordare all'onorevole La Salandra che è un po' così, un po' facile, riempirsi la bocca di investimenti e di risorse che sono state portate a casa da chi, prima di lui o delle forze politiche che rappresenta, governava questo Paese. Anzi, per dirla tutta, è espressione di un movimento politico nettamente contrario agli stanziamenti di quelle risorse perché, se abbiamo qui presente in Aula il Ministro Foti - che ringrazio per la presenza e anche per la serietà più o meno condivisibile nel contenuto, ma piuttosto nel modo di fare il Ministro - è perché ci sono quelle risorse. Altrimenti non ci sarebbe il significato di questa presenza.

Ma, ancora di più, diventa incredibile sentire descrivere come è stato tutto risolto e tutto va bene. Tutto è sulla via del meglio, quasi dimenticando cosa avviene nella realtà. E se la risposta è quello che ho sentito dire prima da parte di un altro esponente di maggioranza, che è una mozione di maggioranza in cui ci verrà detto che cosa di bello bisognerebbe fare, io lo trovo leggermente così strano. Perché di solito funziona che chi è all'opposizione fa delle proposte e promuove delle mozioni, e chi governa spiega cosa sta facendo.

Ed allora io dico quello che sta facendo questo Governo. Mi verrebbe da dire molto poco se non nulla, perché prima la collega Iacono ha richiamato la mozione del 2024 nel quale c'era un elenco non banale di cose da fare, anche molto precise e complete. Peccato che non abbiano trovato alcuna applicazione nei bilanci dello Stato degli anni successivi. Anzi, se dobbiamo dirla tutta, abbiamo avuto l'approvazione della legge sulla montagna Calderoli che, oggettivamente, io invito tutti davvero a rileggerla della banalità di quella legge e dell'irrispettosità rispetto il territorio montano.

Invito anche a leggere tutti gli emendamenti proposti da varie parti politiche, nei quali si cercava di introdurre quegli elementi di novità, di precisione, che andavano incontro ai bisogni veri della montagna.

Ma prima di dire qualcosina di merito vorrei anche fare un'altra osservazione che riguarda la tipologia delle società che si stanno sviluppando nelle aree interne e nelle zone montane. Perché è facile parlare di identità, è facile parlare in maniera anche molto demagogica e anche intellettualmente - secondo me poco onesta - di immigrazione, usando anche in questo caso questi argomenti. Poi però, magari, inviterei a visitare le stalle della pianura padana e delle aree interne, e vedere chi ci lavora in quelle stalle. Inviterei a visitare le case degli anziani delle zone montane e vedere chi sono le donne che si occupano di questi anziani lasciati completamente soli, ma anche le fonderie, per esempio, della valle in cui vivo, nei lavori più brutti dove ti sporchi davvero le mani, dove le condizioni di lavoro, seppur nella modernità di sistema, sono ancora scomode e poco appetibili, e solo qualcuno dalla pelle colorata in maniera diversa lo sta facendo, magari trovando un riscatto alla provenienza anche molto triste da cui viene.

Ecco, l'integrazione è quella roba qui, non è altro. È dare speranze, le stesse speranze che in tempi passati gente che veniva da altre parti d'Italia trovava o al nord o in altri Paesi. Perché questo è il punto e questo è il modo anche di concepire il territorio, la terra. Non come un'appartenenza, come una proprietà da rivendicare e da difendere muscolarmente, ma da valorizzare, da far crescere, da far sviluppare.

Da allora è stato ben detto, noi, se tutto questo lo vogliamo, dobbiamo saper intervenire sui gangli veri del vivere da oggi, e non possiamo pensare che basti dare qualcosa a chi vive in montagna per avere la garanzia che quelli ci abitano, ci stanno e ci permettono, quando giriamo qualche volta la domenica, di vedere i terrazzamenti oppure le zone più belle, quelle che ci piace vedere, i giardini, che sono le nostre montagne.

Bisogna garantire servizi, cominciando dalla sanità che non è marginale ma fondamentale, cominciando dalla scuola, cominciando dai trasporti. L'onorevole La Salandra ha un'esperienza di gestione di società di trasporti e dovrebbe ben sapere cosa sono i tagli del trasporto pubblico locale che ricadono nelle zone interne e nelle zone montane, laddove è impossibile pensare di muoversi in maniera diversa rispetto all'uso di una automobile. Ma significa anche, soprattutto, creare condizioni di lavoro e di sviluppo perché noi viviamo, anche da questo punto di vista, una situazione davvero strana. Spesso e volentieri nel nostro Paese le aree interne e le zone montane sono state innovative nel fare produzione, nel concepire impresa.

Se io penso al tema della siderurgia - mi permetta, Presidente, di dirlo, tramite lei, al Ministro - del territorio in cui vengo, le capacità di invenzione che si sono avute e che sono note in tutto il mondo e che ora, però, hanno bisogno di ulteriori speranze, di ulteriori aiuti, proprio per evitare che dove sono nate le cose le cose finiscano. Perché? Perché i costi di trasporto, i costi di produzione e quello che è il nuovo sistema generato, rischia di essere assolutamente la condizione di anti-competitività che porta a fare altre scelte territoriali strategiche, impoverendo questi territori, smantellandoli non solo di quella manodopera che dicevo prima ma anche della capacità di invenzione. La cosiddetta intelligenza di un Paese che non è una casta a sé stante, ma deve essere un motore propulsivo con una ricaduta positiva per tutta la società, specie in queste zone.

Ed allora, io credo, che nella mozione presentata abbiamo un elenco di buoni propositi e di cose da fare, così come era quella presentata nel 2024, così come - sono sicuro - quello che altre avverranno.

Ecco, però usciamo davvero dall'ipocrisia di farlo diventare un momento di esercizio fra di noi, in cui diciamo sì, siamo tutti più o meno d'accordo, magari rischiamo anche di cadere in una conflittualità dialettica, in tirare per la giacca un argomento così delicato per speculazioni di parte. Cerchiamo di tradurre tutto quello che stiamo dicendo in postazioni di bilancio nel prossimo bilancio. Sarà proprio in questa Camera che dovremmo portarlo in prima seduta.

Prenderemo nota - questo lo posso assicurare, lo preannuncio a chi di maggioranza presenterà una mozione - di tutto quanto verrà detto per capire poi in quel bilancio cosa ci sarà come indicazione.

Un'ultima annotazione, Presidente. In tutto questo c'è anche il tema dell'autonomia. Perché io credo che, spesso e volentieri, quando si parla di aree interne, di zone montane, di configurazioni, di assetti amministrativi, non si tiene conto dell'aspetto che la prima scommessa è mettere assieme il territorio per potergli garantire l'autorevolezza di esprimere idee, programmazione e gestioni di risorse.

Noi abbiamo deciso dall'alto cos'è la montagna e cosa no; dimenticando la storia; cosa si è sviluppato sui territori; perché sono nate determinati unioni; perché si sono create determinate dinamiche. Noi abbiamo dimenticato che, spesso e volentieri, più che dire che cosa serve a quei territori bisognerebbe ascoltare quei territori, che ci sanno ben dire che cosa vorrebbero, e metterli anche in condizioni di avere davvero quell'autonomia, di concretizzare ciò di cui hanno bisogno, stanziando risorse certe, uguali per tutto il territorio nazionale, che sappiano affrontare il nodo dei problemi ma non per dividere, non per rivendicazioni identitarie, non per creare tante piccole patrie, ma, semplicemente, per costruire quel puzzle meraviglioso che il nostro Paese è, e che appunto è rappresentato da tante specificità che devono valorizzare sé stesse, vivere la dimensione locale ma con una propensione globale.

Io credo che questa mozione sia un contributo rispetto a questa indicazione e sia anche una prova, un richiamo di serietà a tutta l'Aula nel non riempirci la bocca di grandi parole ma nel cercare di attuare delle politiche che siano davvero efficienti.