La ringrazio, signor Presidente. Ho ascoltato con attenzione, la scorsa settimana, le parole del Ministro Foti a conclusione del dibattito su questa mozione sulle aree interne nella discussione generale e, francamente, Presidente, ho pensato un attimo che fossimo su Scherzi a parte. Un messaggio che puntava a rassicurare - non preoccupatevi, che nelle aree interne va tutto bene -, ma che, in realtà, è stato una sonora presa in giro nei confronti non soltanto delle opposizioni, ma di tutto il Paese. Perché, Presidente, le parole del Ministro Foti, come quelle della Premier Meloni, d'altronde, hanno un solo problema: non hanno alcuna aderenza con la realtà. C'è la vostra narrazione e, poi, c'è l'Italia. Il Ministro, Presidente, ha concluso il suo intervento, infatti, bacchettando le forze d'opposizione, specificando il fatto che le aree interne non sono uno strumento di lotta politica, ma una grande emergenza nazionale.
Ha perfettamente ragione il Ministro, ma ha sbagliato obiettivo. Questo deve dirlo al Governo di cui fa parte, alla maggioranza di cui fa parte. Doveva girarsi alla sua destra, non guardare alla sua sinistra, perché, caro Governo, non è il PD ad aver abbandonato le aree interne, siete stati voi; non è il PD che passerà alla storia per aver scritto, nero su bianco, che le aree interne meritano l'accompagnamento ad un fine vita dignitoso, siete stati voi, Foti e Fitto.
E, invece, è stato il PD ad aver presentato un'apposita proposta di legge, a prima firma Schlein, che parla dei cittadini delle aree interne, che voi non volete approvare; ed è il PD ad aver presentato, lo scorso anno, una mozione sulle aree interne, approvata all'unanimità da questo Parlamento, a cui non è seguito un solo impegno da parte vostra. Perché, Presidente, questa storia va raccontata un attimo fino in fondo. Noi, un anno fa, abbiamo discusso, mediato e lavorato congiuntamente per arrivare a un testo unico che definiva strategie ed interventi chiari. Lo abbiamo fatto insieme, Sottosegretaria, siamo venuti incontro alle vostre richieste, ci siamo fidati di voi. E voi che avete fatto? Niente, perché niente è il valore della vostra parola, dei vostri impegni, non solo nei confronti delle opposizioni, ma nei confronti di un Paese che non vi sostiene più, di un'Italia che non vi crede più.
Ed oggi, un anno dopo, rieccoci qui. Noi ripresentiamo praticamente la stessa identica mozione, con gli stessi impegni, e voi, dopo averli votati lo scorso anno, oggi non solo li riformulate, ma, addirittura, li bocciate. È una vera e propria presa in giro, e parlo di presa in giro, Presidente, per un motivo molto semplice: perché, mentre noi qui siamo in Parlamento a discutere ora di territori fragili e delle loro difficoltà, esattamente qui fuori decine di sindaci di ogni colore politic, provenienti da ogni parte d'Italia, che vivono sulla loro pelle gli effetti delle vostre scelte, stanno protestando contro la nuova classificazione dei comuni montani, fatta da questo Governo e dal Ministro Calderoli. E voi alla nostra richiesta di bloccare quella classificazione, anche in questa mozione, avete dato parere negativo, e questo è un fatto.
Una scelta ideologica stupida, che confligge con qualsiasi criterio di buonsenso e che viene fatta, evidentemente, nel chiuso di una stanza, senza avere alcuna contezza di cosa sia davvero la vita di montagna, quali siano le difficoltà, l'assenza di servizi, le difficoltà dei trasporti e lo spopolamento. Problemi dei quali voi - coerenti con la vostra storia - vi fregate, legittimando l'idea che esista una montagna di serie A e una montagna di serie B, una montagna che può usufruire di incentivi e risorse ed un'altra, invece, che, evidentemente, per voi non li merita.
E perché questo accade? Presidente, questo accade per un capriccio del Ministro Calderoli, che evidentemente non poteva accettare l'idea che anche chi vive sull'Appennino merita gli stessi diritti di chi vive sulle Alpi. Perché gli Appennini, pur essendo montagne, Presidente, evidentemente sono troppo a Sud per chi, come voi, vuole spaccare l'Italia e realizzare una vera e propria secessione con l'autonomia differenziata. E per questo avete cancellato con un tratto di penna 700 comuni, dalle Alpi agli Appennini, dai finanziamenti Fosmit.
E questa logica, Presidente, noi la conosciamo bene. L'Italia fragile, l'Italia povera conosce il furore ideologico con cui vi scagliate contro tutto ciò che è più debole. D'altronde, questa è la destra, Presidente: l'idea che chi è in difficoltà non meriti alcun aiuto. Vi riempite la bocca con parole preziose come la Patria, l'identità, ma, Presidente, quei territori, quelle montagne, quelle aree interne… è in quei posti che si è fatta la storia del nostro Paese. Sottosegretaria, ha mai sentito parlare dell'Italia dei comuni, dei 2.000 comuni, come è stato detto prima? Parlare dei partigiani che hanno fatto la Resistenza sulle montagne? È lì che si è fatta la storia del nostro Paese. Sono i simboli della nostra cultura, della nostra storia, della nostra Costituzione.
E quindi oggi, Presidente, siamo al giorno delle verità. Oggi è il giorno in cui vi chiediamo di tornare indietro e di rivedere la classificazione dei comuni montani, ma è anche il giorno in cui vi chiediamo di stanziare risorse per assumere personale sanitario e personale scolastico, e di farlo davvero, perché fino ad ora avete solo chiuso gli ospedali e le scuole. È il giorno in cui diciamo nuovamente che il ponte sullo Stretto è morto e che quei 13 miliardi vanno investiti nelle infrastrutture delle aree interne, non in opere che non vedranno mai la luce.
È il giorno in cui vi diciamo una cosa molto semplice, se pensate che lo spopolamento sia un problema serio come vi viene in mente di sostenere proposte di legge per la remigrazione quando, invece, la vera emergenza di questo Paese è l'emigrazione di migliaia di giovani che, ogni anno, vanno via.
Sottosegretaria, io nelle ultime tre settimane sono stato nei piccoli comuni della Sicilia, della Calabria e della Basilicata. Le voglio citare alcuni numeri che mi hanno dato i sindaci della provincia di Matera. Riguardano le nascite e le morti del 2025. Miglionico: 9 nati, 17 morti. Ferrandina: 50 nati, 94 morti. Tricarico: 26 nati, 78 morti. Oliveto Lucano: 0 nati, 6 morti. E la vostra ricetta per queste comunità quale sarebbe? La remigrazione? Ma andatelo a dire a quei sindaci, andatelo a dire a quei cittadini, andate da loro e poi, però, non lamentatevi se vi prendono a pernacchie perché queste non sono proposte sbagliate, sono proposte disumane, fuori dalla realtà. Sono proposte stupide. Ma che vi dobbiamo fare un disegnino per farvi capire che, ormai, non esiste più una famiglia che non abbia un figlio, un nipote o un parente che sia stato costretto ad andare via dalla comunità in cui è nato. E vi siete chiesti perché vanno via? Ma li vedete i salari bassi e fermi in questo Paese o sono un'illusione soltanto del Partito Democratico. E voi che fate? Voi negate il salario minimo quando Svimez ci dice che un lavoratore dipendente privato su quattro, al Sud, guadagna meno di 9 euro l'ora, incentivando questo inarrestabile esodo. Siete passati dal salario ricco di Tajani, misteriosamente finito a Chi l'ha visto, al salario giusto della Meloni, salvo poi scoprire che per voi il salario giusto sono quei contratti da 5 o 6 euro l'ora che sono tra le cause delle fughe dei giovani del nostro Paese.
E allora ecco cosa siete voi: voi siete quelli che hanno legittimato l'idea che diritti ed opportunità di una persona debbano dipendere dal luogo in cui si nasce. Per cui se nasci in una ZTL sei fortunato, se nasci in un'area interna gli dite: mi dispiace, sei fregato.
Noi, invece, siamo quelli che vogliono garantire il diritto a restare, perché un Paese senza i suoi giovani è un Paese che non ha futuro, e non lo faremo come voi che tanto parlate e nulla fate, perché noi la prossima settimana, Presidente, depositeremo una proposta di legge per quelle ragazze e per quei ragazzi, per farne crescere i salari, per facilitarne la nascita di nuove imprese specie nelle aree interne, per sostenerli nei fitti di una casa, nella costruzione di una famiglia, nella costruzione di un futuro.
Con noi, con il Partito Democratico, lo Stato torna protagonista di scelte di indirizzo economico chiaro, perché alla desertificazione generazionale si accompagna un'altra desertificazione che è quella industriale. Le imprese non vanno via per caso ma perché il vostro modello economico, anziché puntare su innovazione e qualità, ha scommesso tutto sulla svalutazione del lavoro e sulla compressione dei diritti dei lavoratori. E allora altro che meno Stato come vorreste voi. Noi nelle aree interne vogliamo rafforzarne la presenza, a partire dalle macchine comunali che il Ministro Foti ha tanto commentato nel suo intervento ma su cui nulla ha fatto, a differenza nostra che continuiamo a proporre un grande piano di assunzioni nella pubblica amministrazione per i nostri giovani e lo facciamo perché sappiamo che lo sviluppo di un territorio passa anche dall'efficienza e dall'efficacia della nostra pubblica amministrazione. Perché oggi, quando entri in un piccolo comune trovi quei sindaci che abbiamo incontrato qui fuori e basta. Il Sindaco al quale però gli si chiede di spendere le risorse ma che non ha neanche il personale per poter realizzare i propri progetti.
Vede, Presidente - e chiudo -, oggi vivere in un territorio fragile è stato trasformato in un vero e proprio atto di resistenza, in un gesto d'amore, perché anche quando il tuo Governo sventola bandiera bianca e crede e legittima l'idea che quello sia un territorio il cui destino è irrimediabilmente segnato, si passa, Presidente, dalla ragione al sentimento. È una questione di visione che voi non avete.
Allora sì, oggi le aree interne per noi rappresentano una grande emergenza nazionale, la rappresentano davvero. Ma mentre per Giorgia Meloni sono una palla al piede da cui liberarsi - e lo ha scritto nero su bianco - per il Partito Democratico sono la più grande occasione di crescita e di sviluppo per tutto il Paese