Dichiarazione di voto finale
Data: 
Mercoledì, 17 Settembre, 2025
Nome: 
Andrea De Maria

A.C. 1917-B

 

Grazie, Presidente. Noi stiamo continuando tenacemente a illustrare in quest'Aula le ragioni della nostra contrarietà a questo provvedimento. Lo stiamo facendo in questo modo, anche a quest'ora del mattino, perché davvero siamo molto preoccupati dalle scelte che il Governo ha fatto e della riforma che questo Parlamento si appresta ad approvare. E lo siamo perché il tema della giustizia è un tema di grandissima delicatezza, ed è grandissimo valore in una democrazia. È un tema di grandissima delicatezza e di grandissimo valore perché il diritto alla giustizia è un diritto fondamentale dei cittadini: attiene al diritto di chi è stato vittima di un crimine di ricevere giustizia, come attiene al diritto di chi viene sottoposto a un procedimento giudiziario, a un processo, di vedere tempi certi per la conclusione di quel procedimento e per sapere se sarà condannato o assolto. Quindi, il diritto alla giustizia è un elemento fondamentale nella vita dei cittadini e nella nostra democrazia.

In secondo luogo, perché l'autonomia della magistratura in un sistema di equilibrio dei poteri è un fondamento indispensabile del nostro assetto democratico, del nostro assetto costituzionale, l'ha ricordato molto bene nell'intervento che mi ha preceduto il collega Girelli. Non a caso questo elemento è nato dalla Resistenza, dell'antifascismo, dalla sconfitta di una dittatura che invece faceva del controllo della magistratura un elemento costituente dell'organizzazione dello Stato. Quindi certo, in un equilibrio dei poteri - che è un tema che anche noi ci poniamo - l'autonomia della magistratura è una garanzia democratica assolutamente fondamentale.

Poi vorrei aggiungere questo elemento di riflessione. Ormai da trent'anni sui temi della giustizia è in campo uno scontro politico molto duro che impedisce e ha impedito alle forze politiche e ai gruppi parlamentari di trovare - su un tema su cui pure delle riforme ci starebbero, sarebbero importanti, ci sono temi certamente da affrontare - la capacità di costruire un dibattito sereno e di costruire riforme condivise, e in particolare il centrodestra, la destra in questo Paese, nel tentativo di mettere in discussione l'autonomia della magistratura, ha anche creato una condizione complessiva per il sistema politico che rende più difficile qualunque processo di riforma. Si aggiunge che, questa volta, siamo di fronte a qualcosa di così delicato nel nostro assetto istituzionale anche nel lavoro che deve svolgere la nostra Camera, che è una riforma costituzionale.

Di fronte a questo contesto, a questo quadro, appunto, così importante, io penso che prima di tutto noi dobbiamo fare una critica di metodo a quello che sta accadendo, perché siamo di fronte a un vulnus democratico molto serio su tre aspetti che vorrei sottolineare. Prima di tutto, ho parlato appunto di una storia trentennale. Siamo, ancora una volta, di fronte a una riforma di parte, e cioè non c'è il tentativo di condividere nel sistema politico un'idea di riforma della giustizia, di discuterla con la magistratura, con l'Avvocatura, di costruire un percorso democratico per affrontare temi che anche qui sono stati posti da tanti colleghi, ma siamo di fronte, appunto, a una forzatura di una parte politica che decide di imporre un proprio disegno di riforma.

In secondo luogo, questa azione politica viene messa in campo davvero umiliando il Parlamento, e appunto il Parlamento è fatto anche dai gruppi di maggioranza, perché è vero che ci può stare una riforma di iniziativa governativa, anche una riforma costituzionale di iniziativa governativa, ma il Parlamento a maggior ragione dovrebbe essere messo nelle condizioni non di votare un testo blindato che non si può toccare ma di poter lavorare su quel testo, e questo non è accaduto fino a quello che stiamo vedendo in queste ore, cioè una seduta fiume che poteva essere benissimo deliberata fino a domattina e che invece è stata deliberata fino a giovedì perché c'è un problema di campagna elettorale. Questo è davvero un modo di costruire il rapporto con il Parlamento che io ritengo inaccettabile.

Infine, lo dicevo prima, si ripropone, intorno al tema così delicato della giustizia, una scelta di scontro nel Paese, di conflitto, di conflitto fra politica e magistratura che non può veramente fare bene all'Italia, in una logica - anche questa, io ritengo davvero sbagliata - di scambio politico sulle riforme, questo qualche collega l'ha già ricordato.

Quindi, c'è la riforma che è prioritaria per Fratelli d'Italia, la riforma che è prioritaria per la Lega, e poi questa riforma che è prioritaria per Forza Italia, senza un progetto riformista complessivo che poteva esserci e poteva riguardare le nostre istituzioni e in uno scambio che, alla fine, nell'incrocio fra tutte queste riforme apre complessivamente un problema democratico di indebolimento dell'assetto costituzionale, di indebolimento dell'equilibrio dei poteri e di un indebolimento complessivo delle nostre istituzioni democratiche.

Poi certamente c'è un merito. Alcuni colleghi hanno segnalato, anche qui, un elemento così paradossale come un'eterogenesi dei fini, per cui volendo in qualche modo limitare il ruolo del pubblico ministero, riequilibrarlo, in realtà si rischia di ottenere l'effetto contrario separando quella magistratura dall'insieme del sistema giudiziario. E poi, davvero, le priorità della riforma della giustizia sarebbero altre: certamente i tempi della giustizia, probabilmente anche l'equilibrio fra accusa e difesa e la stabilizzazione del personale della giustizia, perché alla fine, appunto, il tema è garantire il diritto alla giustizia ai cittadini in tempi certi, la certezza della pena e che questo elemento così importante, la società appunto, come il sistema giudiziario, funzioni in modo più efficace.

Quindi siamo di fronte, appunto, a quella che evidentemente non è una priorità, anche perché - e questo è stato già ricordato - la riforma Cartabia era già intervenuta in modo significativo e il numero di magistrati operatori della giustizia che si spostano tra il ruolo di giudice e il ruolo di pubblici ministeri è davvero ormai molto, molto limitato. Per questo noi abbiamo una preoccupazione, che abbiamo messo al centro di tanti dei nostri interventi, e cioè che in realtà dietro questa azione ci sia qualcos'altro: ci sia la volontà cioè di aprire un percorso che arriverà a mettere il pubblico ministero sotto il controllo del potere politico. Questa è la ragione più di fondo per cui ci stiamo opponendo con questa forza, con questa determinazione, perché riteniamo questo un pericolo per la nostra democrazia, e vediamo anche le dichiarazioni di esponenti della destra e del Governo nel percorso, appunto, politico che è stato messo in atto, il rischio che lì si voglia arrivare. Un percorso del genere va impedito subito, bloccando questa riforma costituzionale.

Ora noi abbiamo messo in campo il massimo di opposizione parlamentare possibile. Credo si potesse davvero consentire un maggiore spazio al dibattito parlamentare, pur arrivando all'approvazione della riforma. Ci sarà quasi certamente il referendum confermativo, e noi davvero pensiamo questa battaglia che abbiamo condotto in Parlamento di spostarla nel Paese, perché alla fine saranno i cittadini italiani a dover decidere e penso che gli italiani, ancora una volta, faranno una scelta, come hanno fatto in tanti altri passaggi, di difesa del nostro assetto costituzionale, di quell'equilibrio dei poteri che è così fondamentale per la nostra democrazia, di un'idea delle istituzioni che forse è più radicata tra i nostri cittadini, nel nostro popolo, di quanto tanti colleghi possono pensare. Certamente noi, come Partito Democratico, questa battaglia che adesso stiamo facendo in Parlamento la proseguiremo con la stessa, e forse ancora più, determinazione nel Paese.