Dichiarazione di voto finale
Data: 
Mercoledì, 17 Settembre, 2025
Nome: 
Maria Anna Madia

A.C. 1917-B

 

Governo, io vorrei in queste ore ormai dell'alba mettere in luce tre aspetti di questa sedicente riforma che il Governo sta con prepotenza cercando di imporre anche a questo ramo del Parlamento, e vorrei farlo senza un'opposizione di pregiudizio su quelli che, almeno a parole, sono gli obiettivi di questa norma costituzionale, ma lasciando però agli atti ciò che io penso sia un grave errore che sta compiendo il Governo con la sua maggioranza. Il primo punto è un punto di metodo, il secondo punto è quello che avremmo potuto fare in questo Parlamento se il Governo e la maggioranza avessero voluto procedere verso una riforma della giustizia e non una semplice riforma della magistratura, e il terzo punto è quell'eterogenesi dei fini, già sottolineata da alcuni colleghi, che io temo - vedo qui a rappresentare per il Governo il Vice Ministro Sisto - Vice Ministro, che se così sarà diventerà il peggiore dei suoi incubi se mai gli italiani, ma non credo, non fermeranno poi nel referendum questa modifica costituzionale.

Arrivo al primo punto, dicevo, il punto di metodo. Vede, Vice Ministro, io credo molto nella qualità del confronto politico. Credo che, anche quando a parti invertite noi eravamo al Governo e lei presiedeva una importante Commissione di questo ramo del Parlamento, abbiamo dimostrato insieme quanto importante possa essere un vero confronto politico di qualità, e quando dico vero e di qualità io credo che ci sia un dovere del Governo e della maggioranza di saper cogliere anche dalle critiche opportunità e modalità per migliorare i provvedimenti. Penso davvero, quando ero Ministro, di averglielo dimostrato e voglio dire, voglio lasciare agli atti, che lei ha, in quei mesi, fornito diversi suggerimenti che sono stati suggerimenti importanti per migliorare le riforme che noi abbiamo portato all'attenzione di questo Parlamento, e credo - e questo è un punto importante rispetto agli argomenti che voi avete voluto sottolineare per procedere a forzature continue ed andare avanti su questa norma costituzionale - che riuscire ad affrontare la fatica del dialogo - che certo è una fatica riuscire a cogliere, seppur mantenendo i propri obiettivi, degli aspetti che possono migliorare il punto di partenza - non significhi tradire i propri elettori, rinunciare al proprio programma e cambiare le proprie intenzioni. Io penso che avere nel proprio programma politico delle riforme costituzionali, come voi avete ricordato più volte, non significa e non può significare imporle al Parlamento senza neanche tentare una condivisione più larga, perché questo significa tradire un rispetto sostanziale dell'articolo 138 della Costituzione che però, grazie al cielo, come hanno saggiamente voluto i padri costituenti, darà proprio per questo, proprio per come avete voluto procedere, l'ultima parola - nel caso appunto si andasse avanti con l'approvazione di questa norma - agli italiani. Ecco, io credo che possano esserci riforme costituzionali che all'esito di un dibattito non trovano una maggioranza più ampia, questo è già successo, questo è persino nelle cose perché non ci si può imporre di trovare degli equilibri e degli accordi ma bisogna almeno provarci, perché è all'esito di un confronto che si può capire se era possibile trovare un accordo. Io quello che davvero trovo grave del modo in cui il Ministro Nordio ha voluto impostare la discussione su questa norma è che non è stato un esito il non incontro con le opposizioni, non è stato un esito il non aver accolto alcuni miglioramenti che erano stati proposti. Io penso che la cosa grave e il tradimento sostanziale dell'articolo 138 da parte del Governo e del Ministro Nordio sia stato partire con l'intenzione che questa riforma non poteva essere emendabile, impedendo così al Parlamento di compiere il suo dovere al di là di quello che sarebbe stato l'esito.

Tra l'altro, mi scusi Vice Ministro ma questo io devo dirglielo, sempre provando a dismettere gli abiti di parte e provare a fare insieme a lei un ragionamento calmo, pacato e di merito; tra l'altro, partendo dall'idea che una norma costituzionale non possa essere discussa, né emendabile, e raccontando questa riforma con una scelta comunicativa di attacco continuo alla magistratura che, come dire, voglio ribadirlo in quest'Aula, certamente ha mostrato negli anni difetti e compiuto errori; ma è questo il modo di procedere di un Governo serio rispetto a una norma che deve cambiare la magistratura? È questo l'approccio equilibrato, l'approccio da statisti che è richiesto a un Governo di un Paese che ha la storia dell'Italia per procedere e andare avanti su una norma costituzionale di questa portata? Ecco, io credo che non possa essere così, io credo ai principi della democrazia liberale, ci credo ancor di più in un momento in cui nel mondo la democrazia liberale è in affanno, e penso che proprio in questa epoca storica chi governa ha il dovere non di non arrivare ai propri obiettivi, non di tradire il proprio programma elettorale ma di farlo attraverso un modo che, prima di tutto, rispetti la Costituzione e, lo voglio ripetere, non partendo dall'idea che ciò che si propone non possa essere discusso e modificato.

Vede, Vice Ministro, c'erano altre strade possibili. Io credo che un grande male del nostro Paese - e tutte le parti politiche si sono negli anni macchiate, purtroppo, di questo male - è che ogniqualvolta si procede a un cambiamento, a una riforma, si approva la legge e poi il Governo, dopo, si dimentica di attuare quella riforma e quella legge, di monitorarla e di farne i tagliandi. Ora, perché io dico che c'erano altre strade possibili? Perché il vostro Governo nasce dopo un Governo, il Governo Draghi, che aveva portato avanti tre riforme - una ordinamentale, una penale e una civile - che non erano probabilmente riforme perfette - nessuna riforma è perfetta - ma erano leggi importanti, leggi che erano state approvate non contro qualcuno; leggi che, io credo, meritavano di essere attuate, applicate, monitorate, anche modificate in meglio. Voi, invece, procedendo in questo modo state, di fatto, reiterando quello che è il male di questo Paese che non riesce mai a cambiare perché non riesce mai a portarle avanti, le riforme, e non riesce mai a portare avanti le riforme perché, Vice Ministro, lei è un fine giurista, lei sa molto bene che non è approvare una legge fare una riforma. E allora noi dovremmo, tutti insieme, provare, nel succedersi dei vari Governi, a non lasciare dei grandi incompiuti senza capire il perché sono grandi incompiuti.

Ma questo che cosa vi avrebbe imposto di fare? Vi avrebbe imposto di andare oltre i confini non del vostro programma di governo ma oltre i confini politici ed elettorali dello scambio su cui si regge il patto di legislatura che non è il programma di Governo con cui vi siete presentati ai cittadini ma è, appunto, un patto tra voi tre principali partiti di maggioranza. Finendo, alla fine - mi scusi se glielo dico, sempre a quest'ora dell'alba - per fare di questa legislatura - che sulla carta, nelle migliori vostre intenzioni, doveva essere una legislatura costituente - alla fine, al netto di qualche nuovo reato, senza lasciare alcuna traccia.