Dichiarazione di voto finale
Data: 
Mercoledì, 17 Settembre, 2025
Nome: 
Sara Ferrari

A.C. 1917-B

 

Grazie, Presidente. Sento tutto l'onore e la responsabilità di essere qui, alle 5 del mattino, di questo mercoledì di settembre del 2025, a intervenire su una incursione, che viene operata da parte della maggioranza del Parlamento di questo Paese, a quella che è la Carta fondamentale dei diritti della nostra Repubblica, cioè la nostra Costituzione, quella che è la fonte suprema del diritto nel nostro Paese, a cui fanno riferimento tutte le nostre leggi. Costituzione deriva dal latino constitutio che si riferiva a una legge di particolare importanza perché emanata dall'Imperatore.

La nostra Costituzione, scritta ed emanata dopo il terribile periodo del fascismo, ebbe come obiettivo quello di fondare una nuova Repubblica su valori e principi opposti proprio al fascismo, recuperando e riconoscendo libertà e uguaglianza ai e tra i cittadini. Queste libertà e diritti, uniti alla efficacia dell'azione amministrativa, sono garantiti da una Costituzione che prevede la divisione dei poteri. Era propria ed è ancora propria di Stati assoluti l'arbitrarietà del potere statale che porta con sé.

Dobbiamo risalire al filosofo illuminista Montesquieu per ricostruire il concetto di divisione dei poteri, perché lui fu il primo a parlare di uno Stato non più identificato soltanto con il re, la religione e la ricchezza dei cittadini. Teorizzò che il potere va controbilanciato dal potere stesso per evitare quella degenerazione che ancora oggi vediamo nei regimi autoritari. Questo concetto fu poi ripreso dalla Costituzione americana e fu ripreso anche all'inizio della rivoluzione francese che però poi, rafforzando invece il potere esecutivo, aprì la strada a Napoleone.

Perché ho voluto fare questa brevissima introduzione? Perché noi oggi dobbiamo avere la consapevolezza di essere in un momento particolare della storia del nostro Paese in cui, attraverso incursioni di questo tipo, si va a incidere e ad intaccare principi sui quali è fondato il nostro vivere comune. La nostra Costituzione è basata sulla separazione dei poteri. L'operazione che con questa norma, questa modifica costituzionale, stiamo andando a fare - si chiama: “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” (questo è il titolo dell'operazione che è in corso) - rischia, nel banalizzare un ragionamento sulla divisione delle carriere, di andare a intaccare quella che invece è la divisione dei poteri, cioè di avere, come fine ultimo, un indebolimento dell'autonomia di uno di questi poteri e dell'indipendenza della magistratura, correndo il rischio - l'hanno già argomentato in molti e lo riprenderò anch'io - di andare ad intaccare il potere della magistratura sottoponendolo alle decisioni del potere esecutivo.

Che cosa c'è dentro a questo progetto di legge di revisione costituzionale dunque? C'è una serie di scelte che suonano più come - lo diceva chi mi ha preceduto con un esemplare intervento - una vendetta politica nei confronti della magistratura che un disegno ben preciso e articolato di superamento di problemi oggettivi che il mondo della giustizia italiana oggi ha. Eppure, in questo progetto di legge non c'è nulla che vada a risolvere quelli che sono oggi problemi veri che incontriamo e che tutti i giorni, anche in quest'Aula, andiamo sottolineando. Non ci sono interventi per il superamento del dramma del sovraffollamento delle carceri, accompagnato dalla mancanza di personale, perché non ci sono nemmeno i soldi per risolvere questi problemi. Le ultime leggi di bilancio e anche la prossima appare indirizzata in quella direzione, sono andate riducendo, paradossalmente, gli investimenti in questo campo.

Noi stiamo ragionando di un provvedimento che ha un'importanza fondamentale, perché è, lo dicevamo prima, una norma costituzionale. Eppure, ci è stato detto, non ci sarebbe stato bisogno di una norma di rango costituzionale per intervenire sulla separazione delle carriere. Questa scelta è stata invece voluta, assunta per intervenire sull'organo di autogoverno della magistratura, cioè il Consiglio superiore della magistratura, che qui viene stravolto, diviso, riorganizzato in due consigli superiori della magistratura, uno giudicante e l'altro requirente. Ma non solo, per riorganizzare questo Consiglio superiore della magistratura avete introdotto una modalità di composizione, ma soprattutto di organizzazione, che non è quella decisa dai nostri padri e madri costituenti (che è andata a stabilire una operazione di selezione attraverso l'elezione). E si introduce, invece, un'assegnazione alla sorte, attraverso un sorteggio. E il sorteggio che cosa fa? Il sorteggio sostanzialmente umilia non solo il Parlamento, ma i professionisti, umilia la rappresentatività, la possibilità di costruire un organismo attraverso quello che viene valutato essere il merito. Proprio voi, che avete inventato il Ministero dell'Istruzione e del merito, compiendo un'operazione a mio avviso - da docente lo dico - indegna, perché la scuola, che è uno dei pilastri principali della Costituzione di cui sto parlando e dell'organizzazione della uguaglianza nel nostro Paese, uguaglianza di diritti, di ascensore sociale, di possibilità di realizzazione, viene oggi inserita all'interno del tema del merito, che non può essere misurato, ma che deve poter essere l'obiettivo attraverso il quale si costruiscono i migliori cittadini e le migliori cittadine.