A.C. 1917-B
Grazie, signor Presidente. Mi verrebbe da dire, cari colleghi, che ci siete riusciti. Siete riusciti, a più di trent'anni, a regolare i conti con la magistratura italiana, e con la sua indipendenza, con questo provvedimento. Purtroppo è un'ironia amara quella che mi spinge a pronunciare in quest'Aula queste parole, e avete realizzato questo obiettivo nel modo peggiore possibile, sia nel merito che nel metodo. Nel merito, andando a separare le carriere, andando a sdoppiare i Consigli superiori della magistratura, prevedendo il sorteggio per la nomina dei membri togati del CSM, e nel metodo: beh, il metodo è anche una questione di merito; e con voi, fino all'atto più grave - che è la seduta fiume che avete votato poco più di un'ora fa - ecco, il metodo è anche merito. È anche merito perché andate a intervenire con una riforma costituzionale, andate ad utilizzare lo strumento offerto e previsto dall'articolo 138 della Costituzione. L'articolo 138 della Costituzione che giustamente prevede un procedimento aggravato per la riforma costituzionale, essendo la nostra una Costituzione rigida, e lo prevede però con una modalità che dovrebbe essere profondamente differente da quella che voi avete adottato in questi passaggi, proprio perché formalmente voi avete rispettato alla lettera quelle che sono le procedure dell'articolo 138, peccato che il testo che ci troveremo a votare nelle prossime ore in quest'Aula sia lo stesso, identico, testo uscito dal Consiglio dei Ministri. Avete presentato in quest'Aula un testo blindato, ed è la prima volta per un testo e per una riforma costituzionale, e questo è un atto gravissimo di cui voi vi rendete responsabili. Avete persino evitato di far approvare a quest'Aula un emendamento che prevedeva il riequilibrio di genere nel sorteggio e nella composizione dei futuri consigli superiori della magistratura. Chissà che preoccupazione, che problema esso poneva.
Voi, colleghi, state liquidando questa riforma come un qualunque decreto-legge. Non potete mettere la fiducia giusto perché l'articolo 138 non lo concede, perché forse avreste utilizzato anche quella modalità. Al Senato, addirittura, siete andati in Aula senza relatore, proprio per la fretta di dover andare avanti e di procedere con l'approvazione di questo testo, e lo fate in nome del consueto tragico baratto che anima questa maggioranza: a una forza politica viene data l'autonomia differenziata, ad un'altra viene data la riforma della magistratura e la separazione delle carriere, ad un'altra ancora il premierato. Tutti contenti e soddisfatti, come l'orchestrina che suonava sul Titanic mentre il transatlantico, con i suoi passeggeri, andavano ad inabissarsi. Voi adottate questo provvedimento per colpire un potere dello Stato, appunto la magistratura, che per Costituzione è autonoma ed indipendente e non è responsabile dell'attuazione politica del programma della maggioranza di turno, e lo fate giustificandovi in nome del programma, il programma, appunto, di Governo, che vi ha portato al Governo.
Mi viene in mente il titolo di una canzone che recitava che il vincitore prende tutto. Ecco, questa è la filosofia che ogni volta anima questo Governo. Avete vinto e quindi proprio per questo potete arrogarvi il diritto di prendervi tutto, di occupare tutto, di modificare a vostro piacimento le leggi e l'ordinamento dello Stato perché avete i numeri. Del resto, questa è una modalità di agire delle destre in molte parti del mondo, a cominciare dagli Stati Uniti, a cominciare dal modello trumpiano.
Ma noi, in quest'Aula, in queste notti, siamo qui per ricordarvi una cosa: che chi vince le elezioni e governa certamente può molto, ma in un ordinamento democratico, costituzionale e pluralista non può tutto e soprattutto non può mettere in discussione il principio su cui si regge l'intero ordinamento costituzionale secondo cui ogni potere, a cominciare da quello politico, può essere esercitato solo nelle forme e nei limiti previsti dalla Costituzione.
Questa riforma, nella modalità con cui va a ridisegnare il ruolo del pubblico ministero, lo rende di fatto un soggetto autonomo, un soggetto che ha essenzialmente il compito di suffragare quella che è la propria tesi accusatoria. Oggi il pubblico ministero, in base al nostro codice di procedura penale, può svolgere e deve svolgere indagini anche a favore della stessa persona sottoposta alle indagini. Invece voi, rendendo il pubblico ministero una parte, una parte che deve perseguire esclusivamente l'accusa, rischiate di produrre una seria involuzione di quella figura, riducendo quella che è la sua funzione di parte imparziale e disinteressata a quella invece di una parte che ha il compito fondamentale di accusare e di svolgere quella funzione. Eppure, rispetto a questi ultimi anni, si è avuto già un provvedimento importante, con la riforma Cartabia, di separazione delle carriere. E pensate, lo hanno citato più volte i colleghi in quest'Aula: in un anno si assiste a circa venti passaggi, su 10.000 magistrati, da una carriera all'altra. Ecco, per venti passaggi, per evitare del tutto quei venti passaggi, voi addirittura andate a disturbare la Costituzione e a cambiare la Costituzione. Serviva davvero una riforma per fare questo? Noi pensiamo che questa riforma non fosse necessaria, soprattutto perché è una riforma che spezza l'unità della magistratura, va a dividere il Consiglio superiore della magistratura e svuota il significato stesso della rappresentanza attraverso il sorteggio. Si va verso una strada ignota in cui si moltiplicano i rischi e soprattutto si logora la fiducia dei cittadini e degli operatori nei confronti della giustizia. Questo, sostanzialmente, è un intervento che tradisce la volontà di limitare gli spazi di azione della magistratura, di limitarne la terzietà e l'autonomia, oltre che l'indipendenza, sostanzialmente, rischiando di renderla un mero esecutore burocratico contro il senso stesso della Costituzione. Avete giustificato questa riforma, anche nelle stringatissime righe della relazione che accompagna questo testo di legge, con la volontà di migliorarne l'organizzazione. In realtà, non c'è nulla, in questo testo, che va ad intervenire su quelle che sono le preoccupazioni reali che riguardano l'organizzazione della giustizia, che interessano i cittadini stessi rispetto ad essa. Non c'è nulla rispetto alla velocizzazione dei procedimenti, al rafforzamento degli organici, in particolare negli uffici giudiziari. Oggi, poco lontano da qui, c'è stata una manifestazione dei precari della giustizia. Ecco, il vostro Governo, oltre a tagliare pesantemente le risorse - come la collega Bonafè ha ricordato nell'ultima legge di bilancio - a sostegno del settore giudiziario non ha fatto nulla per stabilizzare i componenti dell'ufficio del processo. Niente rispetto alle assunzioni, agli spazi, ai luoghi. Niente - e lo voglio ricordare - rispetto alle carceri e alla loro drammatica condizione. Attualmente, nelle carceri italiane ci sono più di 15.000 detenuti in più della capienza normale, ci sono condizioni gravi che questo Governo non ha alcuna intenzione di affrontare, e noi lo vogliamo ribadire anche questa notte, in quest'Aula. Un carcere di questo tipo, un carcere così che non riesce a svolgere la sua funzione di risocializzazione, in realtà rischia di creare altro carcere, di creare ulteriore recidiva, e noi continueremo ad insistere e a ricordarvelo in quest'aula, chiedendo più risorse. Più risorse per la giustizia, più risorse per il carcere e non solo quelli che sono i tanto a voi cari interventi repressivi. Voi continuate con la vostra strategia repressiva, partita con il decreto Rave, proseguita con il decreto Caivano, culminata nel decreto Sicurezza che ha impegnato quest'Aula in un'altra seduta, una lunga seduta, fiume. Voi siete convinti che la creazione di nuovi reati, in assenza di azioni e di strumenti preventivi, in assenza del reale rafforzamento delle Forze dell'ordine, possa migliorare quelle che sono le condizioni di vita dei cittadini. Senza un'azione seria che parta anche dalle carceri, in realtà, tutto questo sarà inefficace. Nel frattempo, agitate sullo sfondo, con l'approvazione a marce forzate di questo provvedimento, il referendum costituzionale: il referendum confermativo di questa misura. E lo fate andando a dividere - e questa è una delle cose più gravi di cui vi rendete responsabili - la giustizia. La giustizia non ha bisogno di essere divisa, avrebbe bisogno di essere rafforzata, di essere più efficiente, più accessibile, più giusta.