Dichiarazione di voto finale
Data: 
Mercoledì, 17 Settembre, 2025
Nome: 
Ilenia Malavasi

A.C. 1917-B

 

Grazie, Presidente. Cari colleghi, care colleghe, intervengo anche io e, devo dire, sento tutta la responsabilità della discussione che stiamo facendo su una proposta di riforma costituzionale che abbiamo visto correre con molta fretta, senza dibattito, con una blindatura del testo che in realtà umilia il Parlamento, tanto per i gruppi di opposizione tanto per i gruppi di maggioranza. Ci siamo trovati, infatti, davanti ad un testo inviolabile, così perfetto da rendere inutile il ruolo del Parlamento, dei legislatori eletti dai cittadini. Per la prima volta nella storia della Repubblica una proposta di riforma costituzionale arriva in Aula senza che sia stato approvato neanche un emendamento nelle prime due letture. La cosa che mi ha colpito di più è che non avete nemmeno avuto il coraggio di averci dato la possibilità di modificare il testo per garantire la parità di genere nei nuovi organi, che con il sorteggio non consente nessuna forma di tutela, di garanzia di parità, di merito e di trasparenza: un passo indietro rilevante, gravissimo sulla strada dei diritti delle donne e della loro presenza paritaria negli organi. Del resto, la Presidente del Consiglio aveva chiesto ai suoi parlamentari di non modificare neanche una virgola e così è stato. Di fatto, la Premier è già andata ben oltre la riforma del premierato che ha proposto e ha trasformato la nostra democrazia parlamentare in una specie di autocrazia, in cui lei decide e ha deciso e gli altri obbediscono.

Abbiamo superato ogni record negativo, siamo di fronte a una riforma costituzionale blindata. Abbiamo visto in questi due anni e mezzo continui decreti-legge, oltre 100 fiducie, uno svilimento continuo del Parlamento silenziato, una mancanza delle istituzioni democratiche del nostro Paese. Oggi, parliamo di giustizia e sappiamo bene quali sono le priorità e i bisogni della giustizia italiana: serve potenziare il personale amministrativo, che ogni giorno regge interi uffici con numeri drammaticamente insufficienti; serve rafforzare gli organici dei magistrati, il cui turnover crea scoperture per anni; serve rafforzare le risorse e il personale anche delle Forze dell'ordine; serve digitalizzare davvero, superando le differenze fra i distretti, dotando gli operatori di strumenti che funzionino e che siano efficienti e sicuri; serve sostenere l'accesso alla difesa per tutti, comprese le fasce più fragili, e, in generale, stabilizzare l'organizzazione. Mentre parliamo dei bisogni, questo Governo prevede 500 milioni di tagli per l'intero comparto.

Allora, non raccontiamoci che questa è una riforma utile, perché è una riforma che non affronta in alcun modo i nodi strutturali della giustizia italiana. Non affronta i tempi dei processi, non aumenta la capacità di risposta del sistema, non rafforza gli uffici e non migliora l'accessibilità. È una riforma tutta interna all'ordinamento della magistratura, perché di cosa parla questa proposta di riforma costituzionale? Parla solamente di organi, di assetti, di carriere e lo fa e lo ha fatto senza ascolto, senza confronto, senza nessun disegno organico di quello che oggi servirebbe alla giustizia italiana. Diciamolo, più che una riforma della giustizia è un tentativo di riforma della magistratura. I magistrati, gli avvocati, gli operatori della giustizia chiedono ogni giorno di efficientare il sistema, di supportarli per superare la mancanza dei cancellieri e degli operatori di settore, per velocizzare i processi e i cittadini ci chiedono di velocizzare i processi, di efficientare il sistema. Non troviamo, non abbiamo trovato cittadini interessati alla separazione delle funzioni e delle carriere e noi, intanto, ci occupiamo di altro, ci occupiamo di una riforma costituzionale che in realtà scrive due cose: dividere il CSM e istituire l'Alta Corte. Non c'è nient'altro in questa proposta di riforma che va, però, a cambiare ben sette articoli della nostra Costituzione.

Allora, ci vuole il coraggio di dire la verità ai cittadini italiani: questa non è una riforma della giustizia, è una riforma della magistratura, anzi, una riforma contro la magistratura. Davvero, ci chiediamo: la separazione delle carriere è dunque la panacea di tutti i mali? È davvero questa la riforma che serve per cambiare e migliorare oggi la giustizia? Lo hanno fatto anche altri colleghi e lo ricordo anche io: oggi, solamente lo 0,1 o lo 0,2 per cento dei magistrati cambia funzione e passa da magistratura inquirente a giudicante. Vale dunque davvero la pena fare una riforma costituzionale per questo 0,1 o 0,2 per cento? Il dubbio che questo non sia il vero motivo viene e il sospetto pure. E il sospetto è che il passo successivo rischi di portare la magistratura sotto il controllo dell'Esecutivo: un potere pericoloso, senza contrappesi, irresponsabile, potenzialmente lesivo dei diritti fondamentali dei cittadini, molto più dipendente dalla politica e, stranamente, fortemente voluto da un Governo intollerante verso la magistratura, quotidianamente attaccata quando vengono colpiti gli interessi del potere e del Governo.

Perché ci vuole anche l'onestà di dire che di altri vantaggi in questa riforma non ce ne sono e non li abbiamo sentiti nemmeno dagli esponenti della maggioranza che sono intervenuti, pochi, ma qualcuno ha provato a difenderla. Abbiamo sentito, però, dagli interventi della maggioranza gravissime illazioni e accuse infondate per costruire una propaganda e una motivazione politica strumentale per giustificare questa riforma, perché quando una riforma non è supportata dai numeri, allora, si fa ricorso alla solita propaganda, costruendo una narrazione strumentale e populista. Così abbiamo sentito: questa riforma serve per difendere la credibilità della magistratura, l'autorevolezza, l'autonomia e la terzietà della magistratura stessa; serve per evitare che le nomine siano fatte dalla politica e decise dalle correnti della magistratura, per evitare che la magistratura sia dipendente dalla politica, che le toghe rosse, brutte e cattive, continuino a perseguitare i Ministri di questo Governo. Bisogna, dunque, cambiare la Costituzione che in sé ha quell'equilibrio di poteri che garantisce invece esattamente il contrario. Oggi, abbiamo una magistratura autonoma, seria, competente e indipendente, guidata da un principio di terzietà, come dimostrano i numeri. I dati sono chiari, le percentuali di assoluzione, di accoglimento delle impugnazioni cautelari e di proscioglimento in udienza preliminare dimostrano come oggi i giudici non siano affatto condizionati dai pubblici ministeri.

Dunque, mentre parliamo di riforma costituzionale, mentre costruiamo una narrazione per far dibattere il Paese, il Paese va sempre peggio: i dati dell'occupazione non migliorano, il carrello della spesa costa di più, l'inflazione aumenta, i progetti del PNRR vanno a rilento, i dazi mettono in ginocchio la nostra economia, sei milioni di cittadini italiani non hanno più il diritto alla salute garantito e la sanità va a rotoli. Nel mentre, avevate deciso di abbassare le tasse, ma la pressione fiscale è aumentata; il potere di acquisto delle famiglie è fortemente diminuito; la povertà è in aumento e anche chi lavora spesso non riesce a sostenere la propria famiglia e sul piano internazionale assistiamo a un Governo muto, assente, senza nessun ruolo di primo piano.

Riteniamo tutto questo inaccettabile, perché una democrazia solida non teme i giudici; una politica forte rispetta la magistratura, anche quando le sue decisioni non piacciono. Per tutte queste motivazioni siamo preoccupati e contrari al modo e al tono con i quali questa riforma viene portata avanti, perché insieme ad altre iniziative porta ad uno scontro fra poteri. Al di là dei colori politici, ciò che farà perdere il Paese saranno gli scontri tra la magistratura e la politica e quando è successo non c'è mai stato un buon risultato, perché si crea un clima negativo nel quale la conflittualità cresce e ci rimettono i cittadini. Questa proposta non fa l'interesse del Paese, alla fine ci rimetteranno i cittadini e per questo motivo continueremo a batterci contro una riforma che sovverte i principi della giustizia italiana.