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Sì, grazie Presidente. Colleghe, colleghi - in questo caso soltanto del Partito Democratico visto che la maggioranza è praticamente totalmente assente - io intervengo, Presidente, per esprimere il mio voto contrario a questa, che voi chiamate, riforma della giustizia che nei fatti si occupa solo di separare le carriere tra magistrati requirenti e giudicanti e ne affida l'autogoverno di tutto il sistema della amministrazione della giustizia - quindi della magistratura - al caso, alla casualità, e non alla competenza.
Sarebbe anche una cosa ridicola, perché da nessuna parte succede che si costruiscono organismi di autogoverno con il caso. Da nessuna parte: nelle università, nei sistemi semplicemente di rappresentanza dei cittadini, nei sistemi scolastici ci sono tutti modelli elettivi, figurarsi quello che è uno dei tre poteri dello Stato, uno dei tre poteri costituzionali, una delle colonne più importanti su cui si basa la nostra democrazia liberale. Perché lo faccio da parlamentare che crede nella distinzione dei poteri stabilita dai padri della Costituzione: potere giudiziario, quello legislativo e quello esecutivo.
Voi lo avete detto nei vostri interventi, nei pochi, pochissimi interventi che sono stati fatti dalla maggioranza in sede di discussione generale: la separazione delle carriere servirebbe per evitare l'influenza dei PM sui giudici, per avere un giudice più terzo e la modifica del sistema elettivo del CSM sarebbe la via per scardinare le sensibilità, le aggregazioni culturali, le correnti, come voi le chiamate.
Ma davvero i problemi della giustizia italiana - se foste sinceri anche solo per un attimo - stanno nell'autogoverno della magistratura, cioè in questa parte sulla quale nella quale voi intervenite in maniera così violenta?
Allora proviamo a esaminare questa teoria in maniera oggettiva. Io non prendo neanche in considerazione l'idea che prendere un caffè insieme, o avere l'Ufficio due porte più in là, possa portare all'influenza sulle sentenze che riguardano una causa. Penso anche che - lo ha detto molto bene il mio collega che ha appena finito di parlare - con la riforma condivisa da larghissima parte del Parlamento durante la scorsa legislatura il tema è stato persino affrontato in maniera molto sobria, molto concreta. Il passaggio diretto tra magistratura requirente e magistratura giudicante è sostanzialmente rarissimo, 20 persone su 10.000, mentre sono molto numerose le sentenze difformi, per esempio, tra primo e secondo grado o tra le proposte del PM è quello che decide poi alla fine il giudice. Quindi qual è il problema vero che pensate che ci sia?
Andiamo sull'altro punto, la trasformazione del CSM con due strutture distinte. Questa divisione, questa suddivisione, rafforza l'autorevolezza della magistratura oppure, invece, la ridimensiona? Si riduce o si rafforza l'autonomia della magistratura, che, con questa separazione, ischia di essere eterodiretta? Alla fine, se guardiamo concretamente ai problemi che voi dite di voler affrontare, c'è un'idea di fondo e cioè l'autonomia della magistratura, il fatto che possa parlare nel suo insieme con una voce sola attraverso il CSM - e che il CSM sia presieduto dal Presidente della Repubblica - è per voi molto, molto fastidiosa. La magistratura è fastidiosa quando accusa e poi condanna magari un membro del Governo o della maggioranza, reo di aver reso noti dati e informazioni secretate per usarle contro componenti della minoranza, magari per intimidirli o minacciarli - è successo qualche mese fa - ; è fastidiosa quando pone dei limiti alla politica, magari anche nella legislazione, perché non è vero che fare delle leggi che non siano rispettose delle norme costituzionali è un potere nelle mani della maggioranza del Parlamento, ed è anche fastidiosa se applica la Costituzione quando questa pone dei limiti ai sistemi di garanzia. Ecco, con questa norma che voi ci proponete - siamo alla terza lettura -, emerge questa idea di fondo, cioè il fatto che la tripartizione dei poteri, la separazione dei tre poteri fondanti costituzionalmente definiti deve finire: tutto deve essere concentrato su uno solo di questi poteri, il potere di chi vince. Lo avete già fatto con la cancellazione di fatto del potere legislativo, che è totalmente assorbito in questa legislatura dall'attività dell'Esecutivo: non c'è una legge seria lasciata all'iniziativa parlamentare e persino una riforma costituzionale è stata blindata sin dall'inizio, evento assolutamente nuovo e non previsto - non ci potete dire certamente che questo sia già successo quando noi siamo stati maggioranza -, tra l'altro nonostante le vostre dichiarazioni ufficiali, anche di autorevoli membri del Governo, che le riforme sarebbero state fatte con il lavoro del Parlamento. In questo Parlamento non passano le iniziative della maggioranza, ma solo quelle del Governo, che detta ritmi, vuoti e presenze e priorità. Cancellato il secondo dei poteri, quello legislativo, ora tocca al terzo e l'obiettivo è, anche lì, ridurlo - visto che non può essere cancellato - al controllo dell'Esecutivo, con due colpi assestati molto bene alle basi, cioè la separazione delle carriere, e quindi la disunità del sistema della magistratura e la cancellazione della libertà di espressione del CSM, per la sua perdita di unità e quindi di autorevolezza. Se volessimo guardare invece ai contenuti veri che avremmo dovuto affrontare, il dato è assolutamente evidente: voi non siete entrati in nessuno dei problemi che tocca i cittadini nel funzionamento della giustizia, che fa subire loro ritardi, ingiustizie e l'impossibilità di avere giustizia in tempi certi e in tempi adeguati alla vita civile ed alla vita economica delle imprese. Avete scelto proprio la strada dell'ideologia, rifiutando di guardare ai fatti, anche quando questi sono sotto gli occhi di tutti, perché i fatti raccontano totalmente un'altra urgenza. I fatti sono le condizioni carcerarie e il rispetto della dignità delle persone detenute - anche quando si tratta di qualcuno che ha militato dalla vostra parte vi girate dall'altra parte -; l'incertezza del diritto, che logora i cittadini e le imprese; la lunghezza dei processi, che incide sulla fiducia delle persone e quindi sull'economia; i ritardi della giustizia amministrativa, che bloccano investimenti e servizi. Su questi nodi non c'è un rigo di risposta nella vostra riforma, che definite storica. Non c'è risposta nemmeno sugli abusi delle intercettazioni, come li chiamate voi, sugli eccessi di spettacolarizzazione dei processi - come li chiamate voi -, o sul tema delle porte girevoli tra politica e magistratura. La vostra azione, in questi anni, è stata tra il panpenalismo, - quindi, esagerazione delle pene e risposta alla cronaca, con nuove pene, pene più grandi, talvolta anche ripetitive e squilibrate nel rapporto complessivo -, e la cancellazione di reati semplicemente perché comodi, come l'abuso d'ufficio, generando poi alla fine vuoti normativi e delegittimazione della giustizia, costretta - come è successo a Milano - a perseguire reati in maniera forzata e impropria solo perché non esiste più un reato adeguato a quello per il quale si erano avviate le indagini. Qual è il senso, qual è il motivo del lasciare tutto così com'è, del ridurre i finanziamenti al sistema, del rispettare controvoglia gli impegni presi nel PNRR, del rallentare e complicare le azioni della riforma Cartabia e della sua riduzione all'inutilità?
Semplice: volete far vedere che il sistema è inefficiente, volete far vedere che il sistema giudiziario è in crisi. Ma non volete risolvere questa crisi: applicate all'amministrazione della giustizia, alla magistratura, che però è uno dei poteri fondanti della democrazia liberale nel nostro Paese, la tecnica che usate per i temi della sicurezza, il cinismo con il quale agitate le paure del diverso, dell'immigrazione e della violenza; usate e diffondete un linguaggio violento, per poi dire che lo subite, magari dalle opposizioni; create la paura, per poter dire che la state affrontando, confidando nella distrazione dei cittadini e spesso nella non conoscenza di merito dell'argomento di cui si si tratta. Insomma, per raggiungere l'obiettivo dell'intimidazione della magistratura e della sua destrutturazione non vi fate nessuno scrupolo di modificare la Carta costituzionale, con una modalità svilente per il Parlamento e aggressiva nelle modalità, sino alla cancellazione del dibattito pubblico con questa vergognosa richiesta della maggioranza di seduta fiume, che si aggiunge al “canguro” utilizzato al Senato, semplicemente per partecipare ad un comizio alle elezioni regionali nelle Marche. Intanto, il fuoco divampa in tutto il mondo e il vostro Governo è concentrato a vincere a Pesaro piuttosto che a provare a bloccare la guerra…
. … in Ucraina dovuta a una invasione – concludo, Presidente -, oppure il genocidio in Palestina. Chiudo con un'osservazione politica: mentre qui piegate la carta alla propaganda, vediamo Salvini invocare la separazione delle carriere, ogni volta che viene coinvolto in un processo, e Meloni farne una bandiera identitaria per polarizzare il dibattito. La giustizia non dovrebbe diventare un campo di battaglia personale o un terreno di propaganda; dovrebbe restare.