Dichiarazione di voto
Data: 
Mercoledì, 17 Settembre, 2025
Nome: 
Stefano Vaccari

A.C1917-B

Grazie, signor Presidente. Colleghe e colleghi, lo dico subito: votare “no” a questo provvedimento è un dovere morale e democratico prima ancora che politico e, prima di proseguire in questa lunga maratona di dibattito, è doveroso ricordare ancora una volta a tutti - come ha giustamente stigmatizzato la nostra capogruppo, Braga, ieri sera - che stiamo svolgendo questa seduta fiume perché il centrodestra e la Premier Meloni dovevano essere oggi ad Ancona, ad una manifestazione elettorale per provare a salvare la poltrona del presidente della regione Marche, Acquaroli. Cioè, dopo aver annunciato in pompa magna nelle due precedenti letture che si stava per approvare la riforma costituzionale che avrebbe risolto i problemi della giustizia italiana, nella settimana, questa, calendarizzata per approvarla, senza scadenze imminenti, la destra ricorre alla seduta fiume per avere il tempo, oggi, da dedicare ad una campagna elettorale regionale dalla quale, evidentemente, dipende il futuro del Paese o forse della Premier e della sua maggioranza, perché se perderanno le Marche gli scenari futuri politici potranno cambiare.

Premesso questo, è proprio il caso di dire che, dagli esponenti del centrodestra che si sono degnati di intervenire nella prima parte di questo dibattito, abbiamo ascoltato tutto e il suo contrario. Accuse infondate alle opposizioni, alla magistratura e alle fantomatiche toghe rosse, ancora una volta. Pluricitazioni del dottor Palamara, come se fosse il novello Tommaso Buscetta sulle correnti interne al CSM, additando le correnti stesse come il problema dei problemi della giustizia italiana, incuranti invece dei veri problemi di cui ci sarebbe stato bisogno di discutere per rendere più efficiente, imparziale e giusto il sistema giudiziario e garantire così a tutti i cittadini i diritti stabiliti nella Costituzione, nata ottant'anni fa dalla guerra di liberazione dal nazifascismo. E invece, no. Dei problemi veri non avete voluto discutere perché non sapevate cosa dire e soprattutto quale soluzione proporre ai problemi dei cittadini per superare la lentezza, per abbassare i costi inaccessibili per tante famiglie, per affrontare la carenza di personale soprattutto amministrativo. Cosa fare del processo telematico in tilt, della giustizia sul lavoro, delle carceri sovraffollate, inumane e dove viene negata la dignità umana. La cosa più grave è che avete negato il confronto su questi problemi non solo alle opposizioni in Parlamento, dove questo confronto dovrebbe svolgersi sempre.

Invece voi procedete da tre anni con la decretazione d'urgenza su ogni passo che fate e lo calpestate sistematicamente. Il problema è che avete negato il confronto anche agli operatori della giustizia e alle categorie interessate, e non avete nemmeno letto le memorie consegnate dagli auditi, che in tanti vi hanno detto “discutiamo e correggiamo senza forzature”, come invece avete voluto fare. E vi siete arroccati nel vostro fortino di arroganza per difendere con le unghie e con i denti l'accordo di potere dentro la maggioranza. Quello che ha barattato questo obbrobrio di riforma voluto da Forza Italia con la riforma dell'autonomia voluta dalla Lega e con il premierato del partito di Giorgia Meloni. E il bello di questa vicenda è che in quest'Aula, qualche ora fa, abbiamo ascoltato la verità vera su questa riforma per ammissione ed esplicitazione di alcuni esponenti della maggioranza, che hanno candidamente affermato che questa riforma è stata fatta per combattere le correnti politicizzate dentro la magistratura, per spaccarla e indebolirla, e quindi sottoporla al potere politico, con tanti saluti all'autonomia, all'indipendenza e alla terzietà di cui vi siete riempiti la bocca in modo ipocrita finora.

La stessa operazione la state facendo con l'informazione, attraverso iniziative giudiziarie contro giornali e giornalisti, considerati di parte o contro trasmissioni d'inchiesta come Report. Sono querele bavaglio nei confronti di chi non si piega ai vostri voleri.

 In questo dibattito ci avete dato ragione implicitamente quando vi dicevamo, nelle due precedenti letture, che si trattava di uno scalpo ideologico, di un intervento fuori tempo massimo sulle carriere dei magistrati che separate lo sono già dalla riforma Cartabia, che ha prodotto meno dell'un per cento di passaggi dei pubblici ministeri alla funzione di giudici e ancora meno nei passaggi inversi, a riprova della falsità delle vostre vere intenzioni. E a proposito della legge Cartabia vi chiediamo: perché non avete fatto la legge applicativa prevista dall'articolo 1, comma 9, “per garantire l'efficace e uniforme esercizio dell'azione penale, nell'ambito dei criteri generali indicati dal Parlamento con legge, individuando criteri di priorità trasparenti e predeterminati, da indicare nei processi organizzativi delle procure della Repubblica”?

Ve lo diciamo noi perché non lo avete fatto. Perché era troppo complicato per voi fare una cosa semplice e lineare, perché dovevate fare la fatica di discutere e confrontarvi per scrivere quella legge con chi avete coperto di insulti e calunnie, con chi volete rendere più deboli e controllabili. Quei magistrati verso i quali avete riversato accuse infamanti con una sete di vendetta senza precedenti, per demolire uno dei poteri autonomi e indipendenti dello Stato e che per questo, nel corso degli ottant'anni che ci lasciamo alle spalle, ha saputo garantire la libertà e i diritti dei cittadini.

Certamente, si tratta di persone che, nell'esercizio delle loro funzioni, hanno commesso anche errori a danno degli imputati, ma voi avete preso a pretesto questi casi per buttare il bambino con l'acqua sporca, per fare una riforma da soli senza confrontarvi con nessuno e che, come tutte le altre riforme fatte prima solo dalle maggioranze che governavano, non avrà vita lunga e non durerà e peggio, spaccherà il Paese in modo ideologico il prossimo anno al momento del referendum.

Avete avuto persino il coraggio di motivare la vostra scelta sciagurata dicendo che l'attuale assetto sul ruolo del pubblico ministero sia lacunoso. E così, avete proposto di separarlo, allontanandolo e contrapponendolo alla figura del giudice e della difesa. In sostanza, avete evidenziato una patologia e, anziché contenerla, curarla o contrastarla, l'avete fatta diventare una regola generale dell'ordinamento, con il risultato di una concentrazione inaccettabile di potere, rispetto all'esigenza invece di produrre una migliore integrazione di un sistema plurale. A dimostrare che a voi non interessa nulla dei problemi veri della giustizia italiana ci sono pure i numeri veri, quelli del bilancio dello Stato, che voi avete scelto di scrivere con scelte politiche precise, e che raccontano che, da quest'anno al 2027, verranno tagliati 500 milioni di euro. Ciò, a fronte di un sovraffollamento carcerario non più tollerabile per un Paese civile e democratico, che ha raggiunto nel 2024 oltre il 133 per cento della capienza regolamentare, e che porterà a una sicura multa dall'Unione europea, con un aumento dei suicidi, degli atti di autolesionismo e dei reati violenti ai danni della Polizia penitenziaria.

Ecco, a fronte di tutto ciò, avete messo pochi spicci su progetti già pensati da chi governava prima di voi. E vi siete dimenticati colpevolmente alcuni interventi su penitenziari in grande sofferenza, come quello di Modena, dove sono stipati come sardine 590 detenuti a fronte di 280 posti regolamentari, dove il personale in servizio è sotto organico da tempo e non è in grado di garantire i servizi minimi, dove questa estate la temperatura nelle celle all'ultimo piano ha raggiunto i 50 gradi, perché l'impianto elettrico non regge nemmeno l'aggiunta di un ventilatore e i detenuti, grazie solo all'impegno di personale della Polizia penitenziaria, venivano fatti sostare a turno nella sala del teatro perché era l'unica con l'aria condizionata oppure sotto i nuovi nebulizzatori installati nelle zone comuni.

Perché non ci fate una visita anche voi, cari colleghi, nelle carceri italiane? Invece di pontificare sul nulla e aumentare ogni giorno dei reati per la repressione del dissenso, che rischiano di ingrossare ancora inutilmente le carceri. Noi del Partito Democratico ci siamo andati più volte dall'inizio della legislatura e anche prima. Vi abbiamo incalzato in modo concreto sugli interventi da fare, ma ve ne siete usciti con la nomina di un commissario che ha prodotto un Piano carceri insufficiente e tardivo per le soluzioni che propone. Vedete, in un mondo complesso come quello in cui viviamo, sempre più caratterizzato dalla sovrapposizione delle fonti e dalla sfida dell'interdisciplinarità dei saperi, la strada per migliorare il servizio giustizia è assicurare maggiore qualità della giurisdizione, sembra esattamente opposta a quella che si vorrebbe perseguire con la frammentazione della magistratura.

Ed ecco perché, con grande convinzione, voteremo “no” a questa riforma.