Dichiarazione di voto
Data: 
Mercoledì, 17 Settembre, 2025
Nome: 
Vinicio Peluffo

A.C. 1917-B

Grazie, Presidente. Colleghi deputati, rappresentanti del Governo, Ministro Nordio, oggi sentinella solitaria di una maggioranza che ha abbandonato l'Aula nei giorni di discussione di una riforma costituzionale che avete definito tanto importante, ma che poi non avete il coraggio di difendere nella dialettica parlamentare. Non è la prima volta che questo Governo e questa maggioranza scappano dal confronto, non è la prima volta che vilipendono con arroganza e prepotenza le istituzioni repubblicane. Il confronto su questa modifica scellerata della Costituzione non si esaurirà con i nostri interventi, ma proseguirà nel Paese e sono convinto che i nostri concittadini puniranno la vostra tracotanza.

Il Partito Democratico ha fortemente contrastato questo provvedimento, ha votato “no” in prima lettura, farà lo stesso in questa seconda lettura di un disegno di legge costituzionale che modifica il Titolo IV della Costituzione, con l'obiettivo di separare le carriere dei magistrati intervenendo su diversi articoli della Costituzione - 87, 102, 105, 106, 107 e 110 -, prevedendo una separazione della funzione giudicante da quella requirente e istituendo due distinti organi di autogoverno della magistratura.

Le numerose critiche che abbiamo espresso riguardano sia il modo attraverso il quale si è giunti all'approvazione di questa modifica della Costituzione, sia il merito delle modifiche contenute all'interno della riforma, sia infine il contesto dello stato di salute della giustizia italiana all'interno del quale viene calata la riforma.

La vera urgenza su cui intervenire sarebbe esattamente questa, perché la giustizia italiana nel suo insieme soffre di numerosi e gravi problemi. Il Governo Meloni con l'ultima legge di bilancio ha previsto tagli per 500 milioni di euro all'intero comparto nei prossimi due anni.

C'è una strutturale carenza di organico, mancano i magistrati, le udienze del giudice di Pace vengono fissate ormai al 2030, il processo telematico è in tilt, i cittadini e le imprese che chiedono giustizia devono affrontare il calvario della lentezza dei processi. Le carceri sono sovraffollate con punte superiori al 130 per cento rispetto alla capienza prevista e i suicidi - tra detenuti e la Polizia carceraria - che nel 2024 hanno superato ogni record continuano in maniera ancora peggiore nel corso di quest'anno.

Rispetto ai problemi che affliggono la giustizia italiana la riforma del Governo Meloni non fa assolutamente nulla e non porterà alcun beneficio, alcun miglioramento. Non investe risorse, non velocizza i processi, non allevia la situazione nelle carceri, non porta alcun beneficio per cittadini e imprese.

Vi siete sottratti al confronto su questi incontrovertibili dati di fatto e avete scelto di procedere con un metodo inaccettabile, presentando un testo che - come ha dichiarato lei stesso Ministro - è blindato fin dalla prima lettura, chiuso, impermeabile a qualunque apporto sia da parte dell'opposizione che da parte della maggioranza. Una blindatura che non ha precedenti, che è contraria allo spirito dei costituenti, che mostra una concezione della stessa democrazia preoccupante. Si decide di modificare la legge fondamentale dello Stato non solo a colpi di maggioranza, ma addirittura respingendo a priori qualunque emendamento, qualunque modifica, qualunque correzione e tutto questo è inaccettabile.

Per quanto riguarda il merito, la separazione delle carriere di fatto già esiste. Con le riforme della precedente legislatura - con la riforma dell'allora Ministra Cartabia - è possibile già un solo passaggio in tutta la carriera, da effettuarsi nei primi 9 anni della stessa carriera. Si parla di circa 20 passaggi all'anno su 10.000 magistrati, quasi sempre dalla carriera di pubblico ministero a quella di giudice. Lo ha ricordato poc'anzi Elly Schlein, che meno dell'1 per cento dei pubblici ministeri passa alla funzione di giudice, ancor meno sono i giudici che passano alla funzione di pubblico ministero.

Serviva una riforma costituzionale per affrontare questi 20 passaggi all'anno? La verità è che sfregiate la Costituzione con un intervento fuori tempo massimo sulle carriere dei magistrati, per il patto politico scellerato e velleitario di questa maggioranza, in cui ogni forza politica si è intestata una bandierina ideologica. Questa sui giudici Forza Italia, la riforma dell'autonomia per la Lega, quella del premierato per Fratelli d'Italia.

L'autonomia differenziata è impantanata, il premierato al giorno del mai e anche questa riforma subirà lo stesso destino. È la vostra hybris che vi condanna al fallimento, che svilisce le istituzioni e blocca il Paese.

Al fondo, con questa riforma, non volete separare le carriere - cosa nei fatti già in essere - piuttosto separare la magistratura, spaccarla in due e dunque indebolirla. C'è in voi un intento punitivo nei confronti della magistratura. Come ha detto intervenendo in Aula la collega Simona Bonafé, questa riforma che prevede due CSM ha un solo obiettivo: quello di dividere l'ordine giudiziario e indebolire l'autonomia e l'indipendenza della magistratura.

Il risultato sarà quello di creare una casta separata di procuratori autoreferenziali, con un proprio CSM di riferimento, e allora lì sarà ineluttabile: prima o poi una forma di controllo, diretto o indiretto, del potere esecutivo sulla pubblica accusa, come succede in tutti i sistemi che prevedono il PM separato dai giudici.

Peraltro, con questa riforma, cade qualunque vostra parvenza garantista perché si rischia di ottenere esattamente il risultato opposto, con la creazione di un super PM, un accusatore di professione, sganciato dal resto della magistratura con a disposizione l'intero apparato della Polizia giudiziaria senza più controllo alcuno se non quello eventuale - e a quel punto probabile - del potere politico e così si arriverà alla fine del principio che prevede l'obbligatorietà dell'azione penale. Verrà deciso, a livello politico, quali reati perseguire e quali no, dove concentrare le attenzioni e dove invece ridurle.

Lo ha ricordato la collega Debora Serracchiani intervenendo in Aula: “voi, che volete, in qualche modo, indebolire i PM li renderete ancora più forti e saremo qui a discutere - diceva Debora Serracchiani - di come compensare quella forza. E l'unico modo che si è trovato nelle altre democrazie per compensare quella forza è mettere il pubblico ministero sotto l'Esecutivo”.

Presidente, in conclusione, mi lasci ricordare le parole di uno dei tanti auditi nel ciclo di discussione in Commissione, il consigliere della Corte di cassazione Enrico Scoditti, che ha rilevato come “la separazione delle carriere giudicante e requirente ha nel contesto dell'ordinamento italiano un effetto controintuitivo rispetto” ai principi del costituzionalismo liberale “perché è in grado di creare l'effetto indesiderato di una concentrazione di potere con tendenze centrifughe, rispetto all'integrazione” di un sistema che è e deve rimanere plurale.

E ancora mi lasci ricordare l'insegnamento del professor Vittorio Grevi, un altro dei padri del codice di procedura penale, il quale era convinto che “la separazione delle carriere avrebbe finito per condurre alla configurazione di un corpo di magistrati […] fortemente arroccati all'interno del ruolo funzionale del PM. Un corpo di magistrati inquirenti autoreferenziali, cui sarebbe preclusa ogni possibilità di scambio di cultura e di esperienze con gli ambienti dei magistrati assegnati alla funzione giudicante, con un pericolo da parte degli stessi di acquisizione di una mentalità propensa ad appiattirsi sullo schema mentale tipico della polizia giudiziaria, cioè un PM a avocazione fatalmente colpevolista”.

Una riforma sbagliata nel merito e nel metodo, che non risponde alle esigenze del sistema giustizia e che non corrisponde alle priorità degli italiani, per questo voteremo contro.