A.C. 2573
Grazie, Presidente. Gentili colleghi, il disegno di legge in esame, approvato dal Senato il 25 novembre scorso, reca una serie di disposizioni tese a disciplinare i rapporti fiscali tra Italia e Taiwan, con la particolare finalità di eliminare le doppie imposizioni, che penalizzano il pieno sviluppo delle relazioni economiche e commerciali tra i due Paesi, nonché di agevolare l'inclusione del territorio predetto all'interno delle cosiddette white list, previste dalla legge n. 244 del 2007, e favorire una più efficiente cooperazione, tesa ad assicurare un adeguato scambio di informazioni in materia fiscale per il contrasto all'evasione.
Con riguardo al problema della doppia imposizione, va innanzitutto rilevata la specifica peculiarità connessa alla mancanza di riconoscimento di Taiwan, come era già stato appunto accennato, quale entità politica autonoma. Il nostro Paese, infatti, nel quadro di indirizzo della One China Policy ed in coerenza all'appartenenza all'insieme degli Stati membri, non riconosce Taiwan come uno Stato sovrano ed in ragione di ciò, stante l'impossibilità di perfezionare una convenzione internazionale ad hoc per la conseguente assenza dei rapporti a livello diplomatico, ha ritenuto di procedere attraverso l'approvazione di norme interne concordate reciprocamente tra i due Paesi e aventi l'effetto giuridico finale di autodelimitare l'ambito della potestà impositiva nazionale, attesa l'adozione, ovviamente, da parte di Taiwan di una regolamentazione interna dai contenuti analoghi.
È questo il motivo, dunque, per cui il Parlamento è chiamato ad approvare un vero e proprio testo legislativo e non a ratificare un accordo internazionale, così come avviene in tutti gli altri casi in materia di scambio di informazioni finanziarie e di doppia imposizione. Questa soluzione è stata, peraltro, già fatta propria da altri Paesi dell'Unione europea, come, ad esempio, il Regno Unito nel 2002 e la Germania nel 2012, secondo uno schema elaborato in ambito OCSE.
Il nostro Paese arriva dunque – e purtroppo come troppo spesso accade – in ritardo. Un ritardo che dobbiamo velocemente recuperare alla luce dell'importanza di Taiwan dal punto di vista industriale e commerciale, ed in vista dell'obiettivo di mettere l'Italia in linea con gli altri Paesi europei nelle opportunità di partnership e scambi con Taiwan. Ma, per meglio comprendere l'importanza di questo provvedimento, da cui discende l'auspicio di una sua rapida approvazione, è utile ricordare come Taiwan ricopra un ruolo strategico per gli equilibri economici internazionali con il sud-est asiatico, trovandosi al centro degli scambi commerciali mondiali, svolgendo un ruolo preminente nel settore della produzione di computer, dell'elettronica di consumo, di motocicli, macchinari e componenti auto, intrattenendo rapporti economici molto rilevanti con gli altri Paesi europei, nonché un gigantesco interscambio commerciale bilaterale con la Repubblica popolare cinese pari a circa 120 miliardi di dollari annui.
Pechino risulta, infatti, il principale partner dell'isola per le sue esportazioni, e ciò costituisce indubbiamente un potenziale moltiplicatore del mercato interno taiwanese, offrendo all'Italia un ulteriore vantaggio dall'infittimento dei rapporti reciproci commerciali. Taiwan possiede un'economia prospera, tra le prime venti al mondo, e in continua crescita, il cui PIL pro capite è assimilabile a quello dei Paesi del Nord Europa, con un alto livello di competitività ed una forte capacità di innovazione.
Il volume di interscambi che Taiwan intrattiene con l'Europa ammonta a circa 40 miliardi di euro, di cui l'Italia assorbe una porzione di circa 3,8 miliardi, pari a circa il 7 per cento del volume complessivo, attestandosi al quinto posto come partnereconomico commerciale. Proprio nella prospettiva di crescita del volume dei nostri rapporti con il territorio di Taiwan, è utile sottolineare come le due economie presentino profili di complementarità interessanti, che potrebbero costituire reali opportunità di sbocco per i mercati delle nostre imprese, soprattutto in riferimento al settore agroalimentare, a quello turistico, della moda e arredamento, e dei beni di lusso.
Diversi marchi italiani sono già presenti su quel territorio, ma è necessario rendere il sistema di relazioni maggiormente competitivo e forte. Da qui l'importanza di regole di trasparenza finanziaria e di interscambio informativo, e, al tempo stesso, di regole che evitino alle imprese di Taiwan che lavorano con l'Italia e a quelle italiane che lavorano con Taiwan di pagare le imposte per due volte. Come sappiamo, la crisi che ha investito il nostro Paese è stata in gran parte alimentata dal calo progressivo della domanda interna e, in questo contesto, la quota di export ha impedito al nostro sistema economico, strutturato, per la grande maggioranza, su piccole e medie imprese, di subire un crollo ancora più grave.
Da qui l'importanza ulteriore, rispetto ad una situazione di domanda interna ipotetica soddisfacente, che non c’è oggi, ovviamente, di adottare tutti quei provvedimenti che rendano realistica la prospettiva di un panorama di mercati esteri più stabile ed ampio a vantaggio delle nostre imprese, che potranno meglio cogliere le opportunità industriali e commerciali in un quadro normativo chiaro e semplificato. Gli operatori economici e finanziari di Taiwan guardano con attenzione all'Italia e ai prodotti del made in Italy, e sono interessati ad effettuare investimenti nel nostro Paese, anche grazie alla forte liquidità di cui dispongono. È preciso dovere nostro, dunque, fornire mezzi idonei alle imprese affinché possano esprimere appieno tutto il loro potenziale di crescita.
Un'impresa italiana sana e intraprendente, che decide di porre in essere rapporti di interscambio con altri Paesi e di investire in tal senso, impegnando risorse finanziarie, umane, materiali ed immateriali proprie, ha non solo il bisogno fondamentale di sapere con certezza quante e quali tasse dovrà pagare, ma deve essere messa nelle condizioni di poter competere legalmente in un ambiente in cui lo Stato impiega tutti gli strumenti a sua disposizione per combattere la concorrenza sleale legata al fenomeno dell'evasione e dell'elusione fiscale transnazionale.
Proprio in questo contesto, la disciplina in corso di approvazione rafforza la cooperazione per lo scambio di informazioni e la trasparenza, dando continuità al percorso di politiche già intrapreso nel contesto di indirizzo del semestre europeo a presidenza italiana, di cui quest'ultima è stata promotrice. Politiche, Presidente, che hanno portato il Consiglio all'adozione di una direttiva che punta all'estensione del campo di applicazione dello scambio automatico di informazioni in materia tributaria a interessi, dividendi e redditi di natura finanziaria, con l'obiettivo di ostacolare coloro i quali portano capitali o beni all'estero per sfuggire al pagamento delle imposte nel Paese in cui dovrebbero legittimamente essere corrisposte.
Il tema dell'Europa ci deve essere particolarmente caro: è la casa che stiamo costruendo per il futuro delle nuove generazioni e dobbiamo impegnarci a regolamentare tutte quelle situazioni di squilibrio che allontanano i cittadini dalle sue istituzioni. La lotta all'inviolabilità del segreto bancario, che fino ad oggi ha, purtroppo, riguardato anche Paesi dell'Unione, è oggi ad un punto di svolta. Svizzera, Andorra, Liechtenstein, Monaco e San Marino stanno tutti pian piano abbandonando il segreto bancario, affinché si realizzi davvero un sistema unificato di scambio di informazioni e perché non si veda più un'Europa in cui un Paese abbia la facoltà di far pagare un prezzo per l'anonimato ai soggetti non residenti.
Trasparenza nelle informazioni, dunque, che si deve accompagnare a processi di tracciabilità da un lato e di armonizzazione fiscale dall'altro. Nel 2014, su forte iniziativa italiana e tedesca, G20 e Unione europea hanno approvato i nuovicommon reporting standard che mettono fine al segreto bancario a partire dal 2017 e che possono esser anticipati da accordi bilaterali, come quelli che il nostro Paese ha recentemente concluso con vari altri Paesi, primo fra tutti la Svizzera. Durante il 2015 dobbiamo spingere affinché con lo stesso schema la comunità internazionale faccia proprio nuove regole che contrastino l'elusione fiscale internazionale, quella che permette alle società multinazionali di nascondere i guadagni e basi imponibili, nell'ambito del progetto OCSE, il cui acronimo è BEPS, base erosion and profit shifting. Anche in questo caso, Italia e Germania sono alleate nell'imprimere la spinta politica alle diverse istituzioni internazionale. Si tratta di un fatto interessante, da valutare con attenzione: mentre su altre dossier di politica economica europea Italia e Germania tendono ad avere posizioni diverse, sul dossier fiscale, invece, tendono ad essere alleate. Ciò deriva dal fatto che Italia e Germania sono i due principali Paesi europei nel campo delle produzioni e dell’export industriale manifatturiero. Ma questo dato di fatto invita anche tutti noi, sia in Italia, che in Germania, a non dare una lettura nazionalistica dei conflitti politici tra il nostro Paese e la Germania, una lettura che è troppo spesso, propagandata in tutti e due Paesi, sta avvelenando il clima delle opinioni pubbliche in un modo fortemente deleterio. È facile raccogliere qualche voto in più Germania, parlando male dell'Italia, così com’è facile raccogliere qualche voto in più in Italia, parlando male della Germania, ma così facendo non si rende un buon servizio né alla Germania, né nel nostro Paese, i quali hanno entrambi bisogno di procedere verso una costruzione europea più solida, più orientata alla crescita economica e sociale e più solidale.
Tornando a Taiwan, Presidente, con l'approvazione definitiva di questa legge, che questa Camera ha da oggi in seconda lettura, l'Italia si mette in linea con tutti gli altri Paesi che intrattengono relazioni industriali e commerciali normali e trasparenti con un territorio che, pur non avendo, per nostre legittime e comprensibili scelte diplomatiche, il riconoscimento di Stato nazionale, ha uno dei più dinamici potenziali produttivi e imprenditoriali del mondo. Nell'auspicio che anche per questa strada, e cioè con lo sviluppo di ordinate relazioni finanziarie e imprenditoriali, possa camminare un percorso di soluzioni pacifiche e consensuali per gli storici conflitti politici che coinvolgono quell'area del mondo.