Data: 
Lunedì, 27 Aprile, 2015
Nome: 
Andrea Ferro

Vai alla scheda della mozione

 

Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, onorevole Giacomelli, sottosegretario allo sviluppo economico, Poste italiane è la più grande infrastruttura di servizi in Italia: ben 32 milioni di clienti. 
Siamo di fronte a un grande patrimonio pubblico, perché le quote di Poste italiane, che è una società per azioni, sono per il 65 per cento in mano allo Stato e per il 35 per cento in mano a Cassa depositi e prestiti, quindi ancora in mano allo Stato. 
È una grande potenzialità: 11 controllate, 123 mila lavoratori e nel 2013 ricavi importanti, 29 miliardi, con un utile netto di 212 milioni di euro. Soprattutto, è molto importante il dato del totale dei risparmi amministrati, che ammonta a 459 miliardi di euro. Quindi, siamo di fronte a un grande patrimonio del Paese. 
C’è un quadro di discussione avanzato sul processo di privatizzazione, che avverrà entro il 2015 e riguarderà certamente non oltre il 40 per cento delle quote. C’è, poi, un quadro di un processo di armonizzazione e di liberalizzazione del mercato postale, completato dalla direttiva europea n. 2008/6/CE, recepita con il decreto legislativo n. 58 del 31 marzo 2011. Questo ha determinato progressivamente l'erosione certamente dell'area dei prodotti universali, riservata ai fornitori del servizio stesso. 
Per ogni anno Poste è tenuta a presentare all'Autorità garante per le comunicazioni, all'Agcom, l'aggiornamento del piano di realizzazione delle strutture che non garantiscono condizioni di equilibrio economico. Il 29 settembre 2014 è stato presentato il piano per il 2015, che prevede la chiusura di 445 uffici postali e la rimodulazione degli orari in oltre 600 uffici postali. 
Noi apprezziamo il lavoro del Governo, anche nelle mozioni che sono state presentate al Senato. L'onorevole Giacomelli ha dimostrato sensibilità e cultura istituzionale, da una parte, e, dall'altra parte, rispetto dei territori e delle necessità di chi ha più bisogno. Nel piano di Poste del 29 settembre sono previsti interventi che devono essere definiti nel pieno rispetto del servizio universale e dei vincoli di distribuzione degli uffici postali. Criteri di distribuzione dei punti di accesso alla rete postale pubblica sono nel decreto ministeriale del 7 ottobre 2008 e la delibera dell'Agcom n. 342 del 2014 specifica ancora meglio i vincoli e i criteri, con le distanze massime fra gli uffici e i luoghi di residenza, l'obbligo di operatività di almeno un ufficio nel 96 per cento dei comuni italiani, il divieto di soppressione di uffici postali che siano presidio unico sul territorio comunale ed un orario minimo di tre giorni e 18 ore settimanali. 
La delibera Agcom integra ulteriormente tali criteri, dettati dal Governo, nel divieto di chiusura di uffici ubicati in comuni qualificati nel contempo rurali e montani, a meno che non ci sia la presenza di più di due uffici ed un rapporto utente-abitante per ufficio postale inferiore alle 800 unità nonché il divieto di chiusura degli uffici di presidio unico delle isole minori. 
È chiaro che la nostra mozione, la mozione che abbiamo presentato, dice chiaramente che Poste italiane deve conciliare, da una parte, una rete efficiente e capillare e, dall'altra parte, una gestione efficiente e che sani le diseconomie. In un contesto anche di evoluzione normativa nel quadro della privatizzazione di Poste italiane, è chiaro che va preservato il servizio universale e va assolutamente concepita una governance aziendale, una capacità dell'azienda di stare sul mercato e nei territori che tenga dentro, da una parte, i servizi universali, soprattutto nei territori e nei comuni montani, dove c’è più difficoltà, e, dall'altra parte, certamente un'azienda che sta pienamente e modernamente sul mercato, in termini europei e mondiali. 
Bisogna mettere in campo servizi ulteriori e opportunità di servizio alternative, da questo punto di vista. La fase sperimentale del postino telematico è un fatto importante e vanno messe in campo tutte le misure, anche di formazione e di conoscenza del servizio, che lo possono far crescere e che lo possono far diventare una realtà vera di un servizio nuovo e innovativo nel quadro del servizio postale italiano. 
Tuttavia, Poste italiane recentemente ha intrapreso un processo di internalizzazione del servizio recapiti e ha ridotto il numero delle agenzie di recapito e il numero di città coperte dal servizio stesso, tra l'altro provocando la chiusura di molte aziende, e quindi la perdita di posti di lavoro, e, dall'altra parte, assumendo 8 mila persone a tempo determinato. Quindi, da una parte, si perdono posti di lavoro che rappresentano un'esperienza, un know-how, e, dall'altra parte, si assumono 8 mila persone a tempo determinato. 
È chiaro che questo fa perdere qualità e fa perdere la possibilità che Poste italiane possa continuare ad essere un punto di riferimento per il servizio universale in tutta Italia. Il piano strategico di Poste italiane 2015-2019, esposto dall'amministratore delegato, dottor Francesco Caio, alle Commissioni della Camera dei deputati e del Senato, persegue un obiettivo di sostenibilità di lungo periodo, bilanciando la propria missione di azienda sociale e di mercato in un contesto di profonda discontinuità. Impone l'accelerazione su investimenti e innovazione, la fornitura del servizio postale universale, il mantenimento dei livelli occupazionali, la formazione e il rinnovamento delle competenze. 
Del resto, nell'articolo 18 del disegno di legge sulla concorrenza, approvato dal Consiglio dei ministri e in discussione alle Camere, si intende abrogare, dal 10 giugno 2016, l'articolo 4 del decreto legislativo 22 luglio 1999, n. 261, liberalizzando il servizio di notifica a mezzo postale degli atti giudiziari e delle violazioni al codice della strada. Poste italiane perderà uno storico monopolio e deve mettere in campo una nuova capacità di stare sul mercato. 
Naturalmente, il disegno di legge sulla concorrenza, in questo quadro, è una condizione determinante e funzionale alla privatizzazione di Poste. Nel frattempo, Poste, su sollecitazione del Governo e del Parlamento, e con un ruolo importante – lo ringrazio ancora – del sottosegretario Giacomelli, ha rinviato l'attuazione del piano che comporterebbe la chiusura di 445 uffici. Noi, nella nostra mozione, chiediamo alcuni impegni al Governo, coerentemente con l'azione del sottosegretario e di tutto il Governo, che, in questi mesi, è stato un punto di riferimento importante. 
Innanzitutto, chiediamo di garantire, anche e soprattutto in vista della privatizzazione, la sostenibilità economica del servizio universale postale e la valorizzazione di tutti gli asset di Poste italiane. Ancora, chiediamo di valutare l'impatto sociale del piano di razionalizzazione 2015-2019. Infatti, io vengo dalla valle dell'Aniene, dalla parte montana della provincia di Roma: in molti piccoli e piccolissimi comuni gli amministratori sono assediati, e noi, come parlamentari, siamo assediati, da questo piano di chiusura. 
Siamo di fronte a un modello di sviluppo sano dell'Italia di piccoli e piccolissimi comuni, comuni montani, pedemontani e rurali, e di una popolazione che va sempre più impoverendosi. Siamo di fronte a comuni e a popolazioni che tengono una grande possibilità di governo del territorio, perché quelle sono zone determinanti anche per le grandi metropoli, anche per l'area metropolitana di Roma (quello che dicevo dei piccoli e grandi comuni dell'area metropolitana). 
Noi dobbiamo continuare a pensare che quei comuni sono un pezzo importante della nostra storia e del nostro progetto di sviluppo, e che in quei comuni vive una società che è più debole, di persone anziane, di pendolari, che hanno più necessità rispetto ai servizi universali e anche rispetto al servizio di Poste. Per questo è necessario sollecitare un confronto con i territori, ponendo particolare attenzione alla necessità di garantire il servizio nelle situazioni più critiche: appunto, come dicevo, nelle aree montane e pedemontane, nelle aree rurali e nelle aree isolate. 
Comunità di cittadini che sono in prevalenza anziani, a ridotta mobilità, lavoratori, pendolari e persone in difficoltà. Terza questione che poniamo è la particolare attenzione allo sviluppo di servizi innovativi e per una politica di informazione e conoscenza di essi alle comunità interessate, perché anche l'innovazione, che è un fatto importante – abbiamo discusso del postino telematico –, se non ha un grado di innovazione, da una parte, ma, dall'altra parte, di informazione nei confronti dell'utenza e dei cittadini, rischia di non esser utilizzata al massimo. 
Il quarto punto, che è uno dei punti a cui teniamo di più, è quello di precisare l'impatto occupazionale del piano e la tutela dei posti di lavoro. In un momento di grave difficoltà del Paese, dal punto di vista economico e del mondo del lavoro, con la misura del Jobs act che sta facendo recuperare respiro, ossigeno, all'economia e al mondo del lavoro, la più grande azienda di servizi in Italia non può mettere in difficoltà la propria forza lavoro. Deve essere chiaro che l'impatto occupazionale del piano sarà a tutela dei posti di lavoro. 
La quinta questione consiste nel rilanciare un nuovo modello di sviluppo logistico di recapito attraverso l'istituzione di un tavolo di concertazione tra tutti i fornitori, quindi tra Poste italiane e i fornitori privati, per individuare un percorso comune e mettere in campo un know how condiviso. 
Concludo, facendo un'ultima affermazione, Presidente e sottosegretario: il servizio universale di Poste italiane è nella storia di questo Paese e rappresenta una delle culture profonde del nostro Paese, dall'unità d'Italia in poi. Il servizio postale serve soprattutto a chi ha più bisogno, agli anziani, ai pensionati, a persone che vivono in piccoli e piccolissimi comuni di questo Paese, perché è vero che molta parte della popolazione in Italia vive nelle grandi aree metropolitane, nei grandi comuni urbani, ma noi abbiamo un modello di sviluppo virtuoso che sta dentro al quadro delle aree metropolitane, fatto di piccoli e piccolissimi comuni, di persone che soffrono, ma che mantengono la propria residenza, la propria identità, e questo serve molto anche allo sviluppo di questo Paese. Ci sono le grandi aree urbane, nel quadro dell'industria, dell'economia, dei settori più avanzati, però vi è anche un modello di sviluppo virtuoso dei piccoli e piccolissimi comuni, dove sorgono le acque, dove ci sono polmoni verdi. Tutelare la possibilità che queste persone (che hanno difficoltà, che hanno però anche la possibilità di vivere ancora nei propri luoghi di origine) continuino ad avere un servizio universale di posta, e anche altre questioni, significa valorizzare in tutto e per tutto questo nostro grande Paese, che è complesso, complicato, ma che ha grandi ricchezze e grandi possibilità, ed è fatto di Roma e di Milano, delle grandi aree metropolitane urbane, ma anche di comuni di cento, duecento o mille abitanti.