A.C. 2212-A
Signor Presidente, onorevoli colleghi, la questione pregiudiziale che siamo chiamati a discutere contesta una pretesa incostituzionalità del disegno di legge, perché lo stesso – così vanificando l'esito referendario, e quindi, si sostiene, eludendo le conseguenze che ne scaturiscono ai sensi dell'articolo 75 della Costituzione – non rispetterebbe la volontà dei cittadini di tornare a una gestione pubblica del servizio idrico e la sua esclusione dalle leggi di mercato. Sul piano formale è facile rispondere che quel referendum, come tutti sanno, ha riguardato l'abrogazione dell'obbligo di privatizzazione dei servizi pubblici locali; non solo, in verità, del servizio idrico.
E, quindi, è sufficiente considerare che la proposta di legge di cui stiamo discutendo non incide affatto, ed anzi, valorizza la libera determinazione degli enti locali e dei comuni per l'affidamento del servizio idrico in gestione pubblica, per concludere nel senso dell'assoluta infondatezza, già sul piano formale, della tesi della incostituzionalità. L'evidente forzatura contenuta per tale profilo nella formulazione della pregiudiziale si coglie a piene mani proprio considerando il richiamo alla sentenza della Corte costituzionale n. 199 del 2012. In quella circostanza, la Corte costituzionale abrogò la normativa con la quale, in quel caso sì, si era tentato di vanificare l'esito referendario, rilevando che quella normativa non solo era contraddistinta dalla medesima ratio di quella abrogata, ma, addirittura, ne riproponeva integralmente alcune parti.
La situazione della quale stiamo discutendo è esattamente opposta. Vorrei tranquillizzare i colleghi dell'opposizione: è esattamente opposta a quella che fu valutata dalla Corte. Questa legge, se solo si avesse la disponibilità di leggerla, superando aprioristiche volontà di segnare comunque un punto in più e di elevare steccati ideologici, recepisce la volontà del corpo elettorale, andando ben al di là del mero superamento dell'obbligo della privatizzazione.
Questa legge – nessuno lo ha detto, qualcuno ha cercato di negarlo – afferma espressamente il carattere universale e quindi inderogabile del diritto all'acqua, e non come mera petizione di principio; traduce l'affermazione del principio in disposizioni puntuali, assolutamente innovative, che garantiscono a tutti e gratuitamente il consumo del quantitativo minimo vitale. Il tentativo sin troppo evidente di oscurare la portata innovativa e profondamente riformatrice di questa proposta di legge – questa è l'opinione del Partito Democratico – non rende un buon servigio alla causa che in quel referendum mobilitò milioni di persone. Anche al di là del dato formale, che come si è visto, di per sé, supera la questione proposta, ciò che ritengo comunque di dover richiamare, anche in questa circostanza, è la portata politica di una legge che, proprio perché frutto della più alta considerazione e anche del significato politico di quel referendum, riconosce e realizza per una materia così sensibile la doverosità di una disciplina speciale, rifuggendo però dalla tentazione di far prevalere una visione astratta e puramente ideologica, che pretende di attribuire al corpo elettorale quella che è un'opinione, rispettabilissima ma un'opinione, e cioè che la tutela della risorsa ed il riconoscimento del suo valore debba necessariamente concretizzarsi nella qualificazione soggettiva del soggetto gestore.
Noi riteniamo che non sia così, riteniamo che una efficiente tutela pubblica della risorsa idrica possa attuarsi con una presenza articolata di soggetti anche diversi, ma che tutti siano vincolati al rispetto di regole e princìpi che assumono la sostanza del valore del bene acqua come bene comune, che è quello che questa legge realizza.
Per il rispetto dovuto alla necessità di tutela e valorizzazione della risorsa abbiamo previsto in questa legge la destinazione di ingenti risorse pubbliche per la realizzazione degli interventi necessari. Ci siamo opposti con altrettanta convinzione e ci opponiamo alla pretesa di mantenere una norma, quella sulla costituzione di un fondo per la ripubblicizzazione, che avrebbe significato destinare ingentissime risorse al riacquisto delle partecipazioni private, attualmente presenti in alcuni soggetti gestori del servizio pubblico. Così investendo in un'operazione assolutamente ininfluente per la tutela della risorsa idrica ingentissime somme e prevedendo la loro destinazione in favore dei soggetti privati interessati. Un regalo a prescindere – avrebbe detto il grande Totò – ed è eccessivo il tentativo di farlo passare come attuazione della volontà dei cittadini italiani che votarono «sì». Restiamo convinti di avere pienamente recepito quella volontà ed è per questa ragione che il gruppo del Partito Democratico voterà contro la pregiudiziale di costituzionalità.