A.C. 2713-A
Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, oggi la discussione che stiamo affrontando non è una discussione solo tecnica, è una discussione politica - è stato ricordato negli interventi che mi hanno preceduto -, ed è giusto affrontarla e inquadrarla correttamente nel percorso di questi mesi e di questi anni che - è stato giustamente riconosciuto - ha visto nel confronto parlamentare, in particolare alla Camera, lunghi mesi di confronto e di discussione.
Ecco, devo dire che, tra le tante cose su cui non sono d'accordo con il presidente Deidda e con il suo intervento, per suo tramite, quella su cui particolarmente non sono d'accordo è il passaggio in cui il presidente Deidda ha detto: ma se poi, alla fine, su queste cose votassimo sempre insieme, non ci sarebbe più differenza tra maggioranza e opposizione. Ecco, io vorrei che su temi come la sicurezza stradale non ci fosse differenza fra maggioranza e opposizione, cioè io penso veramente che sia un errore, da qualunque lato di questa discussione si faccia, interpretare ideologicamente, politicamente o in una logica di convenienza politica norme che servono a difendere la vita delle persone e la sicurezza di tutte le persone, e che servono anche a garantire il diritto, l'efficacia e la sicurezza della mobilità di tutti i cittadini. Quindi, quando parliamo del codice della strada, quando parliamo di queste norme è importante togliere, ciascuno di noi, la propria maglietta politica e cercare di guardare le norme per quello che sono. Ora, noi abbiamo fatto una lunghissima discussione sul codice - ringrazio anche non solo tutti i colleghi, ma anche i funzionari della Commissione e il lavoro che abbiamo fatto alla Camera -: è stata una discussione importante con un lungo percorso di audizioni. Ora, ci sono degli aspetti che purtroppo, però, nella proposta del testo che è stato votato e anche nell'articolo che ha rimandato, poi, alla delega che stiamo discutendo ora di portare avanti, purtroppo non sono riusciti a raggiungere quelli che erano gli obiettivi sperati.
La prima questione - ve lo dico onestamente, io credo che sia un tema su cui, se c'è margine, avevamo ottenuto, con un emendamento molto, molto, sfumato un possibile rimando, però io penso che su questo sarebbe fondamentale riuscire veramente a creare le condizioni - è quella di togliere dal codice della strada il fatto che noi continuiamo a chiamare gli scontri stradali, che uccidono migliaia di persone ogni anno e che rappresentano un momento di fortissima violenza, con una parola che ne sminuisce l'effetto e la portata, cioè li chiamiamo “incidenti”. Ecco, non sono incidenti. Nella stragrande maggioranza dei casi sono la logica conseguenza di comportamenti sbagliati o di norme sbagliate che consentono comportamenti rischiosi, e quindi chiamarli incidenti deresponsabilizza collettivamente. Noi abbiamo proposto di utilizzare la parola “scontri”, in ambito assicurativo si usa la parola “sinistri”, viene utilizzato il termine “collisioni”. Io credo che “scontri” renda bene l'idea di cosa rappresenta il momento in cui, a causa di uno scontro fra veicoli o fra veicoli e persone, si arriva al momento in cui viene messa a repentaglio la vita della persona. Quindi, io credo che questo sia un primo tema, cioè le parole sono importanti. Basta, non chiamiamoli più incidenti: dobbiamo cominciare a chiamarli per quello che sono, degli scontri e degli episodi di violenza stradale.
Il secondo è il tema della formazione, e su questo io mi rivolgo ancora al Governo. Noi l'abbiamo detto in ogni sede: la patente è un elemento che determina non solo un diritto, ma anche una fortissima responsabilità. Noi abbiamo modificato in maniera importante il codice della strada e abbiamo tutti continuato a guidare con la patente che avevamo prima, e io sfido i non membri della Commissione trasporti, i non addetti ai lavori e i non osservatori a sapere con esattezza cosa è cambiato articolo per articolo del codice della strada dal giorno prima al giorno dopo che è entrato in vigore. Ecco, di fronte a una situazione come questa, bisogna rafforzare quello che è un meccanismo di formazione permanente che deve accompagnare tutta la vita delle persone, perché noi giustamente ci siamo sempre posti il tema, come legislatore, della capacità fisica - è chiaro che ci sono revisioni legate al fatto di dimostrare di vedere, di essere in grado di avere la possibilità fisica di guidare -, ma poi c'è una questione di fondo, fondamentale, necessaria, che è quella di conoscere le norme. Io quando ho preso la patente - ormai stiamo parlando di 25 anni fa, forse qualcosa di più - molti dei veicoli che oggi attraverso una strada non esistevano, non c'erano, e ho continuato a guidare senza conoscere come questi veicoli devono fare. L'ho imparato studiando il codice della strada, ma quanti veramente hanno fatto questo tipo di percorso? Quindi, sul tema di una revisione che segua la vita e l'evoluzione delle norme c'è una questione di fondo che deve essere affrontata.
Poi c'è la questione delle tecnologie. Noi siamo riusciti timidamente a ottenere un'apertura sui simulatori, un'apertura sull'utilizzo dei simulatori per la formazione, un'apertura su una riflessione generale ma, ad esempio, abbiamo la grande questione della guida autonoma, che è stata oggetto di un lavoro che è stato portato avanti per una serie di risoluzioni in Commissione di differenti forze politiche ma che hanno portato, poi, a un voto unitario complessivo - e io ringrazio i colleghi di tutti i partiti che l'hanno fatto -, che hanno posto l'accento di come il nostro codice non preveda nemmeno la possibilità dell'esistenza dei veicoli a guida autonoma, e come sia necessario poi, oltre che sul codice, intervenire su tutti quegli strumenti che ci consentano di essere protagonisti, di difendere il fattore umano come centrale anche in questa grande rivoluzione tecnologica che, se non sapremo governare e costruire con delle norme all'avanguardia nel nostro Paese e a livello comunitario e costruire un meccanismo che ci consenta di essere protagonista, potrà essere un'altra occasione persa in cui questa opportunità ci vedrà semplicemente aggrediti come potenziali clienti, come colonie che comprano servizi a pagamento da altri Paesi che li mettono a nostra disposizione, ma non come soggetti che immaginano anche il percorso di orientamento di sviluppo di questi temi.
Sulla questione tecnologia noi affrontiamo il lato guida autonoma e il percorso del codice. Quando si era aperta una riflessione più ampia sugli emendamenti noi avevamo posto il tema, anche con degli emendamenti che, purtroppo, non sono poi stati resi ammissibili per l'Aula - noi riteniamo che, però, quello è un tema su cui bisognerebbe rafforzare l'impegno da parte del Parlamento -, ecco, noi lì ponevamo una questione centrale perché alla fine, se noi andiamo a vedere i livelli delle morti sulle strade negli anni, i grandi momenti in cui c'è stata una fortissima riduzione delle morti sono legati a dei cambiamenti, a delle impostazioni di default, a dei salti tecnologici e a delle scelte coraggiose che sono state fatte dal legislatore che hanno cambiato le regole del gioco per tutti i mezzi, perché quando è stata introdotta la cintura, quando è stato introdotto l'ABS, quando è stato introdotto l'airbag di serie, si sono fatte delle scelte per tutti i mezzi che consentivano di renderli più sicuri.
Ora noi abbiamo un'opportunità analoga data dalle nuove tecnologie: la questione della limitazione della velocità, cioè di poter impostare di default la velocità massima è tecnologicamente possibile, ma il differenziale di poterlo o non poterlo fare dipende dalla profondità della propria tasca di poter o non poter acquistare un mezzo che ti consente di poterlo fare; la questione dell'utilizzo dello smartphone.
Siamo riusciti a ottenere che comunque si aprisse un confronto su questo tema perché guidare e guardare un cellulare anche per quei 6, 7 secondi che servono per rispondere a un messaggio, se si va a 50 chilometri orari, è come se si percorressero su un mezzo 100 metri a occhi chiusi, e se in quei 100 metri passa una carrozzina, si uccide quella persona. Quello sulla sospensione breve della patente è una riformulazione di un nostro emendamento; noi però pensiamo che così come interveniamo dopo, sia necessario intervenire prima, questa è la critica più forte che rivolgiamo al Governo. Non ci avete sentito in Commissione criticare gli aspetti relativi al fatto di intervenire dopo perché intervenire dopo è giusto, laddove c'è stato uno scontro … anzi vi chiediamo ancora di più, noi avevamo chiesto ad esempio l'aggravante per l'omicidio stradale di chi uccide utilizzando lo smartphone, aggravante che era stata dichiarata ma che non è stata inserita nelle norme. Noi pensiamo che il caso di chi sta girando un video mentre guida e uccide una persona non sia meno grave di quello di chi uccide una persona dopo aver bevuto magari due bicchieri di vino a cena e, forse, addirittura più grave; comunque è grave, comunque merita la stessa aggravante, ma non stato un intervento, sono stati bocciati i nostri emendamenti su questo. Quindi sul fatto di intervenire dopo non abbiamo problemi, bisogna intervenire dopo, ma è sbagliato non … dobbiamo dare un messaggio chiaro, bisogna essere nelle migliori condizioni di guida, con la maggiore attenzione, bisogna rispettare i limiti. Noi critichiamo il Governo per tutto quello che non fa in termini di prevenzione che serve per evitare gli scontri stradali. E quella dicitura che ha citato il presidente Deidda - codice della “strage” - mi dispiace sia stata male interpretata perché non nasce dal Partito Democratico, non nasce dalle opposizioni; nasce dalle associazioni dei familiari delle vittime che si sono lamentati fortemente del fatto di essere stati inizialmente convocati ma poi non ascoltati, quando hanno posto tutta una serie di rilievi su quello che si deve fare per prevenire. Perché la straordinaria lezione dei familiari delle vittime - che sono persone che hanno vissuto uno dolore immenso, una ferita profondissima - è quella di aver deciso di ripartire mettendo la propria sofferenza a disposizione dell'intera collettività e impegnandosi a cercare di fare sì che ciò che è successo al proprio caro non possa accadere ad altri; e hanno posto l'accento su tutti gli interventi di prevenzione. Ora io vi faccio un esempio per capire che stiamo andando nella direzione sbagliata.
L'elemento principale che sta portando anche a una possibile riduzione delle vittime in alcuni centri urbani - è stato dimostrato dai dati - è legato al fatto che alcune amministrazioni molto coraggiosamente, inizialmente anche amministrazioni di destra, come l'amministrazione di Olbia, e poi con grande enfasi l'amministrazione di Bologna (adesso scelte coraggiose stanno avvenendo anche a Roma, in altre città), hanno raccolto l'indirizzo europeo molto importante di ridurre la velocità nelle aree dei centri urbani dove c'è una maggiore presenza di soggetti deboli, di persone a piedi, di persone in bicicletta, di carrozzine.
Le “Città 30”: non è il Partito Democratico a dire quanto siano importanti; è la Commissione europea - è di pochi giorni fa, la vado a recuperare, l'ennesima relazione sull'attuazione del quadro strategico dell'Unione europea sulla sicurezza stradale 2021-2030 - che ribadisce come la velocità rimanga il fattore che contribuisce maggiormente agli scontri stradali e che mette in luce come le misure efficaci possano variare a seconda del contesto nazionale. Tra i successi degni di nota figura l'introduzione di un limite di velocità di 30 chilometri orari nei centri urbani, a livello nazionale, in Spagna, facendo l'esempio spagnolo come direzione da seguire; e non è un complotto politico internazionale tra la Commissione europea, il Governo spagnolo, il Governo della città di Parigi, insieme al Governo della città di Londra, passando per il Governo delle altre città europee e mondiali. Sono la logica e il buon senso a dire che dobbiamo proteggere di più chi è più fragile, di fronte agli episodi di violenza stradale andando a limitare la velocità nei centri urbani. E su questo non ci dovrebbero essere polemica, invece nel codice che avete scritto avete inserito norme per rendere più complicato il lavoro dei sindaci che vogliono andare nella direzione della “Città 30”.
Avete aperto in maniera incomprensibile una crociata nei confronti del diritto alla sicurezza, alla mobilità sostenibile e alla ciclabilità, che sta facendo danni.
Ora si è aperto un percorso che noi guardiamo positivamente come Partito Democratico. Abbiamo presentato una proposta di legge, in collaborazione con la FIAB e con altri soggetti; tutti abbiamo ricevuto le proposte della Federazione ciclistica italiana per iniziativa dell'onorevole Pella; e si sta avviando un percorso per quanto riguarda la dimensione anche sportiva del ciclismo, ma, quando andiamo a smantellare quegli strumenti - dalle bike lane alle case avanzate - che erano stati pensati proprio per mettere in sicurezza anche chi si muove sulle due ruote, quando non andiamo a garantire effettivamente quel metro e mezzo di distanza, in caso di sorpasso, che fa la differenza fra la vita e la morte, stiamo andando a scrivere regole che rendono più insicura la possibilità per tutti - per tutti - di muoversi.
Per questa ragione in Commissione non ci siamo mai sottratti al confronto, però in Aula non ci possiamo sottrarre al giudizio nei confronti delle scelte finali che sono state messe in campo e, da questo punto di vista, crediamo che questo secondo passaggio, diciamo di completamento attraverso il percorso della delega, sia l'ultima chiamata anche per il Governo per scegliere su quale terreno collocare questa discussione: se sul terreno della campagna elettorale - e sarebbe un errore gravissimo nei confronti del Paese - o sul terreno dell'ascolto, dell'ascolto dei familiari delle vittime, dell'ascolto degli enti locali che ci chiedono tanti interventi che oggi mancano, dell'ascolto della tecnologia e delle indicazioni che ci provengono dall'Europa e dal mondo.
Io auspico, spero veramente che questa occasione non venga sprecata. Il tema non è quanti mesi ancora lavorare ma in che direzione spingere questo lavoro. Noi sul tema di mettere la difesa della vita al primo posto ci siamo stati e ci saremo sempre perché riteniamo che sia un dovere di chi siede in questi banchi, di chi lavora nelle istituzioni. In conclusione di questo intervento voglio lasciare una nota di speranza: oggi, “salutiamolo” in Aula, entra in vigore finalmente la legge per la rottamazione dei veicoli fuori uso, sottoposti a fermo amministrativo. Sono tantissimi veicoli: stiamo parlando di oltre 4 milioni di auto; tra queste più della metà sono sottoposte a fermo amministrativo da più di cinque anni. Quando un'auto è ferma da cinque anni, chiunque abbia avuto un'auto o una moto sa che difficilmente ripartirà. Basta camminare nelle nostre periferie per rendersi conto di quanti di questi veicoli avevano un limite normativo: essendo sottoposti a fermo amministrativo non potevano essere rottamati. Ora grazie a un lavoro proprio nato nella Commissione trasporti, grazie a un'iniziativa di confronto e di ascolto fra proposte di legge di colore politico diverso ma che andavano nella stessa direzione, siamo riusciti, prima alla Camera e poi al Senato, ad approvare un testo che avvia questo percorso. È chiaro che serviranno ulteriori passi in avanti. Bisogna mettere tutti i cittadini e tutte le imprese interessate, a partire da oggi, nelle condizioni di poter realizzare questo principio giuridico; dobbiamo riconoscere agli enti locali e alle polizie locali più strumenti per procedere a quegli accertamenti di inutilizzabilità che sono anche nella legge stabiliti come indispensabili, prima di procedere alla rottamazione. Ma aver tolto questo limite significa liberare spazio pubblico nelle strade, restituire parcheggi alla collettività; significa togliere quei monumenti al degrado, che spesso diventano anche motivo che porta i cittadini a sentirsi scoraggiati; perché, se una persona esce di casa ogni mattina e vede davanti al proprio portone un'auto abbandonata da 1, 2, 3, 4, 5 anni - dove, nel frattempo, cominciano a crescere piante, dove nel frattempo si trasferiscono a vivere animali - sente che la sua intera comunità, il suo intero quartiere e la sua intera vita vengono abbandonati dalle istituzioni. Creare strumenti semplificati per prendere quell'auto e rottamarla, liberare quello spazio, restituirlo alla cittadinanza significa anche recuperare terreno su quella sfiducia che allontana sempre più persone dalla politica. E questo è anche il grande valore delle norme che stiamo scrivendo: norme che possono migliorare non solo la fruizione delle nostre strade ma la vita delle persone, la vita dei cittadini.
Sarebbe bello che anche sulle questioni di cui abbiamo parlato oggi il confronto potesse essere come è stato per esempio su questa legge, un confronto che ci consenta, partendo anche da posizioni lontane, di lavorare per trovare obiettivi comuni.
Però, da questo punto di vista, è chiaro che dobbiamo essere in grado di affrontare su questo tema la grande questione non solo di quello che si fa dopo gli scontri per punire e per reprimere i comportamenti, ma di quello che si fa prima per prevenirli, utilizzando le tecnologie e le linee guida internazionali più efficaci. Se il Governo cambierà questa direzione, noi dall'opposizione avremo una posizione di sostegno, come abbiamo sempre avuto; se il Governo manterrà una posizione di questo tipo, nonostante lo sforzo in Aula e lo sforzo in Commissione, non potremo che continuare a condannare queste scelte e a votare contro.