Discussione generale
Data: 
Mercoledì, 26 Aprile, 2023
Nome: 
Toni Ricciardi

A.C. 859

Grazie, Presidente. Noi, in questo Paese, molte volte abbiamo sottovalutato l'importanza strategica, storica di un Paese come la Svizzera. Ce lo dimostrano i dati economici: la Svizzera è il nostro sesto Paese, noi esportiamo in Svizzera quello che Cina e India insieme fanno, abbiamo un surplus di 39 miliardi sull'export, in Svizzera risiede la terza comunità italiana nel mondo, è l'unico Paese dove l'italiano è la lingua ufficiale e, soprattutto, questa ratifica, questo atto parlamentare, credo che sia anche la dimostrazione di quanto questi luoghi assolvano a quella che si chiama continuità amministrativa. Questo processo inizia nel 2017 con un ordine del giorno del Partito Democratico, prosegue oggi e, a distanza di 3 anni dalla firma svizzera, finalmente, poniamo la parola “fine” a questo percorso. È stato ricordato da chi mi ha preceduto, ma io credo che gli elementi, tra i tanti, da sottolineare siano, in primo luogo, la doppia imposizione fiscale, tema sul quale noi dovremmo ritornare per altri provvedimenti - il primo è lo smart working e il secondo è quello relativo all'IMU, ma credo che questa procedura ci possa aprire un varco di discussione nuovo con la Svizzera -, e, soprattutto, l'articolo 11, che dota i comuni di frontiera, complessivamente, dal 2025 al 2045, di uno stanziamento di oltre 2,5 miliardi di euro. Questo che cosa ci fa dire, Presidente? Ci fa dire che esiste un'area di frontiera che va ridefinita, io la definisco la frontiera anomala. Lì abbiamo assistito ad un ribaltamento, negli ultimi 30 anni, di una prospettiva: Chiasso, prima, era il luogo di attrazione, adesso Ponte Tresa è divenuto luogo di attrazione. Si sono ribaltate le logiche e queste logiche ci portano anche a reintrodurre, con l'articolo 12, uno strumento antico dei rapporti istituzionali e diplomatici tra i due Paesi, ovvero il tavolo interministeriale. Tutto questo per dire cosa? I frontalieri non sono una categoria dello spirito in Svizzera, la Svizzera ne conta quasi 400.000 - il 25 per cento di questi sono italiani, quasi 100.000, suddivisi tra Ticino, Grigioni e Vallese -, ma, soprattutto, i frontalieri producono esattamente ricchezza per entrambi i Paesi e, soprattutto, per le zone di frontiera. Il fatto che si sia rivista una fiscalità, - chiudo Presidente - come dire, per una tassazione concorrente e concordante, ci fa capire quanto sia di necessaria vitalità questo accordo. Perché? Perché il Ticino, Presidente - lei lo sa -, è uno dei primi cantoni della Confederazione ad avere adottato in Costituzione federale cantonale il concetto di “prima ai nostri”. I frontalieri italiani sono stati oggetto - l'oggetto! -, ad esempio, dell'approvazione, per la prima volta nella storia elvetica, di una misura contro gli stranieri e, guarda caso, questi stranieri erano esattamente quanti vivevano dall'altra parte del confine. Credo che questi momenti avvicinino, sì, fiscalmente e culturalmente, ma anche dal punto di vista - mi sia consentito - pedagogico, le comunità che si accusano l'un l'altra di dumping economico, fiscale e salariale. È un momento decisivo per svolgere una funzione pedagogica, per capire alle frontiere - come molte volte il COVID ha dimostrato esattamente alla frontiera tra Italia e Svizzera - quanto l'uno abbia bisogno dell'altro, quanto il contributo degli uni sia fondamentale per gli altri. Per questa ragione noi plaudiamo al buon esito di questa ratifica.