Dichiarazione di voto
Data: 
Giovedì, 4 Maggio, 2023
Nome: 
Toni Ricciardi

A.C. 859 ed abb.

Grazie, Presidente. Onorevoli colleghi e colleghe, Sottosegretario Silli, ora, Presidente, mi consenta di inquadrare il tema. I rapporti che l'Italia storicamente ha con la Svizzera non sono secondari. È l'unico territorio al di fuori dell'Italia dove l'italiano è riconosciuto come lingua di Stato e ancora oggi ci vive la terza comunità nel mondo. Nel secondo dopoguerra la Svizzera, piccola com'era e com'è, è stata in grado di attrarre quasi la metà dell'intero flusso migratorio dell'Italia all'estero.

L'Italia, nel 1868, siglò il primo accordo con l'allora Confederazione. È il primo di una decina di accordi e tra questi c'è quello del 1948, che fu il primo che la Svizzera siglò in materia migratoria e soprattutto fu anche il primo accordo, sempre quello del 1948, che stabilì l'avvio di questa lunga discussione che oggi trova un punto nodale - e aggiungo “finalmente”, Presidente - con questo accordo.

Questa è una storia lunga iniziata grazie a un ordine del giorno del Partito Democratico nel 2017. I colleghi che mi hanno preceduto hanno ricordato il protagonismo di tante persone, di tante parlamentari e parlamentari. Io ricordo l'attivismo del Vice Ministro Misiani, che contribuì in maniera notevole al risultato al quale stiamo giungendo oggi.

Ma la Svizzera non è solo storia. La Svizzera oggi è un partner di primaria importanza, il nostro sesto partner commerciale. Noi esportiamo in Svizzera quanto Cina e India allo stesso tempo. Abbiamo un surplus di 39 miliardi di euro e soprattutto la Svizzera oggi è il primo contributore, attraverso i canali INPS, delle pensioni estere pagate in Italia. Presidente, sembra una sorta di rimborso postumo di una storia migratoria che ci attraversa e ci accompagna da almeno un paio di secoli.

Ma arriviamo alla ratifica. La ratifica riguarda una platea di 100.000 persone, grosso modo più di 80.000 in Ticino e la restante parte suddivisa tra Grigioni e Vallese. A questi, però, vanno aggiunti tanti altri e sono tutti coloro, donne e uomini, che negli ultimi anni si recano al confine con la Confederazione per lavorare in special modo a Basilea o a Ginevra e che nelle statistiche risultano tedeschi o francesi di provenienza. Allora, questo ci fa capire quanto il rapporto e quanto il tema non siano marginali: non è un tema territoriale ma è un tema centrale, un tema nazionale.

È chiaro che noi abbiamo una prima difficoltà - anche negli ordini del giorno presentati e su tutti noi ci siamo espressi favorevolmente -, ovvero la distanza. C'è un chilometraggio che fa rientrare all'interno della distanza chilometrica comuni di residenza e di provenienza dei frontalieri, che sono i cosiddetti 20 chilometri. Dunque, voi capirete bene - e io concordo con i colleghi - che anche su questo tema bisognerà in futuro continuare ad avere un rapporto non statico ma, appunto, dinamico con la Svizzera.

Però, va detta anche l'altra faccia della medaglia ed è interessante farlo proprio in questo giorno. Io credo che noi abbiamo dato dimostrazione della collaborazione delle istituzioni. Infatti, noi abbiamo votato ogni articolo all'unanimità, compresi gli ordini del giorno. Però, c'è da considerare proprio la congiunzione astrale, Presidente, perché noi votiamo la ratifica alla Camera esattamente un minuto dopo il DL Migranti. Vedete come poi si ribalta la storia: noi discutiamo di un territorio che ha fatto dei nostri una bandiera e un vessillo e gli altri erano esattamente coloro che in questo momento stanno rivendicando diritti e noi siamo d'accordo, questo a dimostrazione che, da come giri il mondo e da come lo guardi, c'è sempre qualcuno più a Nord di te. Questo lo ricordo sommessamente a tutti e a tutte.

Però, il tema nodale qual è? Noi stiamo discutendo anche di un pezzo di territorio che io definisco la frontiera anomala, la frontiera che ha visto ribaltarsi una modalità di vita negli ultimi 20-30 anni. Da quei territori si attraversava la frontiera per andare in Svizzera per le spese quotidiane, mentre oggi avviene l'inverso ed è cambiato il paesaggio. Se voi guardate il paesaggio al di là del confine questo è cambiato. Entra in difficoltà, sì, con una presunta o anche accesa desertificazione industriale ma, dall'altro, c'è il proliferare di tutta una serie di attività che trovano giovamento esattamente in quel mercato ribaltato che si è aperto dall'altro lato. Ma il punto nodale, Presidente, è un altro ed è un punto che ci ha trovato tutti concordi.

Allora, io chiedo al Governo seriamente di metterci mano: noi, non più tardi dei primi giorni di gennaio, avevamo presentato un'interrogazione in Commissione lavoro sulla questione dell'home office che scadeva il 31 gennaio. Ora cosa accade? All'epoca, ci fu risposto: guardate, voi potete andare in deroga alle normative europee fino al 30 giugno, ed è quello che accade. Perché dico questo? Perché l'articolo 11-bis, con l'emendamento del Governo che noi abbiamo dato approvato, introduce un altro elemento, dal nostro punto di vista corretto, che è la cancellazione della Svizzera dalla black list, perché quello è un elemento che ci consente, domani mattina, di affrontare tutta una serie di temi come, ad esempio, il superamento dell'annosa questione dell'IMU degli italiani all'estero, che ha scatenato reazioni violente in Svizzera esattamente all'indomani della black list. Da questo punto di vista, lo dico pubblicamente, ringrazio il presidente Osnato, che ha garantito di calendarizzare la discussione sull'IMU estera nei prossimi giorni, nelle prossime settimane. Chiudo, Presidente: guardate, l'home office è una richiesta che ci fa la Svizzera, una richiesta che ci fanno decine e decine di migliaia di persone. Se abbiamo trovato la convergenza di tutte le forze politiche in questa sede, allora io chiedo e noi chiediamo lo sforzo massimo per trovare una soluzione, tant'è che avevamo proposto il prolungamento, con un emendamento, al 31 dicembre 2024.

Chiudo per davvero, Presidente. Questo provvedimento ci insegna un'altra cosa, cari colleghi e care colleghe; la dotazione economica non solo serve per colmare il gap salariale, ma ricade sul territorio, e questo è patrimonio di tutti e di tutte; dal 2025 al 2045, verranno stanziati in questi territori del margine complessivamente 2 miliardi e mezzo di euro per colmare il gap socioeconomico. Allora, dico a tutte e a tutti: impariamo la lezione, facciamola nostra e adottiamo questa strategia in tutti i territori del margine di questo Paese.

E, con questa conclusione, dichiaro il voto favorevole del mio gruppo parlamentare, del gruppo del Partito Democratico.