A.C. 3331
Signora Presidente, il 23 febbraio 2015 è una data che va segnata sul calendario delle relazioni fiscali e finanziarie internazionali. Da un punto di vista formale è stata modificata la Convenzione tra la Repubblica italiana e la Confederazione svizzera per evitare le doppie imposizioni e per regolare talune altre questioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio. Secondo il linguaggio comune, e quindi più comprensibile, è stato abolito il segreto bancario, vale a dire la limitazione dello scambio di informazioni tra l'Italia e la Svizzera. È caduto un muro che si frapponeva ad una trasparenza e correttezza nei rapporti finanziari e che mascherava comportamenti che sovente sconfinavano nell'illecito nelle sue forme più diverse e gravi. Mi lasci aggiungere, Presidente, che nei giorni successivi, il 26 febbraio, è stata siglata un'analoga intesa in materia di scambio di informazioni fiscali con il Liechtenstein e il 2 maggio 2015 con il Governo del Principato di Monaco. Anche queste intese saranno oggetto di approvazione a breve.
Più volte si è discusso in questa sede della necessità di sottoscrivere questo Accordo di per sé rivoluzionario di un sistema, più volte in quest'Aula ho sentito la rassegnazione e quasi un senso di impotenza nel guardare un obiettivo che sembrava irraggiungibile. Invece no.
La tenacia del Governo, da un lato, e il lavoro che il Parlamento ha svolto nell'approvazione della legge sulla voluntary disclosure, dall'altro, sono stati decisivi dentro un quadro internazionale che imponeva un siffatto passaggio. A conclusione dell'iter parlamentare, il fisco italiano potrà richiedere alla Svizzera informazioni sui rapporti bancari dei contribuenti italiani a partire dalla data della firma, cioè il 23 febbraio 2015.
Le autorità fiscali italiane potevano già ottenere informazioni di carattere economico e bancario da parte dell'amministrazione federale svizzera sulla base della convenzione precedente. Con l'entrata in vigore però di questo protocollo si potranno chiedere informazioni e documenti attinenti a comportamenti diversi, che vanno al di là delle frodi fiscali, come ad esempio l'omessa dichiarazione fiscale o la dichiarazione fiscale incompleta o non veritiera e poi saranno possibili le ormai così definite famose rogatorie di gruppo, uno strumento molto efficace di intervento.
Alla globalizzazione economica e finanziaria, alla mobilità internazionale dei fattori produttivi, all'integrazione dei mercati non poteva mancare la globalizzazione del fisco. Uso questa espressione per dire che non si poteva e non si può rinunciare ad un'azione sistematica volta a decretare la fine dei cosiddetti paradisi fiscali. Certo, è un impegno rilevante che il nostro Paese non può svolgere da solo, ma mantenendo un ruolo da protagonista negli organismi internazionali e traducendo in comportamenti e scelte virtuose le direttive elaborate in questi contesti.
Lo scambio delle informazioni fiscali e la lotta all'evasione fiscale internazionale è ormai al centro dell'attività di molte organizzazioni internazionali. Nel settembre del 2013, i leader del G20 si sono impegnati allo scambio automatico di informazioni.
Nel luglio del 2014 l'OCSE ha poi pubblicato il modello completo per lo scambio di informazioni tra amministrazioni fiscali. Il primo effettivo scambio di informazioni automatico avverrà nel 2017 e coinvolgerà 40 Paesi, per estendersi poi a 92 Paesi nel 2018 e penso sia chiaro a tutti cosa possa significare anche sul piano della uniformità internazionale della procedura e a che cosa questo possa aprire in termini di sviluppo anche di un fisco europeo.
Il 27 maggio del 2015 poi, l'Unione europea e la Svizzera hanno firmato un nuovo accordo sulla trasparenza fiscale, che prevede lo scambio automatico di informazioni sui conti finanziari dei soggetti residenti nei rispettivi territori a partire dal 2018 con riferimento al 2017.
C’è una convinzione ormai diffusa che la lotta all'evasione fiscale passi da accordi internazionali e che le manovre non coordinate poste in essere dai singoli Stati determinino scarsi risultati in termini di gettito, oltre a generare sfiducia e allontanamento da parte degli investitori esteri da sempre avversi a muovere capitali in Paesi in cui le regole del gioco risultino poco chiare e in continuo cambiamento.
Ci sono pronunciamenti del Parlamento europeo, ci sono pareri di autorevoli studiosi nazionali e internazionali in tal senso. Presidente, questo accordo – lo ripeto – è un avvenimento storico e, al di là delle posizioni e delle appartenenze politiche, mi piacerebbe che tutti in quest'Aula lo potessimo riconoscere.