A.C. 1589-B
Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi intervengo, come è stato detto, anche a nome della collega relatrice, presidente della II Commissione, onorevole Ferranti, sul disegno di legge di ratifica della Convenzione sulla competenza, la legge applicabile, il riconoscimento, l'esecuzione e la cooperazione in materia di responsabilità genitoriale e di misure di protezione dei minori, fatta all'Aja il 19 ottobre 1996.
La Convenzione, come è stato appena detto, risale al 1996, l'Italia l'ha firmata sette anni dopo, nel 2003, ossia più di 12 anni fa. E mentre apprezziamo, vivamente, l'impegno del Governo in questa legislatura che il Parlamento proceda al più presto alla sua ratifica, dobbiamo registrare, ancora una volta, l'inaccettabilità di tempi così lunghi per l'adeguamento del nostro ordinamento interno ai principi del diritto internazionale ed europeo, tanto più quando sono in gioco i diritti delle persone, in particolare di quelle più deboli e, dunque, maggiormente degne di tutela, come i minori, di cui si occupa la Convenzione. Forse anche su questo andrebbe fatta una riflessione, quando si ragiona sul sistema di garanzie che pensiamo legato più ai meccanismi e alla farraginosità delle nostre discussioni, meno invece all'adeguamento del nostro ordinamento interno ai principi del diritto internazionale.
La Convenzione del 1996 mira esattamente ad introdurre elementi di maggiore certezza e definizione nel campo della tutela dei minori; un settore che è particolarmente esposto, sempre più, anche a causa delle grandi tragedie del nostro tempo, a rischi di violenza, sfruttamento, abusi, e così via, e che, dunque, dovrebbe renderci maggiormente responsabili ad individuare gli strumenti fondamentali per la loro tutela.
La Convenzione mira esattamente a definire chiaramente i soggetti in capo ai quali è la tutela dei minori e, quindi, a evitare violenze e abusi e a consentire a famiglie, associazioni e Stati, che si fanno carico della loro accoglienza, di operare in un quadro chiaro e trasparente.
Per queste ragioni la ratifica di questa Convenzione è un atto urgente, non solo dovuto in quanto obbligo comunitario, ma fortemente sostenuta da quanti si occupano di minori stranieri in difficoltà, associazioni, magistrati e avvocati, costretti ad operare in una situazione confusa e talvolta contraddittoria, come testimonia la stessa giurisprudenza recente in materia nel nostro Paese: penso alle sentenze della Corte di cassazione che, sul tema specifico della tutela dei minori attraverso l'istituto della kafala, si sono pronunciate in modo diverso.
Il principio fondamentale è quello naturalmente del best interest del minore, individuando l'autorità competente in quella dello Stato in cui concretamente si svolge la vita del minore e impegnando gli Stati firmatari della Convenzione a riconoscere le misure di protezione adottate dalle autorità di uno Stato contraente, come se fossero state adottate dalle proprie autorità. Questo è un principio fondamentale, quello di rendere accogliente il nostro diritto al pluralismo degli ordinamenti giuridici, in particolare in questa materia, riconoscendo, appunto, quelle misure di tutela dei soggetti più deboli che altrove sono state messe in atto.
Non mi dilungo sui contenuti perché già sono stati esposti dettagliatamente quando la Camera li ha esaminati. Ricordo che la Camera ha iniziato l'esame in prima lettura nell'ottobre del 2013. Dopo un esame assai approfondito – voglio qui ringraziare la presidente Ferranti che ha condotto un lavoro straordinario, durato mesi, di audizioni dei soggetti interessati e di mediazione tra le diverse parti politiche – siamo arrivati il 25 giugno 2014 all'approvazione di un testo che poi è passato al Senato.
Il Senato, però, nel marzo 2015 ha deciso di procedere diversamente, approvando un testo da cui sono state stralciate le disposizioni approvate alla Camera e che, dunque, reca i soli articoli tipici del disegni di legge di ratifica. Per cui ci troviamo in una situazione in cui il disegno di legge reca nel titolo anche norme di adeguamento all'ordinamento interno e, invece, queste sono state stralciate nel provvedimento in esame. Tuttavia, questo stralcio operato dal Senato ha consentito di procedere nel percorso di ratifica.
Ciò ha posto, però, le Commissioni riunite, giustizia e affari esteri, di questo ramo del Parlamento, di fronte ad una problematica che già in passato abbiamo dovuto affrontare, ovvero se proseguire nella strada che da mesi avevamo ntrapreso nella ridefinizione di un apparato di norme di adeguamento o se invece approvare la ratifica secca, rinviando poi ad altra sede la questione dell'attuazione.
Sulla valutazione operata in questa fase dell'iter dai gruppi di maggioranza e opposizione delle due Commissioni ha pesato certamente la questione del contenzioso cui è esposta l'Italia di fronte alla comunità degli Stati firmatari su un tema di particolare rilievo sul piano umanitario. Questo è stato l'elemento fondamentale che ha portato le Commissioni ad accogliere la decisione che il Senato ha, appunto, preso, ovvero di provvedere immediatamente alla ratifica dei soli articoli della Convenzione, riservando ad altro provvedimento l'adeguamento alle norme interne.
Il ritardo, infatti, italiano nell'adempiere a questo impegno internazionale configurava anche una responsabilità da parte del nostro Paese sul piano della nostra collocazione nell'Unione europea. È stato decisivo per la chiusura del provvedimento in Commissione l'impegno che il Governo si è assunto in quella sede – e con esso la maggioranza parlamentare – rispetto ad uno scenario che vede oggi auspicabilmente approvare alla Camera le sole disposizioni di ratifica e, tuttavia, calendarizzare, entro tempi certi, presso la competente Commissione del Senato, il provvedimento recante le norme di attuazione stralciate, assicurando ad esso un percorso di approvazione accelerato e prioritario. Nella rappresentazione di questo percorso dobbiamo dare atto ai colleghi dei gruppi di opposizione di aver condiviso con la maggioranza una scelta di metodo non semplice in cui molto ha contato il clima di fiducia costruito di nuovo dalla presidente Ferranti; una scelta che è stata guidata dall'interesse nazionale e dalla consapevolezza di dover comunque sempre promuovere l'adeguamento del nostro Paese agli standard di diritto internazionale umanitario anche laddove gli ostacoli giuridici e procedurali siano più ardui da superare del previsto. Nell'auspicio, quindi, che il Senato possa collaborare proficuamente al contesto finora descritto completando il lavoro necessario, auspico al momento una rapida approvazione del provvedimento in titolo (Applausi).