Discussione sulle linee generali
Data: 
Martedì, 18 Ottobre, 2016
Nome: 
Chiara Braga

 A.C. 4079-A

Grazie, Presidente. L'Accordo di Parigi, di cui il Governo chiede l'autorizzazione alla ratifica all'Aula, è un trattato internazionale sui cambiamenti climatici, giuridicamente vincolante, nell'ambito del quale ogni parte assumerà impegni di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, a partire dal 2020 o anche prima, se l'entrata in vigore lo permetterà. 
Ricordo che è un punto di arrivo di un lungo percorso avviato nel 1992, con l'adozione della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che si è posta l'obiettivo di stabilizzare le concentrazioni atmosferiche dei gas serra, ritenute le principali responsabili dell'innalzamento della temperatura globale. 
Anche nel caso dell'Accordo di Parigi, come per il già precedente Protocollo di Kyoto, l'Unione europea e i suoi Stati membri hanno optato per adempiere congiuntamente all'impegno assunto, vale a dire quello di ridurre le emissioni di gas a effetto serra, nella misura del 40 per cento entro il 2030 e dell'80-95 per cento entro il 2050, rispetto ai livelli del 1990. 
Come già ricordava la relatrice, l'Europa, con il voto dello scorso 4 ottobre da parte del Parlamento europeo, che ha seguito il pronunciamento del Consiglio, avvenuto lo scorso 30 settembre, ha stabilito di aderire e di dar vita al processo di ratifica, consentendo il raggiungimento della soglia fissata nella misura del 55 per cento delle parti contraenti, rappresentanti del 55 per cento delle emissioni globali dell'Accordo di Parigi, che pertanto entrerà in vigore il prossimo 5 novembre. 
In linea con gli obiettivi, la Conferenza di Parigi ha rappresentato un momento storico, che è culminato con l'adozione di un accordo internazionale sottoscritto dalle parti, realmente universale, che viene in qualche modo a determinare un passo in avanti molto significativo, anche in termini quantitativi, per il numero di adesioni e per l'impegno sul fronte del contenimento del contrasto ai cambiamenti climatici, rispetto al precedente Protocollo di Kyoto. 
È per questo che l'Accordo svolge un ruolo determinante: perché anche per il modo con cui è stato costruito, a partire dai contributi nazionali volontari presentati dai Governi nell'arco del 2015, stabilisce e fornisce un'architettura duratura, stabile e solida per rivedere periodicamente ed accrescere nel tempo gli sforzi di tutte le parti verso obiettivi comuni di lungo termine. 
A Parigi, infatti, i Governi si sono impegnati a ritornare regolarmente al tavolo per riconsiderare i rispettivi piani e programmi in ambito climatico e per assicurare che siano intraprese tutte le misure necessarie ad affrontare il problema dei cambiamenti climatici e a limitare la temperatura al di sotto dei 2 gradi. 
A riprova di questa determinazione collettiva, che segna uno spartiacque rispetto all'impegno sul tema del contrasto ai cambiamenti climatici, l'Accordo racchiude degli obiettivi di lungo termine, che chiamano però in causa anche i Paesi ad assumere rapide azioni, per consentire una riduzione in tempi brevi e garantire un equilibrio tra emissioni ed assorbimenti di gas serra nella seconda parte del secolo. 
Come veniva ricordato, l'Europa e l'Italia hanno giocato un ruolo determinante nel raggiungimento di questo Accordo, lavorando anche su alcune parti molto innovative, che danno sostanza a questo accordo internazionale. 
La COP 21 si è conclusa, lo scorso dicembre, con l'adozione di 195 Paesi presenti alla plenaria di Parigi. 
I principali obiettivi dell'accordo, come veniva ricordato, riguardano gli interventi di mitigazione per contenere questo aumento ben al di sotto dei 2 gradi rispetto ai livelli preindustriali, intensificando gli sforzi per contenere l'innalzamento della temperatura entro il grado e mezzo centigradi, aumentare la capacità di adattamento, rafforzare la resilienza climatica, lo sviluppo di un'economia a basse emissioni e garantire flussi finanziari per sostenere interventi di mitigazione e di adattamento. 
Su questi temi, gli aspetti di mitigazione su cui l'Unione europea si è spesa in maniera significativa, si è deciso di adottare e realizzare politiche e strategie nazionali costantemente più ambiziose, che tengano conto delle evoluzioni scientifiche e tecnologiche. 
Di fatto si è costruito un sistema duraturo, che consentirà di adeguare progressivamente gli sforzi agli obiettivi di lungo termine, ma per la prima volta, nell'accordo entrano a pieno titolo e con piena dignità anche le politiche e gli impegni precisi assunti sul fronte dell'adattamento, per ridurre e contenere quelli che già oggi sono gli effetti che i cambiamenti climatici comportano sulla qualità e sulla sicurezza della vita delle popolazioni. Per noi, per l'Europa, ma anche per l'Italia, questi obiettivi sono già racchiusi all'interno di un documento importante, che è la Strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, adottata ed approvata a livello governativo, che ora deve essere declinata ed attuata attraverso uno sforzo corale che coinvolge certamente il Governo nazionale, ma anche i livelli territoriali: le città, che non a caso hanno partecipato in maniera attiva e determinante al raggiungimento degli obiettivi della COP21. Un elemento fondamentale di questo Accordo, che ne garantirà anche – ci auguriamo – un'attuazione ed un'implementazione efficace, è l'elemento della differenziazione, intesa come la possibilità che gli obblighi dei vari Paesi che aderiranno al nuovo regime possano essere formulati tenendo conto delle diverse realtà ambientali ed economiche, e dell'evolversi delle circostanze nazionali presenti e future. 
Per la prima volta sono inseriti all'interno dell'Accordo anche gli elementi relativi all'importanza di prevedere e fronteggiare le perdite ed i danni causati dal cambiamento climatico, e sviluppare nelle aree interessate sistemi di allerta, di emergenza e di assicurazione. Come non notare che questo argomento, che questo aspetto per il nostro Paese, ma per molte parti del mondo, rappresenta un'emergenza ed una necessità che anche il recente sisma che ha colpito l'Italia centrale ci ricorda, richiamandoci ad adottare misure conseguenti ? 
È stato introdotto il principio dell'equità intergenerazionale tra i principi fondamentali dell'Accordo: non solo quindi come obbligo di preservazione delle risorse, ma anche come impegno per garantire uguali possibilità ed opportunità alle generazioni future. E poi l'elemento indispensabile per consentire un'attuazione di questi impegni, quello della finanza per il clima: 100 miliardi all'anno. In altre parole, il bilanciamento tra impegni richiesti e supporto finanziario, ma anche di competenze, di conoscenze, da garantire in particolare ai Paesi in via di sviluppo. 
L'Accordo di Parigi è un punto determinante, un passaggio fondamentale, ma sappiamo bene non ancora sufficiente: rappresenta un enorme passo in avanti nella lotta ai cambiamenti climatici, e definisce un'architettura ed un mandato per un'azione collettiva e concertata. Ma la sfida vera è ora quella di attuare la profonda transizione concordata verso un futuro a basse emissioni e resiliente al clima a tutti i livelli. Ecco perché un primo passo fondamentale è quello di arrivare in tempi rapidi, come anche l'Italia e l'Europa si è impegnata a fare, alla ratifica ed alla piena operatività di questo Accordo, costruendo attorno ad esso un grado di condivisione e di partecipazione delle istituzioni, ma anche del mondo economico. 
Concludo, Presidente, sottolineando che abbiamo assistito a varie fasi nel dibattito internazionale sul tema dei cambiamenti climatici: siamo passati in tempi relativamente brevi da una fase in cui ci si scontrava sull'esistenza stessa del problema, ad una fase in cui la possibilità di arrivare ad un accordo che li contrastasse si è arenata di fronte al diverso grado di lettura di responsabilità dei Paesi, ed alla loro disponibilità ad assumersi l'onere di costruire una risposta adeguata. Oggi siamo in una fase in cui ci si rende conto che il problema tocca e riguarda tutti, e che la possibilità di arrivare ad una soluzione richiede uno sforzo certamente differenziato, ma comune di ciascuna delle parti. Ecco perché la ratifica di questo Accordo rappresenta una delle più grandi sfide della politica globale del terzo millennio, insieme a quella dello sviluppo economico sostenibile e dell'accompagnamento e della prevenzione delle cause che stanno anche alla base di conflitti e di processi migratori in molte aree del pianeta. Per questo motivo, arrivare ad una rapida ratifica ed approvazione ed alla piena operatività di questo Accordo, anche in vista dell'appuntamento della COP22 di Marrakech, rappresenta per l'Italia un impegno politico verso l'oggi e verso le generazioni future (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).