A.C. 2577
Signor Presidente, FATCA, lo abbiamo già sentito, è l'acronimo di Foreign Account Tax Compliance Act, una legge entrata in vigore negli Stati Uniti il 18 marzo 2010. Il nome della legge di per sé è autoesplicativo. L'amministrazione statunitense ha l'obiettivo di rendere trasparenti e tracciabili le ricchezze finanziarie detenute all'estero da cittadini ed entità USA, in modo da ridurre l'evasione fiscale correlata ai movimenti internazionali dei capitali. Gli Stati Uniti, insomma, con l'approvazione di quella legge e con le iniziative ad essa conseguenti, in particolare nei confronti delle banche svizzere, hanno aperto un fronte di grandissimo rilievo storico e politico: la lotta al segreto bancario.
A quattro anni e mezzo di distanza, oggi possiamo affermare che quella battaglia sta per essere vinta e che il segreto bancario sta per essere superato nella maggior parte dei Paesi del mondo, compresa la Svizzera. Si tratta di un aspetto fondamentale in quella che viene comunemente chiamata nuova regolazione della globalizzazione, cioè il tentativo della comunità internazionale di dotarsi di istituti multilaterali che consentano la riduzione degli effetti negativi indotti dalla globalizzazione e dalla libertà di movimento dei capitali. Infatti, mentre FATCA procedeva per la sua strada, con gli Stati Uniti impegnati a stipulare accordi con tutti i Paesi, compreso quello con l'Italia – entrato in vigore a partire dal 1o luglio 2014 e che garantisce, tra l'altro, la reciprocità, quindi scambio di informazioni non solo dall'Italia verso gli USA, ma anche dagli USA verso l'Italia –, gli stessi Stati Uniti, insieme ai 5 grandi Paesi dell'Unione europea (Germania, Francia, Italia, Spagna, Regno Unito), hanno ampliato l'iniziativa alle istituzioni multilaterali, a partire dal G20, dal Global Forum e dall'OCSE, con l'obiettivo di introdurre a livello globale uno standard di scambio di informazioni bancarie e finanziarie valido per tutte le giurisdizioni fiscali.
Questo standard ha visto la luce il 13 febbraio 2014 e si chiama CRS (Common Reporting Standard). Il modello nato per consentire a qualunque Paese di scambiare informazioni in automatico con gli Stati Uniti (FATCA) si è così convertito in un modello che permette a tutti i Paesi aderenti di scambiare automaticamente informazioni fra di loro.
La firma dell'Accordo multilaterale è avvenuta a Berlino, in occasione della riunione annuale plenaria del Global Forum, il 29 ottobre 2014. Il G20 di Brisbane, il 15 e 16 novembre 2014, ha adottato il Common Reporting Standard.
La Presidenza italiana del semestre europeo ha accelerato l'adozione del modello di scambio di informazioni fra i Paesi dell'Unione, ottenendo il via libera in occasione della riunione Ecofin del 14 ottobre. Tutti i Paesi europei sono impegnati ad adeguare le loro normative interne entro il 31 dicembre 2015 e ad applicare la nuova direttiva sullo scambio di informazioni a partire dal 1o gennaio 2016. La sola Austria ha chiesto e ottenuto un anno di tempo in più.
Insomma, sia pure con grande fatica e lentezza, la pressione dell'amministrazione Obama, alleata per l'occasione con i 5 grandi Paesi europei, anche loro una volta tanto uniti e non divisi, come invece avviene purtroppo su altri terreni di discussione delle politiche economiche, e questa iniziativa stanno facendo crollare il segreto bancario.
A Berlino cinquantuno Paesi hanno sottoscritto l'Accordo per avviare lo scambio di informazioni nel 2017, mentre altri trentacinque Paesi lo avvieranno nel 2018. Il 19 novembre il Common Reporting Standard è stato firmato dalla Svizzera, con l'impegno ad adottarlo a partire dal 2018. Questa è una notizia importante per i tanti italiani che hanno collocato in Svizzera disponibilità finanziarie. Per offrire loro un percorso legale di emersione, è in discussione al Senato la legge sulla voluntary disclosure, già approvata dalla Camera, che potrebbe essere la base di un accordo bilaterale fra il nostro Paese e la Confederazione elvetica per anticipare l'entrata in vigore dello scambio di informazioni e favorire una transizione ordinata al nuovo regime.
Com’è noto, la globalizzazione comporta benefici, ma anche costi. Lo sregolato e convulso sviluppo dei mercati finanziari è stata una delle cause della grande recessione. La fine del segreto bancario è un mattone importante, decisivo di una nuova regolazione internazionale, non solo a fini antievasione, ma anche per ridurre la concorrenza fiscale fra gli Stati e i movimenti di capitale che tendono ad occultare la provenienza dei fondi. È stato fondamentale il ruolo esercitato dagli Stati Uniti di Obama, ma altrettanto importante il ruolo dei cinque grandi Paesi europei e in particolare dell'Italia, sia prima, che durante il semestre di Presidenza dell'Unione, con buona pace per chi si ostina a non riconoscere gli importanti risultati che l'Italia sta raggiungendo nelle sedi europee e internazionali.