Signora Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghi, la discussione di oggi, sollecitata dalle mozioni Spessotto ed altri n. 1-00531 e Scotto ed altri n. 1-00777, va colta come un'occasione utile, per quanto parziale, per ragionare su un tema rilevante come quello del sistema infrastrutturale del Paese, sull'agenda delle priorità e sul modo con cui affrontare questa sfida.
L'Italia ha uno straordinario bisogno di una dotazione infrastrutturale moderna, per ragioni storiche, per ragioni economiche e sociali, per ragioni territoriali. Infrastrutture materiali e immateriali, utili ed efficienti, sono tutt'uno con un Paese moderno e competitivo. Bisogna colmare i ritardi accumulati ricostruendo, innanzitutto, la sintonia fra la politica nazionale delle infrastrutture e le esigenze reali del Paese.
Dotazione infrastrutturale moderna non significa soltanto opere innovative e tecnologicamente avanzate. Significa una politica pubblica moderna e trasparente che le concepisce. Significa una pubblica amministrazione in grado di accompagnare la fase di realizzazione delle opere, magari per accorciarne i tempi e non per allungarli. Significa soggetti privati strutturati e competitivi, che si mettono al servizio della crescita del Paese e su questa realizzano la loro stessa affermazione. Significa un'opinione pubblica che partecipa attraverso il ruolo autonomo delle comunità locali, facendo pesare la voce dei territori, ma anche superando la logica del «no» a tutto.
Il confronto di oggi si svolge a poche settimane dall'emersione di inchieste giudiziarie che hanno investito i vertici della struttura tecnica di missione del Ministero delle infrastrutture. La magistratura, come sempre, deve fare il suo corso, accertando tutte le responsabilità nei tempi più brevi possibili. Seppure le indagini della magistratura non abbiano coinvolto la figura del Ministro, lo stesso onorevole Lupi, ha ritenuto di dover rassegnare le dimissioni, dando dimostrazione di responsabilità personale e politica e di rispetto verso le istituzioni. Quattro giorni fa il nuovo Ministro, Graziano Delrio, su proposta del Presidente del Consiglio Renzi, ha giurato nelle mani del Capo dello Stato; dunque, in tempi molto rapidi, il Ministero ha un nuovo titolare, al quale viene affidato un compito delicato e impegnativo, sia per sgombrare il campo da opacità sia per restituire efficacia ed efficienza alla struttura tecnica di missione e ai vertici operativi del Ministero sia, ancora, per restituire al tema delle infrastrutture la centralità che merita, come priorità, per rimettere l'Italia sulla strada della crescita. Al Ministro Delrio va il nostro augurio sincero di buon lavoro.
L'oggetto della discussione di oggi, e cioè la trasformazione in autostrada del tracciato Orte-Mestre, è parte non piccola della legge obiettivo. Soltanto pochi giorni fa il Servizio studi della Camera dei deputati, in collaborazione con il Cresme e con l'Autorità nazionale anticorruzione, ha presentato il nono rapporto sull'attuazione della legge obiettivo. Alcuni dati balzano all'attenzione per il loro significato. Per esempio, come è noto, la legge obiettivo è una legge del 2001: ebbene, nel 2015, il valore dei lavori ultimati è pari a circa 24 miliardi di euro, e cioè l'8,4 per cento del totale. Quello dei lavori in corso ammonta a oltre 44 miliardi di euro, pari al 15,6 per cento del totale. Le varianti in corso d'opera apportate ai progetti in corso hanno innalzato del 40 per cento i costi iniziali. In relazione alla distribuzione territoriale delle opere deliberate dal CIPE, nelle regioni del centro nord si concentrano opere per un valore pari al 75,5 per cento del totale, rispetto al 24 per cento del Mezzogiorno. E bisogna tenere presente che l'incremento della quota del centro nord è dovuta in parte significativa all'ingresso dell'autostrada Orte-Mestre nel deliberato del CIPE. Insomma, c’è di che riflettere sulla legge obiettivo.
Il corridoio di viabilità autostradale dorsale Civitavecchia-Orte-Mestre comprende la realizzazione della E55, la riqualificazione della E45 e la realizzazione della trasversale Orte-Civitavecchia. In questa sede, su questo ultimo tratto, nessuno si è pronunciato. L'opera autostradale dovrebbe percorrere trasversalmente l'Italia centrale e nord orientale, partendo da Orte, in provincia di Viterbo, e proseguendo a nord verso Perugia e Ravenna, fino a Mestre, lungo un percorso di 396 chilometri, attraversando cinque regioni, come è stato ricordato: Lazio, Umbria, Toscana, Emilia Romagna e Veneto. Un ulteriore tratto è dedicato a connettere Orte e Civitavecchia. Il costo complessivo dell'opera è di 10 miliardi 65 milioni di euro e, secondo le norme già approvate, il progetto usufruirebbe di sconti fiscali pari ad un miliardo 870 milioni di euro, che sono fondamentali per garantire l'equilibrio economico-finanziario di un'opera finanziata da privati per l'intero costo e ai quali viene riconosciuto un periodo di concessione di quarantanove anni. Indubbiamente si tratta di un progetto ambizioso, che nel corso di questi anni ha suscitato interesse, curiosità e consenso, ma anche dubbi, perplessità e contrarietà. Una cosa però è certa: nessuno in coscienza può sostenere che la E45 può essere lasciata così com’è. Lo dico perché, al termine di questo confronto e con le decisioni del Governo, non può esserci un nulla di fatto e nessuna soluzione. Si è sostenuto anche di recente che i tempi di realizzazione per la Orte-Mestre sarebbero stati brevi, con la pubblicazione del bando internazionale entro l'aprile del 2014, con sei mesi di tempo per l'assegnazione e l'inizio dei lavori nel primo trimestre del 2015, per arrivare al completamento dell'opera nel 2021. Le cose, come è noto, non sono andate così, e da più parti sono stati sollevati dubbi sull'effettiva cantierabilità e finanziabilità, ai costi attuali, di questa opera. Molti avanzano dubbi sul suo valore effettivo in relazione al costo preventivato e, tra l'altro, l'opera in questione ha provocato la reazione di una parte significativa di opinione pubblica che preferirebbe un adeguamento della E45, piuttosto che la realizzazione di un'autostrada a pedaggio, che avrebbe pesanti ricadute ambientali e paesaggistiche in aree del Paese che vivono essenzialmente di turismo. Ora, di fronte a questi elementi, noi pensiamo che sia utile fare una riflessione approfondita sul progetto che oggi è in discussione qui, in Parlamento. Riflessione che senz'altro il Governo farà, vista l'attenzione che in questi giorni sta dedicando alla predisposizione dell'allegato infrastrutture. Com’è noto, l'allegato infrastrutture è parte essenziale e non secondaria del Documento di economia e finanza, e dalle notizie circolate in questi giorni il Governo è impegnato nella definizione delle priorità sia per quanto riguarda le grandi opere, sia per quanto riguarda le scelte, più in generale, in materia di infrastrutture. Pur ritenendo indispensabile il rafforzamento delle direttrici nord-sud del sistema infrastrutturale italiano, per le caratteristiche dell'opera, per l'enorme impegno economico e finanziario, sarebbe utile un'analisi accurata del rapporto costi-benefici, così come sarebbe utile la verifica della reale bancabilità di questa iniziativa.
Ciò invece su cui non abbiamo dubbi è la necessità e l'urgenza del realizzare il completamento della trasversale Orte-Civitavecchia. I lavori della Orte-Civitavecchia iniziarono negli anni Settanta, ormai quarant'anni fa. Al tempo, dei settanta chilometri previsti, ne furono realizzati circa quaranta. Si è dovuto attendere il 2011 per inaugurare un ulteriore tratto di sette chilometri e sono ormai due anni che un ulteriore tratto di 6,6 chilometri, finanziato con fondi della regione, attende di essere appaltato. Se negli anni Settanta l'esigenza fu quella di creare un asse stradale di collegamento tra Civitavecchia e l'autostrada del Sole, oggi quella necessità e quell'intuizione sono rafforzate dallo sviluppo e dal ruolo che è venuto via, via, assumendo il porto di Civitavecchia, come uno dei principali porti crocieristici del Mediterraneo, che si appresta a sviluppare anche il settore dei container. A questo si aggiunga che sono già iniziati i lavori per la realizzazione del corridoio tirrenico, cioè dell'autostrada Civitavecchia-Livorno, che pur caratterizzandosi come un'infrastruttura di interesse nazionale, indubbiamente contribuirà a sostenere l'attività portuale di Civitavecchia. Una volte appaltati i sei chilometri e mezzo, mancheranno quindici chilometri per completare l'opera. In base al progetto definitivo del 2007, questo tratto costerebbe 763 milioni di euro, una cifra difficilmente sostenibile. In queste settimane è in via di ultimazione un nuovo progetto da parte di ANAS che ha l'obiettivo di abbattere fortemente i costi di realizzazione, dimezzandoli rispetto alle previsioni del 2007. Questo nuovo progetto sarà pronto entro aprile ed è indispensabile che nei prossimi mesi vi siano impegno e determinazione da parte del Governo e del Parlamento per portare a conclusione una delle incompiute del Paese.
Signora Presidente, noi non abbiamo una visione preconcetta e precostituita di fronte al tema delle infrastrutture, neanche mettiamo in contrapposizione grandi opere o piccole opere, per schierarci con le une o con le altre. Un Paese come l'Italia ha bisogno di entrambe. Ciò che serve è un confronto di merito per capire, per selezionare e per scegliere. Questo è il compito della politica in autonomia e dopo avere ascoltato tutti. Quello che non possiamo fare è essere contemporaneamente il Paese delle grandi opere mancate e delle piccole opere incompiute, perché questa sarebbe la rappresentazione di un Paese in declino. Abbiamo, invece, bisogno di ridefinire una visione strategica del Paese dentro cui riscrivere le priorità sulle grandi opere e metterci alle spalle l'Italia delle incompiute. Come Partito Democratico affrontiamo questa discussione in modo aperto e nello stesso tempo forte e determinato, avendo fiducia nell'azione del Governo e, soprattutto, avendo a cuore il futuro e il destino del Paese.
Data:
Mercoledì, 8 Aprile, 2015
Nome:
Alessandro Mazzoli