A.C. 3634
Grazie, Presidente. Credo che per una volta l'enfasi che solitamente accompagna sempre i commenti che facciamo quando approviamo una nuova legge in quest'Aula, l'enfasi, gli aggettivi che si sprecano, la retorica, gli aggettivi come «storico» per una volta non sono fuori luogo. Infatti oggi ci accingiamo davvero a colmare una lacuna del nostro ordinamento che ci trasciniamo da troppi anni e che rende il nostro Paese non confrontabile con quelli a democrazia più avanzata. A me fa sempre impressione vedere in questi giorni, in queste settimane, la cartina sul tema del riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali che rappresenta la situazione della disciplina legislativa dei diversi Paesi a democrazia avanzata e vedere che, in quella cartina, il nostro Paese non c’è, vale a dire che noi rappresentiamo una specie di buco nero nell'ambito delle democrazie avanzate nel campo del riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali. Ed è per questo che oggi, che siamo alla vigilia dell'introduzione nel nostro ordinamento di una disciplina che finalmente riconosce questi diritti e questi doveri, credo davvero che si possa utilizzare l'enfasi e la retorica che un momento storico come questo meritano di avere. Voglio dire subito con chiarezza che arriviamo a questo traguardo in una legislatura che sembrava destinata a morire presto, una legislatura che sembrava destinata a durare poco e se arriviamo, invece, oggi a questo traguardo, ci arriviamo per la caparbietà, la tenacia, il desiderio, che è stato espresso, manifestato e portato avanti politicamente dal Partito Democratico, non solo di arrivare alla conclusione di questo iter legislativo, con il quale ci apprestiamo a riconoscere diritti e doveri che non sono mai stati riconosciuti nel nostro ordinamento, ma anche la tenacia e la caparbietà con la quale abbiamo trasformato questa legislatura da una legislatura nata zoppa in una grande occasione di trasformazione del Paese che comprende la trasformazione dei meccanismi istituzionali, la trasformazione socio-economica ma anche la trasformazione attraverso il riconoscimento di diritti civili che mai prima d'ora erano stati riconosciuti nel nostro ordinamento.
Credo che questo sia un grande merito che va riconosciuto alla grande intelligenza politica che ha avuto il Partito Democratico sia nel consolidare questa legislatura sia nell'avere il coraggio di mettere nell'agenda del proprio orizzonte politico le proprie scelte politiche: temi difficili, complicati, delicati come i diritti civili sui quali in passato il nostro Parlamento non era mai riuscito a raggiungere il traguardo. Quindi credo che questo sia un grande merito da riconoscere in particolare al Partito Democratico. Avevamo tre strade davanti per riconoscere i diritti e i doveri delle coppie omosessuali. Potevamo decidere di introdurre un'equiparazione al matrimonio eterosessuale; potevamo decidere di introdurre un istituto autonomo dal matrimonio o potevamo decidere di introdurre diritti e doveri singoli, autonomi, senza un riconoscimento ufficiale e pubblico della coppia omosessuale. Abbiamo scelto la strada che, secondo me, è la più corretta, quella più rispettosa del dettato costituzionale, quella più rispettosa della necessità di un riconoscimento pubblico delle coppie omosessuali, che ha anche una funzione pedagogica per il Paese, cioè abbiamo scelto la strada della introduzione di un istituto autonomo dal matrimonio con il quale si riconoscono i diritti e i doveri delle coppie omosessuali; una strada che ritengo corretta e rispettosa del nostro dettato costituzionale, dei valori della nostra Costituzione e, in particolare, del fatto che la nostra Costituzione riconosce una riserva e un'autonomia legislativa al matrimonio eterosessuale in ragione delle proprie peculiarità ma anche rispettosa della necessità, più volte ribadita anche dalla Corte costituzionale, di sanare quel vulnus del nostro ordinamento rappresentato dalla mancanza di diritti e doveri delle coppie omosessuali che costituiscono una formazione sociale da tutelare ai sensi dell'articolo 2 della nostra Costituzione, anche in ragione del fatto che per l'ordinamento rappresenta un valore il riconoscimento pubblico di un rapporto di coppia stabile tra persone omosessuali, tra persone dello stesso sesso. Ritengo quindi che questa sia stata la strada che abbiamo percorso in maniera corretta e che oggi rappresenta, secondo me, il punto di sintesi migliore tra il rispetto della nostra Costituzione, le esigenze di riconoscimento pubblico dei diritti e dei doveri delle coppie omosessuali e anche – credo – delle diverse sensibilità che ci sono all'interno del Paese. Per tale ragione ritengo che questa proposta di legge, per tali caratteristiche, può avere l'ambizione di essere un provvedimento che dura, che segna di sé il nostro Paese, che non è destinata a essere modificata o cambiata o stravolta a breve perché rappresenta il miglior compromesso possibile tra le diverse necessità ed esigenze che prima ho detto. Alcuni di noi – non devo nasconderlo – nell'iter legislativo che ci ha preceduto e, in particolare, durante la discussione che si è svolta al Senato, avevano formulato alcuni rilievi, alcune critiche sul testo che inizialmente era stato sottoposto all'attenzione del Senato. Avevamo in particolare sottolineato che ci pareva non ci fosse adeguata coerenza tra la disciplina della proposta di legge che era in discussione e l'impianto e l'impostazione che prevedeva l'individuazione e l'istituzione di un istituto autonomo dal matrimonio cioè avevamo l'impressione che il rimando continuo ed eccessivo alle norme del matrimonio rischiasse di essere incoerente con quell'impostazione e addirittura di mettere, in qualche caso, a rischio di eccezione di incostituzionalità quel testo. Avevamo altresì sollevato qualche dubbio in merito alla scelta che era stata fatta, alla tecnica legislativa che è stata individuata per la doverosa tutela dei minori che crescono nelle famiglie cosiddette omogenitoriali cioè il meccanismo della stepchild adoption perché ritenevamo che quel meccanismo, sia pure indirettamente o surrettiziamente, rischiasse di finire per legittimare la pratica che da noi è vietata e peraltro è praticata non solo dalle coppie omosessuali ma anche e, in particolare, da quelle eterosessuali: la pratica della maternità surrogata che riteniamo una pratica assolutamente censurabile, condannabile e non condivisibile.
Ebbene, io devo ammettere che le nostre osservazioni, i nostri rilievi critici, i nostri dubbi hanno trovato ascolto nell'iter e nel procedimento legislativo che ci ha portato fino a qui, sia sulla corretta individuazione dei diritti e dei doveri delle coppie omosessuali che si uniranno nelle unioni civili, cioè con l'eliminazione di alcune contraddizioni che si rilevavano nel testo iniziale e che rischiavano secondo me di mettere a repentaglio la coerenza di quel testo, sia con la scelta, che è stata una scelta forzata, dovuta anche alle difficoltà incontrate nell'iter parlamentare, di disciplinare il tema, la questione che riguarda i minori che crescono nelle famiglie omogenitoriali, a parte, cioè in un testo di legge a parte e in un contesto che ritengo il più adeguato ad affrontare quel tema, cercando anche di fugare dubbi e perplessità che alcuni di noi avevano sollevato circa la rivisitazione complessiva degli istituti paragenitoriali (affido, adozioni). Lì, in quella sede, si affronterà – ed è già stato incardinato in questa Camera – la discussione di quel progetto di legge di rivisitazione degli istituti paragenitoriali e quella è la sede io credo più idonea per affrontare anche quel tema.
Ed è per questo che io posso dire oggi con grande convinzione che questo testo di legge rappresenta a mio modo di vedere il miglior compromesso possibile che può rappresentare un grande passo avanti per il Paese. E voglio dirlo con grande chiarezza: io credo che oggi, con questo testo di legge, che riguarda non solo le coppie omosessuali che si uniscono nelle unioni civili, ma anche tante altre coppie, molte di più – e concludo, Presidente –, che convivono nelle convivenze cosiddette di fatto, la nostra legislazione si allinea a un'evoluzione e a un tragitto della società italiana che la società italiana ha già compiuto. Oggi noi ci allineiamo a quel tragitto e a quell'evoluzione che è già dentro la società italiana. E questo ci consente di dire al mondo che l'Italia c’è, che l'Italia si sta trasformando e che l'Italia da oggi può guardare con grande fiducia alle sfide del futuro (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).