Grazie Presidente. Colleghi, consentitemi di partire dall'intervento del collega Fantinati che ho appena ascoltato, perché io sono per raccogliere in pieno le sollecitazioni che lui ci fa, e parto raccogliendo l'invito alla concretezza, alla franchezza, e francamente dico, tramite lei, al collega Fantinati, che sarebbe stato molto utile che il collega ci avesse riportato tutte queste riflessioni nella Commissione d'indagine, perché lui è uno dei colleghi che ne fa parte e che francamente non frequenta quella Commissione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Detto ciò, io credo che sia un bene che oggi noi qui discutiamo e approviamo una prima relazione e considero questa relazione una primissima risposta allo scandire quotidiano di sequestri, scandali, interventi. Vorrei ricordare che questa è la prima di una serie di relazioni che sono già state approvate dalla Commissione in questi primi mesi di lavoro. Il lavoro che oggi stiamo esaminando fa parte quindi di un primo passo, di un primo pacchetto di interventi. La relazione sottopone al Governo e al Parlamento un quadro, un quadro fatto di luci e di ombre, io condivido anche alcune cose che adesso sono state dette, però si prova a delineare anche possibili risposte nella relazione. Si tratta di luci ed ombre che riguardano tutto il fenomeno della contraffazione, suggerendo alcune modifiche al codice penale e sollevando alcuni aspetti propri dell'organizzazione del coordinamento.
Vedete, qui noi oggi abbiamo il sottosegretario Ferri: se volessimo davvero interloquire con il Governo su tutta la materia, noi dovremmo avere più componenti del Governo, perché sappiamo che questa è una materia assolutamente trasversale, per la sua pesantezza perché interessa tanti comparti e perché interessa un pezzo di organizzazione dello Stato e anche del sistema degli enti locali.
Mi riferisco, quindi, al funzionamento delle procure, in alcuni casi letteralmente sommerse di lavoro, per le quali la materia ’contraffazione’ rischia di diventare assolutamente secondaria. Mi riferisco alla sovrapposizione delle norme in vigore, tema che è stato ripreso anche lunedì durante la discussione sulle linee generali.
Mi riferisco alla quantità di soggetti operanti nell'azione di contrasto e all'azione delle forze dell'ordine, che, ogni giorno intervengono... ..con azioni che, forse, potrebbero essere ancora più efficaci, se ci fosse un coordinamento forte. È vero che le banche dati ci sono, collega Fantinati, ma queste banche dati vanno devono diventare uniche, interconnesse. Non esiste che ogni forza dell'ordine, ogni soggetto, gestisca la propria e che non vengano messe in comune: occorre farlo, questo passo.
Ed ancora, mi riferisco alla necessità di un'azione più determinata a livello europeo: è vero, è in quel campo che si giocano alcune battaglie, non si può scherzare, non si possono fare norme nazionali, che poi si fermano alle porte di Bruxelles.
Ed ancora, mi riferisco all'evoluzione del fenomeno stesso, purtroppo in continuo aggiornamento.
La contraffazione, colleghi, è un fenomeno assai complesso e forse non sempre sufficientemente percepito come tale, come un fenomeno criminale che produce danni enormi alla nostra economia. L'indagine svolta dal Censis, poco più di un anno fa, ci dice che, soprattutto fra i giovani consumatori, l'acquisto di prodotti contraffatti, magari di capi di abbigliamento, scarpe, occhiali, musica, viene considerato un comportamento accettabile e non un reato, e credo non solo tra i giovani. Il tema, invece, è molto serio, sia per i numeri, che per la sua capacità di innovarsi, di occupare nuovi spazi di mercato, fino a ieri assolutamente inimmaginabili. I numeri sono pesantissimi, sono già stati citati a sufficienza dagli interventi che mi hanno preceduto e io non li riprendo, dico soltanto che queste cifre sono ancora più grandi e ancora più pesanti se le confrontiamo con lo sforzo che il nostro Paese sta svolgendo per risalire la china di una crisi pesantissima, uno sforzo fatto di importanti stanziamenti che stiamo misurando nello «zero virgola», per leggere i segnali di una possibile inversione di rotta. E anche per questo, io credo che il nostro lavoro di indagine, di documentazione, di ascolto delle realtà più colpite e degli addetti ai lavori debba tradursi anche attraverso le decisioni di Parlamento e Governo, in una battaglia sempre più determinata e organizzata contro chi sottrae risorse all'erario, al lavoro pulito e giusto, contro chi esercita una concorrenza sleale nei confronti di imprese e produttori di grande qualità, nel manifatturiero, nell'agroalimentare, nel commercio, nella farmaceutica.
Non stiamo parlando solo di economia, non stiamo parlando solo di codice penale, stiamo parlando anche di identità, e la contraffazione è un virus che colpisce, prima di tutto, l'identità e i comparti merceologici di tutte le filiere produttive. E in effetti è molto vasto l'ambito in cui la contraffazione agisce, lo è tanto più in un Paese come il nostro, in cui, il fatturato della moda, del cibo e del made in Italy, rappresenta una fetta molto consistente della nostra economia – quella fetta, guarda caso, più resistente alla crisi – e determina la nostra stessa identità: quel volto con cui veniamo riconosciuti ed apprezzati in tutto il mondo. È tutto questo che viene rimesso in discussione, ed è anche per questo che dobbiamo reagire con forza.
Vedete, l'indagine ci ha consentito di ascoltare le principali procure del nostro Paese impegnate su questo fronte: Roma, Milano, Napoli, Firenze, Prato; magistrati che stanno lavorando con grande determinazione e che, ovviamente, voglio, ancora una volta, ringraziare. La relazione esamina le norme in vigore – quelle di prevenzione, quelle previste dal codice penale, anche quelle molto recenti in materia di non punibilità per particolare tenuità del fatto, ed ancora le direttive comunitarie –, riassume la loro evoluzione e ne evidenzia la stratificazione non sempre utile, anzi spesso assolutamente danneggiante la nostra economia. Ed anche l'obsolescenza di alcune collocazioni a partire da una fattispecie come quella rappresentata dall'articolo 514 del codice penale risalente al codice Rocco. Ed ancora si scorrono i procedimenti, dal sequestro della merce ai percorsi che sono necessari per risalire a tutta la filiera, ed ancora il lavoro svolto dalle singole forze dell'ordine.
La relazione sfiora anche il tema delle norme comunitarie e del coordinamento internazionale. Le sfiora perché, in questi mesi, altre due indagini sono state avviate: una sul terreno più ostile all'azione di contrasto, cioè la rete, il web, e l'altra sulla dimensione europea. Noi sappiamo che idossier aperti fra il nostro Paese e l'Europa, e i contenuti dei Trattati internazionali, a partire dal TTIP, sono molti e rilevantissimi, per gli sbocchi in termini di commercio internazionale, ma anche la dimensione di Italian sounding, ancora, per la tutela in sede internazionale di marchi, denominazioni e di tutto ciò che sta dietro allo sforzo di certificazione delle nostre filiere produttive di qualità: quei dossier non possono essere abbandonati, lo dico al sottosegretario presente, ma l'appello ovviamente è nei confronti di tutto il Governo, nonostante alcuni piccoli risultati, come il «pacchetto marchi», Che sono stati portati in fondo.
I fronti aperti sono molti, alcune prime risposte stanno arrivando: mi riferisco, per esempio, anche alla scelta del Vicepresidente del CSM, Legnini, che ha annunciato l'intenzione di avviare un corso di specializzazione dei magistrati in materia di contraffazione e, quindi, specializzando chi sarà chiamato a indagare su questa materia; e ancora, penso al Ministro Orlando, che ha insediato unpool di magistrati esperti per la messa a punto di proposte in materia agroalimentare; o ancora, al ministro Martina. Ecco, c’è ancora molto da fare.
Noi già lunedì, colleghi, in sede di discussione sulle linee generali, abbiamo avuto il piacere di ascoltare un parere di totale accoglimento della documentazione trasmessa ed anche dei suggerimenti messi a disposizione dell'Assemblea legislativa e del Governo. Io penso che questo testimoni l'utilità del nostro lavoro, però a tutto questo – anche perché noi non deleghiamo un bel niente da questa parte dell'emiciclo – si aggiungerà il contributo rappresentato dall'iniziativa parlamentare di gruppi e di singoli parlamentari. Il Partito Democratico lo farà, ha già depositato una sua proposta di legge, che si impone di intervenire su molti dei campi che sono stati segnalati. Aggiungo, però, un'ultimissima considerazione, che francamente mi sarei risparmiata e che riguarda la vostra scelta, quella dei colleghi del MoVimento 5 Stelle, di non votare a favore di questa relazione in Aula e di farlo dopo che questa relazione è stata approvata all'unanimità dentro la Commissione di indagine, quindi anche col voto del MoVimento 5 Stelle. Stiamo parlando di una Commissione d'indagine: è una cosa diversa ! Alcuni di voi la stanno frequentando e lo stanno facendo con grande serietà. Io credo che questa scelta sia sbagliata e che sia una scelta che mortifica anche vostri componenti, che, lì dentro, lavorano. Io vi consiglio di superare questa schizofrenia, perché credo che, quando lavoriamo insieme, siamo capaci di portare a casa anche importanti risultati. Noi siamo convinti che il made in Italy si tuteli non solo richiamandolo nei discorsi importanti e nelle dichiarazioni televisive, ma che lo si faccia con i fatti. Per quanto ci riguarda, lo stiamo facendo con le nostre proposte e, per questo, annuncio il voto favorevole del gruppo del Partito Democratico alla risoluzione che è stata depositata (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Dichiarazione di voto
Data:
Giovedì, 3 Marzo, 2016
Nome:
Susanna Cenni