Grazie, Presidente. Il mio sarà un intervento molto breve, che si limita ad annunciare la presentazione di una risoluzione di cui sono la prima firmataria, risoluzione con la quale chiediamo all'Assemblea di fare propria la relazione che la Commissione antimafia ha approvato all'unanimità e che oggi è stata qui ben illustrata dal relatore Mattiello, presidente del comitato competente, e commentata dall'onorevole Sarti e dall'onorevole Naccarato. Come è già stato sottolineato, il metodo di lavoro che la Commissione si è dato in questa legislatura parte dalla considerazione che, dopo anni di sperimentazione della nostra legislazione in tema di lotta alla mafia, era necessaria una verifica sull'impatto e sull'efficacia di questa legislazione e anche delle politiche antimafia per procedere ad eventuali modifiche, integrazioni, prima di tutto nella legislazione e nel metodo di operare per contrastare i fenomeni mafiosi, sempre naturalmente con l'attenzione ai cambiamenti che la mafia e le mafie stanno avendo nel loro modo di agire e nei loro comportamenti, che li vede non soltanto insediarsi in territori diversi dalle tradizionali regioni di origine ma soprattutto continuare ad agire con attività illegali, illecite, usando la violenza, sapendosi poi collocare, anche con metodi legali, all'interno di quella che è la vita di tutti, che tocca la realtà economica e sociale del nostro Paese. Come tale, è necessario un ammodernamento del nostro modo di combattere le mafie, che tocca sicuramente le misure repressive ma soprattutto la nostra cultura di approccio, la nostra capacità di conoscenza e le misure che potremmo definire caratterizzate più dalla prevenzione. Con questo metodo, le nostre relazioni, una volta approvate dall'Assemblea, possono anche trasformarsi in disegni di legge per intervenire con modifiche efficaci nell'impianto normativo che il nostro Paese ha. In questa ottica, anche questa relazione ha preso in esame uno dei temi più delicati, quello che tocca più da vicino la vita delle persone e che riguarda in maniera particolare i testimoni.
Noi riteniamo che dopo la legge del 13 febbraio del 2001, la sua applicazione e la sua sperimentazione da parte dei Governi che si sono succeduti nel tempo, sia necessario procedere ad alcune modifiche, che sono state ben illustrate sia dal relatore che da chi è intervenuto. Voglio sottolineare soltanto tre aspetti. Primo: ribadire ancora una volta che noi dobbiamo definire la figura del testimone di giustizia con una rigorosa distinzione rispetto alla figura del collaboratore. Preannuncio subito che lavoreremo anche alla modifica che riguarda i collaboratori di giustizia. Dobbiamo, con rigore, distinguere queste due figure proprio per interpretare quell'aspetto sottolineato nell'intervento dell'onorevole Naccarato, che sintetizzerei in questo modo: dobbiamo riuscire a portare verso la zona bianca coloro che oggi abitano la zona grigia e che molto facilmente possono invece scivolare verso la zona nera. Il diverso modo con cui agiscono oggi le mafie, che oltre all'uso della violenza sanno creare complicità e connivenze, ci deve portare ad avere un atteggiamento, come istituzioni, come Stato, come società che vuole combattere le mafie, che sintetizzerei con questa immagine: le braccia aperte per accogliere coloro che, anche dopo aver sbagliato, ma non essendo mai diventate parte integrante delle associazioni mafiose, dopo esserne diventate vittime vogliono recidere assolutamente questo rapporto che in una fase li ha visti in qualche modo complici o, quantomeno, li ha visti lucrare la convenienza di questo rapporto.
Io credo che questa sia una esigenza molto forte, proprio per il diverso metodo con il quale le mafie si stanno comportando. Riuscire a portare dalla zona grigia verso la zona bianca tante persone che hanno bisogno di intercettare uno Stato forte che li sappia accogliere.
L'altro aspetto al quale tengo molto. Attualmente, come diceva l'onorevole Mattiello, i testimoni di giustizia sono ottanta; il viceministro Bubbico, qui presente, sa bene come noi abbiamo ottanta storie tra loro molto diverse. Ogni testimone di giustizia è un caso a sé ed ogni testimone va accolto e accompagnato nella sua scelta, nella sua originalità e nella sua irripetibilità. Devono essere applicate per tutti le stesse regole, ma devono essere applicate attraverso una forte personalizzazione, perché si tratta comunque di storie ciascuna con la sua originalità. Basta ascoltarli per capire quanto una scelta come quella che loro hanno fatto per tutti noi abbia inciso profondamente nella loro esistenza e nell'esistenza dei loro cari.
Alla luce di questo credo anche, però, che si debba procedere verso, quando e dove è possibile, l'applicazione di un altro principio: il testimone di giustizia, quando è possibile, deve restare a casa propria, deve continuare la propria attività laddove si trova, non solo perché questo lo solleva da una delle conseguenze più drammatiche, rappresentata dallo sradicamento della sua persona e della sua famiglia, ma anche perché, restando nel luogo, dove ha testimoniato, è un testimone ancora più forte ed è un esempio per tutta quella comunità che, come diceva bene l'onorevole Mattiello, insieme deve diventare testimone di lotta e di resistenza alla mafia.
Con questi principi e con l'impegno circa quanto è contenuto nella Relazione, noi chiediamo naturalmente prima di tutto al Governo di fare propria la risoluzione, poi chiediamo al Parlamento di votarla e ci impegneremo, come membri della Commissione e come abbiamo fatto, per esempio, sui beni confiscati, a presentare un provvedimento di legge organico che faccia tesoro della cose buone, ma anche degli errori e dei limiti dell'attuale impianto normativo, ma che, soprattutto, dia una risposta adeguata ai nostri tempi.
Grazie al Parlamento, all'Assemblea, che da questa legislatura dedica un po’ del proprio tempo anche alle relazioni della Commissione antimafia, approvandole e condividendo questo patrimonio di conoscenza che noi acquisiamo con il lavoro della Commissione, che voglio ringraziare anche per il clima di unanimità che ci porta a lavorare e anche ad approvare i nostri provvedimenti (Applausi).
Data:
Martedì, 21 Aprile, 2015
Nome:
Rosy Bindi