Presidente, onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, credo che sia stato giusto promuovere, anche in questa legislatura, un'indagine conoscitiva sulla contraffazione dell'olio d'oliva, avviata immediatamente nel momento in cui la Commissione si è insediata, per nostra iniziativa e per scelta del presidente Catania. La prima tappa è stata appunto l'approvazione unanime, che anche il collega Carello ricordava, della relazione finale che noi assumiamo con la relazione che proponiamo oggi all'Aula come seconda tappa, dove sono indicati anche obiettivi stringenti – proverò a elencarli – per il Governo. Giusto concentrare la nostra iniziativa anzitutto sull'olio d'oliva, non solo perché i fatti di cronaca e le azioni condotte dalle forze dell'ordine e dalla magistratura segnalano che il fronte rimane assolutamente aperto, ma perché l'olio d'oliva – lo ricordava prima il collega Russo – rappresenta tante cose insieme, come i prodotti di assoluta qualità italiani che concorrono a definire l'identità e la riconoscibilità del nostro Paese nel paesaggio globale. Qualità anzitutto del nostro cibo, qualità intesa come salubrità e come proprietà organolettiche, biodiversità e varietà. Sono tante le regioni italiane scolpite nei propri paesaggi – ciascuna a proprio modo – dagli oliveti e dalla loro coltivazione. Poi, sostenibilità ambientale e sociale, i temi su cui si è dibattuto ad Expo a Milano.
Naturalmente l'ulivo, l'olivicoltura, l'olio d'oliva sono anche un simbolo delle contraddizioni, delle difficoltà e delle sfide che investono tutte le produzioni agricole di qualità italiane, perché per farlo serve lavoro e fatica, poi ci si misura quotidianamente con gli accidenti della natura, purtroppo non solo di tipo climatico, e sono necessari investimenti e regole per tenere insieme la produzione e la qualità. C’è difficoltà, come è stato ricordato, a produrre reddito – lo diceva prima il presidente – e soprattutto a distribuirlo in modo equo lungo tutta la filiera, soprattutto nei territori più difficili. Anche questo è un elemento tipico delle nostre produzioni di qualità, purtroppo, aggiungo.
C’è difficoltà a stare nel mercato comunitario e soprattutto in quello globale, in una competizione che si è fatta molto più difficile, molto più accesa, in questi anni; talvolta si è fatta anche sleale, ed è il problema di cui ci siamo occupati principalmente noi. Una competizione sleale che viene da fuori ma anche da dentro, fuori dalle regole e con grave danno ai diritti dei consumatori, quando non alla loro salute, e certamente dei produttori che hanno investito nelle regole. Se questa è la premessa, serve tenere d'occhio anche il contesto dentro cui va iscritto questo capitolo non secondario, che è appunto quello della contraffazione. L'Italia è un grandissimo produttore, il secondo nel mondo, ma con problemi crescenti di quantità: la produzione è passata in cinque anni da circa 550 mila tonnellate a 302 mila. Siamo, però, anche il Paese campione di biodiversità, è stato detto (42 DOP, un IGP), che è la certificazione di un sistema Paese e una ricchezza senza paragoni. Sono circa 900 mila le aziende del settore, con un volume d'affari complessivo pari a 3 miliardi di euro, però in queste due cifre (numero delle aziende e volume d'affari) è iscritta anche la forza e la debolezza del nostro sistema. È quindi su questo quadro che si inserisce la strategia del Governo per consolidare i punti di forza e superare quelli di debolezza. Dopo l'accordo di filiera sottoscritto la settimana scorsa in sede di Conferenza Stato-regioni, è stato varato il piano olivicolo nazionale: è la prima volta nel nostro Paese, la prima volta dopo ventisei anni, mi diceva la relatrice.
A me spiace non aver trovato un riferimento in questo nelle parole del collega del MoVimento 5 Stelle, perché attesta un'iniziativa forte da parte del Governo e soprattutto un'iniziativa assunta insieme alle parti e alle regioni. Finalmente una strategia supportata da risorse rilevanti (32 milioni di euro) a cui possono e debbono aggiungersi anche quelli dei piani regionali; e poi, priorità condivise per accrescere quantità e qualità, che mai come in questo settore si tengono insieme, in quanto non è questione, invece, che riguarda tutte le produzioni di qualità del nostro Paese. Tutto ciò per promuovere gli investimenti, l'aggregazione e l'organizzazione degli operatori della filiera, la ricerca e la commercializzazione del prodotto dentro e fuori Italia. È in questo contesto, poi, che va tenuta la nostra discussione e le indicazioni al Governo su un fronte rilevante come quello del contrasto alla contraffazione, non perdendosi dietro un singolo particolare ma provando a costruire una strategia, a rafforzare una strategia. Alle conclusioni odierne contenute nella risoluzione che presentiamo in Aula siamo arrivati dopo un lavoro di indagine di moltissimi mesi in Commissione, fatto di ascolto... Fatto di ascolto di tutti gli attori aventi causa e anche di un adeguato confronto. Quindi il confronto c’è stato, e ha prodotto un risultato condiviso. Non siamo comunque all'anno zero, lo hanno ricordato tutti i gruppi, c’è una legge importante, la legge n. 9 del 2013, la cosiddetta «salva olio», che non è importante solo per l'Italia, perché è considerata una legge importante, apripista, anche da altri Paesi. Io credo vada messa a valore e soprattutto vada attuata pienamente.
Quella legge l'abbiamo voluta noi, ed è stata approvata da tutto il Parlamento: e ora anche voi ci dite che va attuata pienamente. Non siamo all'anno zero, non giriamo la testa dall'altra parte: è la prima indicazione che diamo al Governo, quella di rimuovere ogni ostacolo che ancora ne intralcia il funzionamento, e soprattutto consentire l'attuazione di tutte le sue parti e degli istituti che essa ha previsto.
La relatrice, l'onorevole Mongiello, due giorni fa ha sintetizzato quali sono oggi le pratiche più diffuse in termini di contraffazione dell'olio, in particolare extravergine di oliva, e sono state riprese nel dibattito generale e anche questa mattina. Sintetizzo: la trasformazione e la miscelazione con finalità di frode, che chiamano in causa la necessità di strumenti e strade diverse di contrasto – come ci viene suggerito anche dagli inquirenti, dalle procure, il cui lavoro meritorio, insieme a quello delle forze dell'ordine, va certamente ricordato e ringraziato anche in quest'Aula. Gli interventi a valle, è stato ripetuto più volte, non bastano, sono scarsamente efficaci: se quello che rileva è la sofisticazione o l'aggiunta di prodotto che non sono di qualità, bisogna aggredire il problema a monte. La risoluzione indica alcune azioni molto chiare e puntuali in questo senso, invito tutti i colleghi a leggerle. L'istituzione di un registro ufficiale delle rese produttive: in soldoni un albero, un uliveto, un territorio possono produrre una certa quantità di prodotto; è un fattore-spia significativo nella tracciabilità, capire se c’è più prodotto e che cosa ne accaduto. E legato a ciò naturalmente anche la possibilità conseguente di monitorare le giacenze, e rendere obbligatoria la classificazione delle stesse e la loro registrazione. È necessario informatizzare ed interfacciare pienamente le banche dati nazionali e regionali, implementando il SIAN: mi pare che anche questa sia una proposta condivisa, su cui tutti hanno insistito. Così come a corollario dei punti precedenti, c’è la piena tracciabilità del trasporto, del prodotto che viene dall'estero, ma anche del prodotto che lungo la filiera gira dentro il nostro Paese: una piena tracciabilità. Questi interventi, che la relazione formula come impegni vincolanti e precisi per il Governo, definiscono una strategia coerente che aggiorna e sviluppa quella di contrasto definita dalla legge: chiede di realizzarla pienamente, diciamo. Aggiungo solo una considerazione, per quanto ho sentito rispetto all'olio tunisino: è comprensibile la preoccupazione, in particolare dei nostri produttori. Ricordava il collega Gigli che siamo un Paese che produce tanto, esporta tanto, ma soprattutto consuma tanto olio: il doppio di quello che produciamo; e quindi l’import è molto significativo per noi, non è certamente con una politica autarchica che si risolve il problema. Ma per stare al punto, io non sono preoccupato dell'olio tunisino in sé: sono preoccupato dell'olio tunisino che è in noi, cioè di come viene immesso dentro le nostre produzioni. Ed è solo la tracciabilità, non la politica dei dazi, che può mettere un argine a questo problema: bisogna che lo prendiamo dal verso giusto (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) !
Dichiarazione di voto
Data:
Giovedì, 31 Marzo, 2016
Nome:
Davide Baruffi