Relatrice
Data: 
Martedì, 29 Marzo, 2016
Nome: 
Colomba Mongiello

 Doc. XXII-bis, n. 4

Grazie Presidente. Signor Presidente, colleghi deputati, è un onore, oltre che un piacere, intervenire in quest'Aula per illustrare il lavoro svolto dalla Commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione in relazione agli attacchi commerciali compiuti ai danni dell'olio d'oliva made in Italy; uno degli alimenti a fondamento della dieta mediterranea; uno dei prodotti che più e meglio identifica l'Italia nel resto del mondo; una delle testimonianze più affascinanti della nostra cultura millenaria agricola, sociale e politica. Il lavoro svolto con la collaborazione della magistratura, delle forze dell'ordine, delle associazioni di produttori agricoli e industriali, delle istituzioni centrali e territoriali ci ha consentito di essere qui oggi per trasmettere al Parlamento una serie di indicazioni e suggerimenti utili a migliorare concretamente e in modo partecipato l'ordinamento normativo che tutela e valorizza l'extravergine di oliva. 
È un prodotto che interessa direttamente e indirettamente 4-5 milioni di italiani (produttori, frantoiani, commercianti, braccianti, operai), che alimentano quella sapienza millenaria e sono costretti a contrastare pirati e criminali sempre più agguerriti, sofisticati, globalizzati, che sottraggono al sistema economico del nostro Paese decine di miliardi di euro, che mettono in crisi e in discussione perfino la nostra credibilità, anche istituzionale, presso i mercati e le istituzioni estere. 
Ecco perché il primo obiettivo da centrare è migliorare, innovandola, la rete dei controlli effettuati. Quelli a monte e a campione sul prodotto finito e imbottigliato si sono dimostrati inefficaci; ne servono di più e ne servono lungo l'intera catena produttiva, se vogliamo individuare e contrastare le frodi realizzate con l'uso di materie prime potenzialmente pericolose per la salute o di tecniche illecite per il confezionamento dell'olio extravergine. Un'iniziativa utile potrebbe essere l'individuazione e la validazione normativa di metodi capaci di certificare, su basi scientifiche, le caratteristiche organolettiche del prodotto e la sua origine geografica, così da garantire al cento per cento che sia italiano. 
Tutte le fasi della lavorazione devono essere attentamente monitorate, a partire dall'acquisizione delle partite di oli dall'estero. L'esperienza mostra che la trasformazione fraudolenta in extravergine di olio a basso costo proveniente da altri Paesi, come Spagna, Grecia, Tunisia, sia l'attività sistematica e organizzata di aziende che operano illecitamente e su vasta scala. Dobbiamo garantire la tracciabilità del trasporto dell'olio e la trasparenza della relativa documentazione, a partire dall'ingresso doganale e per tutte le fasi del trasporto interno. Abbiamo bisogno di potenziare il SIAN, integrandolo con tutte le fonti informative istituzionali nazionali e territoriali per le competenze nel settore agricolo, e impegnarci alla costituzione di un sistema analogo che valga per l'intera Unione europea. Dobbiamo favorire l'integrazione delle molte banche dati gestite separatamente dalle autorità di controllo, come già previsto dalla legge «salva olio» e non ancora realizzato. L'entrata in vigore del registro unico dei controlli e della vigilanza sulle produzioni agroalimentari vigilate – qui saluto il Viceministro Olivero –, la cui adozione è stata annunciata dal MIPAAF, può essere una svolta importante in direzione della razionale programmazione dei controlli. 
Oltre a migliorare l'esistente, bisogna saper innovare. L'approfondimento svolto dalla Commissione – io qui ringrazio tutti i membri che ne fanno parte, a cominciare dal presidente – ci fa ritenere che l'ambito del controllo sull'olio extravergine debba essere esteso a profili attualmente non monitorati; ad esempio, è opportuno introdurre forme di controllo delle rese degli uliveti fondate sulla realizzazione di una sorta di libro genealogico dell'ulivo, capace di evidenziare immediatamente sovrapproduzioni giustificabili esclusivamente con l'acquisto di materia prima di provenienza straniera o non prodotta localmente. 
Se vogliamo contrastare adeguatamente il fenomeno dell'olio di carta e la falsa fatturazione che lo alimenta, così come le inchieste dell'ultimo periodo dimostrano, possiamo rendere obbligatoria la classificazione e la registrazione del prodotto, arrivando anche a vietare la detenzione di extravergine nelle raffinerie di olio. I controlli amministrativi aiutano a prevenire il danno derivante dalla commercializzazione di extravergine taroccato, ma abbiamo bisogno anche di sanzionare adeguatamente chi commette reati assai offensivi della realtà economica, della libera concorrenza e dei diritti e della salute dei consumatori. 
Mi pare assodato che l'attuale assetto normativo in materia penale non sia soddisfacente, così come non lo sono le sanzioni previste. Su quest'ultimo fronte, ad esempio, emerge chiara l'esigenza di rendere effettiva l'interdizione dell'esercizio dell'attività imprenditoriale per chi commette reati di contraffazione e di frode previsti dall'articolo 15 della legge «salva l'olio». Di grande utilità potrebbe essere l'espressa dichiarazione del divieto di miscelazione dei processi di produzione dell'olio extravergine, rendendo applicabile l'articolo 515 del codice penale, che sanziona la frode in commercio. 
Altro punto importante, emerso durante i lavori della Commissione, è l'effettiva e puntuale applicazione delle norme sulla denominazione d'origine e sulla provenienza territoriale nazionale dell'olio extravergine. Ne abbiamo bisogno per contrastare adeguatamente l’italian sounding, peraltro, sapendo che tale prassi si consuma essenzialmente all'estero e in condizioni di assenza di tutela giuridica. 
Come ho già affermato nel corso della relazione e come sostenuto da gran parte degli auditi in Commissione, il primo e più semplice contributo che le istituzioni del settore possono dare alla lotta alla contraffazione è la piena applicazione della legge «salva olio». Questa, voluta dal Parlamento e approvata all'unanimità da entrambi i rami, contiene norme innovative tanto sul fronte della prevenzione (panel test, tappo anti rabbocco) che su quello della repressione (intercettazioni telefoniche, sanzioni amministrative e penali, restituzione dei contributi pubblici), così potenzialmente efficaci da essere prese a modello per la costruzione di un diritto penale agroalimentare. Sono tanto efficaci che la burocrazia ministeriale ed europea prova continuamente a frapporre ostacoli all'entrata in vigore della legge nella sua interezza; anche oggi, che siamo impegnati a discutere sull'opportunità o meno di depenalizzare alcune sanzioni, privandole
della necessaria forza preventiva e repressiva, o sulla richiesta di cancellare la data di scadenza delle etichette, come se l'olio fosse un cosmetico e non un elemento deperibile. A due anni di distanza dalla sua approvazione, la legge «salva olio» è pienamente in grado di funzionare: basterebbe applicarla con maggiore compiutezza, a maggior ragione dopo aver approvato e finalmente reso operativo il Piano olivicolo nazionale. 
Parlamento, Governo e regioni hanno deciso di investire una quantità ingente di risorse finanziarie per incrementare la produzione olivicola e migliorare la sua commercializzazione. Garantire la legalità e tutelare le qualità sono le azioni strategiche per la buona riuscita di questa operazione. 
Io ringrazio tutti i colleghi per il lavoro che abbiamo svolto in Commissione: un lavoro corale, provato anche dall'unanimità della approvazione definitiva della relazione in Commissione. Invito tutti a riflettere sull'importanza sociale e politica dei temi che ci pone e ci impone la contraffazione alimentare. In quest'Aula abbiamo già approvato diverse relazioni. Devo dire che è stato un ottimo lavoro svolto, nella sua interezza, dalla Commissione, a maggior ragione considerando che proprio in Italia, grazie alla straordinaria esposizione universale svolta a Milano, per mesi si è discusso di schemi normativi più innovativi e adeguati a tutelare e a valorizzare la tipicità dei prodotti della terra, a costruire alleanze virtuose tra gli Stati, le autorità di controllo, le forze dell'ordine, la magistratura, gli organismi scientifici, ad analizzare gli effetti delle frodi alimentari, per articolare politiche adeguate a tutelare i produttori e i consumatori. Noi, su questo tema, ovviamente siamo impegnati a lavorare, nell'interezza della Commissione, e il nostro compito è stato quello di cogliere pienamente l'esito dello sforzo di elaborazione compiuto in questi mesi per affermare il valore della salubrità del cibo. 
Con queste parole ho concluso, Presidente. Ringrazio tutti i membri della Commissione, ringrazio il Viceministro Olivero e spero che l'Aula sappia valutare e valorizzare, anche con la risoluzione che abbiamo appena depositato, il lavoro enorme fatto dalla Commissione, che si articola in oltre cinquanta pagine, che abbiamo depositato. Spero che i colleghi possano apprezzare lo sforzo di questa Commissione e anche il grande valore e il grande apporto che abbiamo voluto rappresentare all'intera Aula, per lo sforzo normativo che vi è stato.