Grazie, Presidente. La presente relazione, quella che stiamo illustrando oggi e che discuteremo e metteremo in votazione nei prossimi giorni, rappresenta un'indagine che possiamo definire davvero un caso di studio significativo per il tema della contraffazione. Si tratta, infatti, di un'indagine svolta sul distretto tessile di Prato, peculiare per l'eccellenza del prodotto tessuto, per il suo essere uno snodo geografico ed organizzativo fondamentale per tutto il comparto moda toscano, nazionale e di buona parte del continente europeo.
È stato, infatti, lo stesso sindaco della città, Matteo Biffoni, a definire in più occasioni la città ed il distretto di Prato il centro della produzione dei tessuti più importanti del mondo. Proprio questa centralità, assieme ad altre peculiarità, hanno convinto la Commissione di inchiesta ad avviare un'indagine sul distretto, sul fenomeno contraffazione, sugli strumenti messi in campo per l'azione di contrasto, sulla sua efficacia ed anche sulle ulteriori soluzioni da poter mettere in campo, sulle evoluzioni positive che Parlamento e Governo riterranno di adottare e accogliere.
Le peculiarità richiamate riguardano indubbiamente il legame profondo emerso fra la produzione e la commercializzazione di prodotti contraffatti, violazione delle norme sull'etichettatura, lavoro nero, criminalità organizzata. Ovviamente, non mi soffermo in questa mia relazione sui numeri ampiamente e dettagliatamente riportati dalla relazione. Mi soffermo su alcuni punti emergenti, che meritano la nostra attenzione.
Mi riferisco alle emergenze negative, da aggredire con decisione, nonché a quelle positive, che hanno visto in questo territorio una reazione molto forte delle istituzioni locali, delle forze dell'ordine, delle associazioni di impresa e sindacali, della regione Toscana; una reazione che conferma il rilievo di questa realtà produttiva. È una realtà che si attesta ancora come leader in Italia e in Europa con marchi importanti, con 20 mila addetti, con 2,9 miliardi di fatturato nel 2013 e 1,5 miliardi di export, accompagnati da una straordinaria capacità innovativa nel prodotto, nella costruzione di filiere sempre più attente alla qualità del prodotto e al suo impatto ambientale e sociale. La Commissione di inchiesta ha svolto missioni a Prato, ha svolto numerose audizioni durante i propri lavori, ascoltando e sollecitando i vari attori interessati, le istituzioni, le forze dell'ordine, l'Agenzia delle dogane, le organizzazioni di impresa e sindacali, i magistrati che hanno svolto numerose inchieste, la regione.
È innegabile il forte legame fra il fenomeno di illegalità connesso soprattutto alla violazione delle norme sull'etichettatura. Voglio ricordare come ci sia stato ripetutamente rappresentato dalle istituzioni e dalle imprese che abbiamo sentito che quotidianamente decine di TIR arrivano in questa comunità, trasportando tonnellate di rotoli di tessuto; di norma, arrivano di notte e sfuggendo per lo più ai controlli. Si tratta di tessuto proveniente da Pakistan, da Cina, etichettato come made in Italy, che viene utilizzato per il confezionamento di capi pronto moda di bassa qualità, sotto costo, quindi con prezzi di assoluta concorrenza, grazie anche ai bassissimi costi del lavoro.
E c’è un legame anche con la forte presenza della comunità cinese in questo territorio. I residenti sono passati, prendendo i dati del 1990 e del 2001, da 520 a 5 mila (parlo di numeri registrati, che hanno continuato a crescere). Se guardiamo il numero delle imprese, sempre facendo riferimento al 1990 e al 2001, si passa da 210 a 1.200 imprese, e questi numeri sono ovviamente ulteriormente cresciuti. Una comunità caratterizzata da un insediamento di produzione, spesso di vita, dentro a capannoni industriali, con ritmi e condizioni lavorative di sfruttamento e totale assenza di qualsiasi norma di sicurezza.
Su questo a lungo hanno indagato i magistrati, si sono attivate le istituzioni, i sindacati, c’è uno studio dettagliato di IRPET che ci è stato consegnato su questa materia. Quindi, conosciamo davvero moltissimo di questa situazione. Connessi all'indagine sono anche altri aspetti legati alla vera e propria contraffazione di marchi che riguardano poi la vasta area del tessile e degli accessori della moda, che vedono, oltre a Prato, Firenze, il Valdarno, Empoli e Pistoia. E sappiamo quanti sequestri quotidianamente continuano ad esserci in questo territorio.
Ecco, tutte queste aree sono interessate dall'arrivo di materia prima e dalla partenza per l'Italia e per l'Europa di merci illegali, che poi arrivano ovunque, con una diramazione ed uno snodo internazionale molto bene organizzato. A tale proposito, voglio citare tra gli ultimi grandi sequestri l'indagine svolta a Roma, la cosiddetta «operazione Commercity» del luglio scorso. Un'operazione che ha portato al sequestro di oltre 3 milioni di capi di abbigliamento provenienti, appunto, da Prato, al sequestro di quote societarie, di aziende, di immobili, di autovetture di lusso, di disponibilità finanziarie.
La procura di Roma, durante la conferenza stampa svolta nel luglio del 2015, ha parlato del lungo lavoro svolto per risalire tutta la filiera criminale, dal sequestro delle merci su strada, per ricostruire tutto quello che c'era dietro. Quindi, il percorso delle merci, per giungere fino ai prodotti provenienti dalla Cina, ma con l'intermediazione di fornitori ed imprese operanti a Prato. Quindi, ancora una volta, una specializzazione di questo distretto anche dal punto di vista organizzativo. Solo quell'operazione portava alla luce omesse dichiarazioni dei redditi per 44 milioni di euro, un'evasione dell'IVA per 7 milioni di euro; soltanto quell'operazione, lo sottolineo ancora una volta. Quindi, immaginate i numeri, se mettiamo assieme tutti i sequestri e tutte le indagini significative in materia di contraffazione nel tessile.
Prato, quindi, risulta un centro specializzato non solo per la peculiarità, da una parte, della presenza della manifattura cinese, ma anche, è bene dirlo con grande chiarezza, per la connivenza con imprese e professionisti locali, che hanno messo a disposizione capannoni, fingendo, quindi, a lungo di non vedere cosa avveniva al loro interno, e che hanno svolto attività di copertura, in alcuni casi anche producendo falsa documentazione fiscale, contabile, previdenziale. Un atteggiamento forse accentuato anche durante la fase della crisi economica.
Negli anni, in questa comunità c’è stata una reazione forte, come dicevo. Devo anche dire che molte delle norme varate negli anni recenti parlano molto di questa realtà. Mi riferisco alle tante proposte di legge sui money transfer; mi riferisco alla richiesta di negoziare in sede europea le norme sul made in e sull'etichettatura: una richiesta molto forte, che ci è stata sollecitata ulteriormente, anche durante le audizioni, dal mondo economico e produttivo di questo territorio.
Anche in virtù di questa reazione, sin dal 2007 si attivano i patti territoriali sulla sicurezza, le imprese e le camere di commercio si attivano nel certificare le proprie filiere e si reagisce, si cerca di reagire. Ma una vera e propria rottura di questo sistema va segnalata nel 2013, perché è nel 2013 che c’è un salto di qualità, legato alla tragica vicenda dei lavoratori cinesi morti nel rogo del capannone dormitorio, che tutti conoscerete.
Quella vicenda ha reso evidente, a chi ancora non avesse chiara la situazione, come occorresse un di più alla determinazione nella lotta alla contraffazione e, soprattutto, al legame profondo fra l'illegalità delle imprese e la violazione delle norme sul lavoro, lo sfruttamento, le filiere internazionali. Tema ogni volta ribadito con forza dalle procure che abbiamo ascoltato: dove c’è contraffazione, c’è lavoro nero, sempre. Da quel momento, dal 2013, nonostante fosse già in atto un coordinamento fra i soggetti istituzionali, si accentua la collaborazione a tutto campo ed entra in campo con grande forza la regione Toscana per volontà del suo presidente, Enrico Rossi, che promuove il patto per il lavoro sicuro nelle province di Prato, Firenze e Pistoia, insediando 70 giovani ispettori della sicurezza nei luoghi di lavoro e stipulando un protocollo di intesa con le procure di Prato, di Firenze e di Pistoia, per far sì che la segnalazione di violazione di reati penali derivanti dalle ispezioni e inviate dalla regione alle procure potesse avere un'accelerazione nella trattazione in sede giudiziaria, e così è stato.
L'iniziativa ha avuto un impatto molto positivo: in meno di un anno sono state controllate 2.600 aziende, delle 7 mila censite; entro il 2016 saranno controllate tutte quante. Il costo di questo progetto, di questo sforzo ulteriore messo in campo dalla regione, è stato ripagato dalle multe comminate. I controlli hanno portato all'adeguamento – questi sono i dati che ci sono stati illustrati durante l'audizione del presidente in Commissione – dell'83 per cento delle imprese cinesi. Quindi, chiaramente è una strada oculata, una strada giusta: controlli severi, sanzioni, ma anche l'accompagnamento di coloro che intendono mettersi in regola.
Ovviamente questo salto di qualità non esaurisce il tema. Sappiamo che l'attività di contraffazione – ne abbiamo parlato anche durante la scorsa settimana – ha un'enorme capacità di adattamento, di riorganizzazione, ma questa è una chiave di contrasto strategica, estendibile anche ad altre realtà del nostro Paese. È una chiave fondamentale, che parte dalla connessione, sempre presente, come dicevo prima, fra contraffazione e violazione delle norme su etichettatura e tracciabilità e sfruttamento del lavoro.
La relazione poi esamina molti altri aspetti, che io non voglio riprendere nell'illustrazione; i colleghi che vorranno potranno leggere la relazione e troveranno sicuramente molti dati interessanti. Io provo soltanto ad elencare alcuni punti rispetto ai quali noi proviamo, a conclusione di questa lunga attività di indagine, anche a sottoporre all'attenzione dell'Aula e del Governo alcune ipotesi di lavoro. Ho già citato il tema dei money transfer, sportelli tuttora in crescita, che si confermano essere il principale canale di circolazione finanziario, attraverso cui la contraffazione muove capitali ingentissimi. La relazione illustra i risultati di numerose operazioni, la crescita esponenziale in pochissimo tempo degli sportelli, la mole enorme di trasferimenti frazionati in operazioni da 999 euro in ogni sportello. Alcune norme sono già state adottate, ma noi riteniamo che si possa fare di più per lo status degli operatori, per l'accertamento di chi versa e così via.
Ancora, vi è il tema della certificazione etica delle filiere produttive. È un tema che ci è stato sottoposto dalle imprese stesse e che può aiutare a certificare, a controllare e a far crescere quel valore proprio del nostro made in Italy. Ancora, vi è il tema della tracciabilità dei prodotti e dell'etichettatura. Noi sappiamo che in questo caso c’è una partita ancora non conclusa con le istituzioni europee, che va affrontata, che va negoziata ulteriormente e di questo abbiamo discusso diffusamente, anche durante l'audizione del sottosegretario Gozi, alcune settimane fa. C’è il tema dell'aiuto a quelle imprese che vogliono mettere in campo un «di più» per certificare la qualità delle proprie produzioni. Mi riferisco alle strumentazioni tecnologiche anticontraffazione, che alcune imprese hanno iniziato a installare, a sperimentare e che noi dobbiamo aiutare ad adottare, anche con aiuti dal punto di vista degli investimenti. C’è il tema del coordinamento internazionale del sistema delle dogane. Io prima ho parlato dell'arrivo di queste tonnellate di tessuti attraverso il trasporto su gomma. Perché lo sottolineo ? Perché questo è uno dei punti evidenziati anche dall'Agenzia delle dogane. Per quanto riguarda gli sbarchi che avvengono nei nostri porti, le nostre dogane effettuano controlli molto forti, ma questo materiale per lo più arriva sbarcando nei porti del nord Europa, quindi superando tutti quei controlli che poi, una volta entrati in Europa, non vengono più effettuati sul materiale circolante. Ancora, c’è il tema dei controlli pubblici sulle attività d'impresa e del sostegno alle filiere del made in Italy.
Ho sintetizzato moltissimo sulle proposte che la Commissione sottopone all'attenzione del Governo e del Parlamento e non aggiungo molto altro, perché, come vi dicevo, la relazione è esaustiva e devo dire che queste relazioni hanno anche viaggiato in questi mesi, dopo la loro approvazione in Commissione, nei luoghi propri. Ci sono state discussioni a Prato con tutte le istituzioni coinvolte. Abbiamo presentato, insieme ad altre relazioni, anche questo lavoro ad Expo. Oggi, quindi, arriva in Aula e mi auguro che la discussione possa tradursi poi anche in provvedimenti adeguati.
La sintesi ultima non può che essere che il nostro made in Italy merita davvero tutto il nostro impegno per la valorizzazione delle imprese e della qualità del lavoro che lo produce e lo mette sul mercato e che le risorse, oggi sottratte alla trasparenza e alla legalità, vanno assolutamente riportate nella disponibilità delle imprese stesse e dello Stato. Questo lo dobbiamo a tutti i cittadini.