Signor Presidente, la Commissione parlamentare d'inchiesta sui fenomeni della contraffazione, come ricordava prima la collega Cenni, ha esaminato una questione di particolare significato non solo nel settore del tessile e della moda, ma, in generale, per l'intero tema della lotta alla contraffazione, quale quello del distretto produttivo di Prato, giungendo alla elaborazione di un'analitica relazione, di cui è stata relatrice la collega Cenni, che prima è stata sintetizzata.
Io, in particolare, mi soffermerò sui profili attinenti al rapporto tra contraffazione, sfruttamento della manodopera, rispetto della disciplina in materia di salute e sicurezza dell'ambiente di lavoro. Come è noto, il 1o dicembre 2013 sette lavoratori cinesi morirono nel rogo di un capannone industriale dormitorio. Questo drammatico incidente ha portato alla ribalta, anche nazionale, il fenomeno e ha chiamato le istituzioni a garantire una risposta adeguata, con strumenti più forti e con un maggiore coordinamento tra le istituzioni stesse. Proprio per rispondere a questa esigenza di coordinamento, come risulta dalla relazione, c’è stato un significativo impegno della regione Toscana, in particolare, e degli enti locali tutti, che ha promosso il patto per il lavoro sicuro nell'ambito delle province di Firenze, Pistoia e Prato, che ha previsto l'invio a Prato di ispettori del dell'azienda ASL per effettuare controlli in materia di igiene e sicurezza dei luoghi di lavoro. La regione si è occupata principalmente della questione della sicurezza nei luoghi di lavoro, con un progetto che ha visto i servizi dell'ASL regionale formare e poi assumere, con finanziamento della regione Toscana, settanta giovani ispettori della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Poi è stato stipulato un protocollo di intesa con la procura della Repubblica di Prato e con le procure della Repubblica di Firenze e di Pistoia, per far sì che le segnalazioni di violazioni e di reati penali, derivanti dalle ispezioni e inviate alla regione e alle procure, potessero avere un'accelerazione nella trattazione.
Inoltre, il presidente Rossi, audito, ha sottolineato il positivo impatto delle iniziative assunte, registrando un numero di controlli davvero cospicuo (2.600 controlli sulle 7000 imprese censite) e il riscontro di numerose gravi irregolarità attinenti ai macchinari non a norma, a impianti elettrici non a norma, a condizioni igieniche non regolari, all'esistenza di dormitori in fabbrica (ben 249 dormitori in fabbrica). Si è proseguito nei controlli, si sono irrogate una serie di sanzioni, che hanno comportato anche il recupero dei costi che sono stati sostenuti.
Lo spaccato che emerge in questo territorio rafforza, a nostro avviso, ulteriormente le ragioni che hanno condotto il Governo a elaborare un disegno di legge per fronteggiare il fenomeno del caporalato e dello sfruttamento della manodopera come elemento centrale e decisivo anche nella politica di contrasto ai fenomeni della contraffazione. Colpire le ricchezze illecitamente accumulate da parte di chi sfrutta i lavoratori è obiettivo dell'iniziativa, come ben sappiamo. Le misure proposte dal Governo sono misure particolarmente penetranti e repressive; si tratta di misure di prevenzione personale e patrimoniale, che vanno ad aggiungersi alle conseguenze di ordine penale. In particolare, viene introdotta la confisca del prodotto e del profitto del reato, oltre che delle cose utilizzate per la sua realizzazione, in modo che la decisione sulla destinazione di questi beni non sia più affidata alla valutazione discrezionale del giudice, caso per caso. Inoltre, si aggiunge anche il delitto di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, di cui all'articolo 603-bis del codice penale, all'elenco dei reati per i quali può operare la confisca cosiddetta estesa o allargata. Questa misura patrimoniale è stata introdotta per colpire le grandi ricchezze illecitamente accumulate, anche per interposta persona, dalla crimine organizzata e la sua applicazione non è subordinata all'accertamento di un nesso tra i reati enunciati nella norma di riferimento e i beni oggetto del provvedimento di confisca.
Come è evidente, questa norma può certamente essere estremamente utile nel contrasto ai fenomeni di sfruttamento della manodopera testé ricordati.
Le norme ovviamente servono, ma altrettanto importante è l'esperienza maturata a Prato anche sul fronte del coordinamento delle istituzioni e dei controlli: oltre alle esperienze prima citate, dopo i fatti del dicembre 2013 è stato possibile constatare come tutte le istituzioni competenti – prefettura, forze dell'ordine, magistratura, regione, comune di Prato, imprese e organizzazioni sindacali – abbiano operato in modo coordinato nell'ambito delle rispettive competenze per contrastare il fenomeno e favorire l'adozione di misure efficaci per il superamento del problema. Per cui ci sono stati i controlli a valle di cui abbiamo parlato, ma anche controlli a monte, al momento della costituzione delle imprese, controlli aventi carattere multidisciplinare; oltre che momenti di coordinamento nell'attività delle forze dell'ordine, delle istituzioni locali, del comando dell'Arma dei carabinieri, della Guardia di finanza, dei vigili del fuoco. Queste buone prassi, assieme alle novità legislative che il Governo ha ritenuto di proporre e che intende introdurre per sanzionare e colpire lo sfruttamento della manodopera, costituiscono elementi di grande rilevanza nell'elaborazione di una complessiva politica tesa a contrastare fenomeni di sfruttamento, e contrastare anche fenomeni di abuso della manodopera dipendente.