Data: 
Lunedì, 15 Giugno, 2015
Nome: 
Antonino Moscatt

 Doc. XVI-bis, n. 3

Grazie, Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, Ministro, sottosegretario, il lavoro fatto dal Comitato Schengen non può che essere considerato prezioso, importante, perché, in questi casi, preziose ed importanti sono le analisi che vengono proposte per affrontare il fenomeno, per conoscerlo meglio, perché è importante la scrupolosa conoscenza dei fatti, delle cifre e financo degli spunti, delle proposte che vengono messe in atto. La relazione, in alcuni casi, mostra una situazione di seria crisi, quasi emergenziale, ma questo lo percepiamo già, ogni giorno, nelle nostre comunità, lo riscontriamo dai fatti di cronaca (Ventimiglia, Tiburtina, Lampedusa, Milano), dall'esodo che si sta sviluppando in questi mesi, dagli sbarchi, dalla grande presenza di migranti nel nostro Paese e dalle, in alcuni casi, difficoltà ad accoglierli. Noi lo percepiamo dalla situazione che viviamo ogni giorno, che vivono i cittadini ogni giorno, ed è una situazione che guardiamo con lo stesso animo preoccupato che hanno i cittadini italiani. Preoccupazione sì, ma con la lucidità di chi sa che bisogna mettere in atto tutti gli sforzi possibili per governare il fenomeno e anche, permettetemi, con la consapevolezza di chi sa che in questi mesi il Parlamento e anche, e soprattutto, il Governo, hanno messo in campo, con coraggio, e rifuggendo in molti casi dalla facile demagogia e dal populismo, azioni concrete. La relazione e il lavoro del Comitato Schengen ne sono un esempio concreto. Il lavoro che si è fatto in Parlamento, le mozioni, le risoluzioni, che si sono approvate, il lavoro fatto dalle nostre Commissioni, sono un esempio concreto di come questo Parlamento ha voluto lavorare per coniugare il diritto alla sicurezza con il diritto all'accoglienza. 
  E poi l'azione del Governo, il potenziamento delle commissioni territoriali, la semplificazione delle procedure e di queste stesse commissioni per il rilascio del permesso di soggiorno, il potenziamento degli SPRAR, l'istituzione del fondo per i minori stranieri non accompagnati e il grande dibattito che proprio sui minori stranieri non accompagnati si è aperto e poi tutte le azioni di concertazione tra Stato e regioni, tra Stato e comuni, con il coinvolgimento dell'ANCI, con il coinvolgimento delle associazioni di categoria, con il coinvolgimento dei sindacati, cercando di fare rete, di fare sinergie. E poi Mare nostrum, che è stato bandiera del nostro lavoro, bandiera del nostro impegno, bandiera di una nazione che ha saputo con forza affrontare questo tema. 
  Un ringraziamento particolare a chi ha operato ogni giorno, dalle forze dell'ordine, ai militari della marina in quella operazione. E poi le continue sollecitazioni sulle regole di Triton per fare in modo che questa non si limitasse semplicemente a vigilare sulle coste. Insomma, potrei continuare sulle azioni, ma si può ben dire, caro sottosegretario, che – come si suol dire in questi casi – abbiamo fatto i compiti a casa e proprio perché abbiamo fatto i compiti a casa penso che dobbiamo sentirci nel pieno diritto di considerare questa discussione come l'ennesimo capitolo di quel dibattito che, dopo tanti anni, grazie all'impegno di questo Governo, grazie al suo impegno, si è finalmente aperto in Europa. Un dibattito legato ai temi dell'immigrazione, dell'accoglienza, certo, però oserei dire più in generale un dibattito sull'Europa che vogliamo, sul modo di fare Europa, sul modo di essere Europa, sul modo di stare insieme, di condividere non solo le risorse, ma anche le competenze e soprattutto le esigenze, le problematiche e le emergenze. Abbiamo fatto i compiti a casa; per questo chiediamo e le chiediamo di andare in Europa a chiedere con forza, con ancora più forza di come si è fatto fino ad oggi – perché fino ad oggi lo si è fatto – l'applicazione dell'articolo 17 del regolamento di Dublino. Le chiediamo non solo di chiedere l'applicazione dell'articolo 17, ma di porre con ancora più forza di quanto si è fatto fino ad oggi il tema dell'immigrazione come politica complessiva, come politica unitaria. Sarebbe follia immaginare una legge europea sull'immigrazione. Le chiediamo di immaginare insieme all'Europa come costruire nuovi rapporti di cooperazione che servirebbero a mitigare l'accesso in Italia, nelle nostre frontiere dei tanti migranti che arrivano. 
  Vede, le chiediamo tutto questo non per paura. Il nostro partito, il Partito Democratico, non ha paura: non ha paura dei migranti, non ha paura del diverso, non ha paura degli altri, né tantomeno ha il timore di affrontare un fenomeno così complesso e lo ha dimostrato. Glielo chiediamo non perché abbiamo paura, non perché l'Italia ha paura, ma perché crediamo in un principio alto, in un principio che sta alla base di tutto, che per i credenti e per i cristiani dovrebbe essere sacro e per quelli non credenti dovrebbe essere imprescindibile, ma sicuramente per tutti inviolabile, che è il principio del rispetto dell'essere umano, è il principio del rispetto della persona, il principio del rispetto dell'altro, un principio che è stato un punto di riferimento in tutte le politiche che questo Governo ha adottato in questi mesi sul tema dell'immigrazione, che è il principio che anima tutti quei volontari che in questi giorni si stanno adoperando in Italia per sostenere le associazioni di categoria e le cooperative nell'accogliere i migranti. È il principio che anima tutti questi sindaci a prescindere dal fatto che essi si trovino a Lampedusa, a Cuneo, a Milano o a Ventimiglia nell'accogliere e nell'osservare un sistema di accoglienza complessivo ed è il principio che anima tutte quelle forze dell'ordine italiane che ogni giorno lavorano e operano con impegno e dedizione per il rispetto della persona umana ed è il principio che fa capo ad ognuno di noi e ad ogni essere umano, il rispetto dell'altro ed è il principio che noi vorremmo che questa Europa rispettasse un po’ di più. 
  Da padri fondatori di questa grande comunità di destino, da padri costituenti di questa Europa straordinaria basata sui valori della pace e basata sui valori del rispetto e dell'accoglienza, vorremmo che, come stella polare del proprio agire, quest'Europa avesse il principio della solidarietà, il principio della condivisione delle esigenze e della necessità. Vorremmo che vedesse nei temi dell'immigrazione, non solo lo spauracchio da collocare di Stato in Stato, per capire soltanto in quali quote vengano divisi, ma quell'idea comune di grandezza di un popolo, che partendo proprio dall'immigrazione, dall'accoglienza, dal senso del rispetto degli altri mostra la sua grande forza. È una forza di solidarietà, una forza appunto che rispetta quel principio inviolabile di cui noi, questo Parlamento, questo Governo, andiamo fieri, che questa popolazione, questo popolo italiano, ogni giorno dimostra nella preoccupazione – ripeto nella preoccupazione – di volere mantenere come bandiera principale, e che, appunto, è il principio del rispetto della persona umana.