Discussione congiunta sulle linee generali - Relatore sui disegni di legge nn. 3304 e 3305
Data: 
Mercoledì, 23 Settembre, 2015
Nome: 
Fabio Melilli

 A.C. 3304 e A.C. 3305

Signor Presidente, come è noto il rendiconto generale dello Stato è costituito da due parti: il conto del bilancio e il conto del patrimonio. Al rendiconto è allegata per ciascuna amministrazione una nota integrativa che è articolata per missioni e programmi. Il rendiconto è corredato dal rendiconto economico al fine di integrare...
Grazie, Presidente. Il rendiconto, dicevo, è corredato dal rendiconto economico e questo, naturalmente, al fine di integrare la lettura dei dati finanziari con tutte le informazioni economiche che sono riferite dai centri di costo delle amministrazioni centrali dello Stato. Al rendiconto è allegata una relazione illustrativa delle risorse che sono impegnate per finalità di protezione dell'ambiente e l'eco-rendiconto dello Stato. 
Venendo al contenuto del provvedimento, i primi tre articoli espongono i risultati complessivi relativi alle amministrazioni dello Stato per l'esercizio 2014 e sono riferiti, rispettivamente, alle entrate e agli accertamenti, che sono pari a 840.159,6 milioni di euro, mentre le spese sono pari a 810.587,4 milioni di euro e naturalmente la gestione finanziaria di competenza, che è intesa come la differenza tra il totale di tutte le entrate accertate e il totale di tutte le spese, evidenzia un avanzo di 29.572,2 milioni di euro. 
Rispetto all'articolo 4, che espone la situazione finanziaria del conto del Tesoro, essa evidenzia, al 31 dicembre 2014, un disavanzo di 247.260,8 milioni di euro. Rispetto al patrimonio dello Stato al 31 dicembre 2014, di cui al conto generale del patrimonio, risulta un'attività per un totale di 968,6 miliardi di euro e passività per un totale di 2.660,1 miliardi di euro. 
Gli articoli da 7 a 9 espongono, naturalmente, i dati relativi ai conti consuntivi delle aziende e delle amministrazioni autonome. 
Nel loro insieme i risultati della gestione di competenza, pur evidenziando un miglioramento rispetto alle previsioni definite dagli stessi, così come indicati nella legge di assestamento 2014, denotano, però, un peggioramento dei saldi rispetto ai risultati conseguiti nel 2013. Il saldo netto da finanziare del bilancio dello Stato presenta un valore negativo pari a meno 52,8 miliardi di euro, con un peggioramento di circa 24,8 miliardi, ma un miglioramento rispetto alle aspettative che erano programmate per circa 10 miliardi, perché era previsto attestarsi, nel 2014, ad un valore negativo di meno 62,8 miliardi. 
Rispetto agli altri saldi, si evidenzia la netta flessione registrata dal risparmio pubblico, che dopo essere sceso nel 2013 a 39,7 miliardi, rispetto ai 48,5 miliardi del 2012, si attesta a un valore positivo pari a 18,4 miliardi di euro. Così si conferma un'inversione di tendenza al miglioramento annuale del valore di segno positivo, che era iniziata nel 2009. Anche in questo caso, comunque, il risultato è migliore delle corrispondenti previsioni definitive. 
Il dato del ricorso al mercato finanziario si attesta a 260 miliardi, in crescita consistente rispetto sia al 2013 sia al 2012 e, anche non considerando il minimo attinto nel 2011, è anche superiore ai livelli toccati nel biennio 2009-2010 (intorno ai 210 miliardi di euro). Se ne conferma comunque, anche per esso, il sensibile miglioramento rispetto alla previsione definitiva, che lo stimava in 289,7 miliardi. Ad ogni modo, sia il saldo netto da finanziare sia il ricorso al mercato, che sono stati registrati nel 2014, sono rimasti nettamente al di sotto del tetto che, come è evidente, è stato stabilito dalla legge di stabilità 2014. 
Sulla base di un'analisi, seppur sintetica, del confronto 2013-2014 relativo all'andamento delle entrate fiscali accertate, che hanno raggiunto un valore pari a 550.187 milioni, si rileva innanzitutto il loro decremento per circa 3,8 miliardi, a fronte di un incremento pari a circa 8 miliardi registrato nel 2013 rispetto al 2012. Questo decremento è interamente dovuto a minori entrate correnti, sia sul versante delle entrate tributarie sia delle entrate extratributarie. A questa flessione si contrappone, però, un incremento di 2,1 miliardi rispetto al 2013 per le entrate relative al Titolo «Alienazione ed ammortamento di beni patrimoniali e riscossione di crediti». 
Per quanto concerne l'andamento delle entrate tributarie, nel 2014 si evidenzia una riduzione sia delle imposte sul patrimonio e sul reddito sia delle imposte sulla produzione: queste riduzioni sono per 7,7 miliardi sulle imposte sul patrimonio e sul reddito e per 672 milioni (-1,9 per cento) sulle imposte sulla produzione. Risultano, però, in aumento le tasse e le imposte sugli affari di circa 3,5 miliardi (+2,3 per cento). Per le entrate extratributarie, i peggioramenti riguardano i proventi dei servizi pubblici minori e i recuperi, rimborsi e contributi. In miglioramento, però, per circa 1,1 miliardi di euro, sono gli accertamenti relativi agli interessi su anticipazioni e crediti vari del Tesoro. È notevole l'aumento delle entrate registrate in relazione all'alienazione e all'ammortamento di beni patrimoniali. Questo incremento è quasi interamente ascrivibile alla vendita di beni ed affrancazione di canoni. 
Rispetto alle spese finali, si può osservare come la spesa di parte corrente abbia generato impegni per 526.195 milioni di euro (in aumento del 3 per cento), mentre quella in conto capitale è stata di 76.830 milioni di euro (in aumento del 7,9 per cento). Per quanto riguarda il conto dei residui, l'entità dei residui è rimasta su livelli consistenti, registrando, però, una diminuzione sul lato delle entrate, anche a seguito del processo di riaccertamento straordinario dei residui, che ha inciso in maniera molto rilevante nel sistema pubblico, e, con riguardo a quelli attivi, ha prodotto una diminuzione di quelli provenienti da esercizi precedenti. 
In sintesi, il conto dei residui, al 31 dicembre 2014, espone residui attivi per 209.127 milioni e residui passivi per 113.253 milioni. Per la gestione di cassa emerge un andamento analogo a quella di competenza, con risultanze che, pur evidenziando un miglioramento rispetto alle previsioni definitive, denotano comunque un peggioramento dei saldi rispetto ai risultati conseguiti nel 2013. 
Il Conto generale del Patrimonio comprende, come noto, le attività e le passività finanziarie e patrimoniali e la dimostrazione dei vari punti di concordanza tra la contabilità del bilancio e quella patrimoniale. Dai risultati generali emerge un'eccedenza passiva di 1.691,6 miliardi, con un peggioramento di 129,6 miliardi rispetto alla situazione patrimoniale a fine 2013 e da un aumento delle passività (+99,1 miliardi). Il risultato riconferma, peraltro, gli andamenti negativi registrati negli anni dal 2004 in poi, con l'eccezione del 2009. 
Il totale delle attività ammonta a 968,6 miliardi, mentre il totale delle passività ammonta a 2.660,1 miliardi, e si riferisce, come è ovvio, interamente a passività di natura finanziaria. Rispetto alla chiusura dell'esercizio 2013, l'entità delle passività finanziarie ha registrato un incremento di 99,1 miliardi di euro. Rispetto alla legge di assestamento, che analizziamo insieme, nel disegno di legge di assestamento gli unici stati di previsione della spesa che sono stati interessati da rimodulazioni di fattori legislativi sono quelli relativi ai Ministeri dell'ambiente, della difesa e dei beni e delle attività culturali e del turismo. Nel corso dell'esame presso il Senato sono stati approvati alcuni emendamenti, che hanno riguardato gli articoli 2 e 3 del provvedimento e alcuni stati previsionali della spesa. 
Rispetto ai saldi di competenza del bilancio dello Stato risultanti dal disegno di legge di assestamento, la relazione al provvedimento evidenzia, in termini di competenza, al netto delle regolazioni debitorie e contabili, un miglioramento del saldo netto da finanziare. Nel complesso, il saldo nelle previsioni assestate si attesta ad un valore di -52.334 milioni, rispetto ad una previsione iniziale di -53.647 milioni. Al netto delle regolazioni debitorie e contabili, il miglioramento del saldo rispetto alle previsioni iniziali, pari a 1.313 milioni di euro, è dovuto per 817 milioni alle variazioni per atto amministrativo e per 496 milioni di euro alle variazioni proposte dal disegno di legge di assestamento che stiamo prendendo in considerazione. 
Per quanto concerne gli altri saldi, il risparmio pubblico (il saldo corrente) registra un lieve peggioramento rispetto alla previsione iniziale, attestandosi a -18.153 milioni. Il ricorso al mercato, invece, evidenzia un miglioramento significativo di oltre 7 miliardi (naturalmente, questo dato comprende anche le regolazioni debitorie). 
Passando alle variazioni di competenza proposte dal provvedimento, a nostro avviso le stesse risultano coerenti con il rispetto dei saldi di finanza pubblica indicati nel Documento di economia e finanza 2015 presentato ad aprile scorso. In termini di competenza, al netto delle regolazioni debitorie e contabili, le proposte di assestamento del disegno di legge in esame determinano un miglioramento del saldo netto da finanziare, che è ascrivibile principalmente ad un'importante riduzione della spesa per interessi. Per la gran parte, però, questa riduzione è compensata da una riduzione delle entrate finali, ed in particolare di quelle tributarie, e da un aumento delle spese primarie. 
La riduzione delle entrate, infatti, riguarda esclusivamente le entrate tributarie e l'aumento delle spese è dovuto a variazioni per atto amministrativo ascrivibili alle spese primarie. Oltre ai 7.300 milioni di maggiori spese derivanti dal decreto legislativo n. 175 del 2014, di cui abbiamo già detto, la relazione illustrativa evidenzia la rimodulazione nell'ambito della spesa di 983 milioni, per effetto dell'introduzione da parte del decreto legislativo n. 22 del 2015 in materia di ammortizzatori sociali. Ha inciso anche la prestazione di assicurazione sociale per l'impiego (NASPI), l'indennità di disoccupazione per i lavoratori Cocopro, del finanziamento dell'assegno di disoccupazione. Per contro, invece, la proposta di assestamento prevede una riduzione complessiva delle spese finali (-3. 586 milioni), su cui influisce in maniera preponderante la riduzione della spesa per interessi, che sconta l'aggiornamento del profilo dei tassi di interesse sui titoli di Stato per 5.434 milioni e la riduzione degli interessi passivi sui conti correnti di tesoreria per 2.600 milioni. 
Nell'ambito delle entrate tributarie assumono un rilievo particolare le variazioni in diminuzione relative all'IRES (- 2.358 milioni), all'IVA (- 2.505 milioni) e all'accisa sui prodotti energetici (-1. 267 milioni) e gas naturali (- 478 milioni). 
Per quanto riguarda, invece, le variazioni in aumento, ragionando sulle più significative, si segnalano quelle relative alle imposte sostitutive sui redditi da capitale e sulle plusvalenze (+ 891 milioni), all'IRPEF (+ 424 milioni), a quelle gravanti sui giochi ( + 600 milioni) e sugli apparecchi e congegni di gioco (+ 223 milioni). 
La proposta di aumento delle entrate extra-tributarie deriva principalmente dalla partecipazione agli utili di gestione della Banca d'Italia e ai dividendi dovuti dalle società partecipate per 267 milioni. 
Per quanto concerne le spese finali, le variazioni proposte dal provvedimento presentato dal Governo determinano una riduzione complessiva di 3.586 milioni di euro. Tale riduzione interessa prevalentemente le spese correnti. C’è una significativa proposta di diminuzione di quelle per interessi, che decrescono di oltre 7.789 milioni rispetto alle previsioni iniziali, grazie al più favorevole profilo dei tassi di interesse sui titoli di Stato. 
Una ulteriore diminuzione della spesa per interessi, per 2.600 milioni, deriva da minori esigenze per gli interessi corrisposti sui conti correnti di Tesoreria, in parte correlata anche alla trasformazione di alcuni conti da fruttiferi a infruttiferi, per effetto delle norme contenute nella legge di stabilità 2015. 
Questo andamento di spesa per interessi viene parzialmente compensato dalla proposta di aumento di altre spese correnti, che, al netto di quelle per interessi, salgono di 4.665 milioni. 
Anche per le spese in conto capitale, la proposta di assestamento determina una riduzione di 462 milioni di euro.
In termini di cassa, il disegno di legge registra, al netto delle regolazioni debitorie e contabili, un peggioramento del saldo netto da finanziare, che si attesta a -136.581 milioni, con un peggioramento di 23.500 milioni rispetto alla previsione di bilancio. 
Da ultimo, Presidente, rispetto ai residui, la consistenza dei residui passivi alla fine dell'esercizio finanziario 2014 presenta un incremento di 29.142 milioni rispetto all'analoga consistenza accertata alla chiusura dell'esercizio precedente (83.650 milioni alla fine del 2013). 
L'aumento della consistenza dei residui finali è imputabile ad un incremento sia di quelli di parte corrente, sia di quelli in conto capitale e la maggiore consistenza dei residui passivi finali è correlata soprattutto alla maggiore costituzione di quelli di nuova formazione, che derivano dalla gestione della competenza nel 2014 e che ammontano a 76.226 milioni. Solo questi rappresentano il 67,6 per cento della consistenza complessiva dei residui finali. 
A determinare questa consistenza, che è di grande significato, dei residui di nuova formazione di parte corrente hanno concorso gli aggregati relativi al complesso dei trasferimenti ad amministrazioni pubbliche per 32.723 milioni e alle famiglie per 5.863 milioni, le poste correttive e compensative delle entrate ed anche i redditi da lavoro dipendente e i consumi intermedi. 
Per quanto concerne i nuovi residui di conto capitale, essi riguardano, soprattutto, i contributi agli investimenti ad imprese, determinati, in particolare, dalle Ferrovie dello Stato e da altri trasferimenti in conto capitale. 
Con riferimento alla spesa complessiva l'ammontare dei residui passivi, compresi, naturalmente, quelli relativi al rimborso dei prestiti, risultanti alla chiusura dell'esercizio è pari a 113.254 milioni.