Presidente, i provvedimenti che stiamo esaminando, il rendiconto e l'assestamento del bilancio dello Stato, vanno naturalmente inseriti nella strategia di programmazione economica di natura pluriennale che il Governo si è dato contestualmente al suo insediamento nel 2014. I principali obiettivi di questa strategia sono il rilancio della crescita, com’è noto, e dell'occupazione, attraverso un'azione di riforma strutturale e di stimolo agli investimenti, sia pubblici che privati; un'impostazione della politica di bilancio favorevole alla crescita, in un quadro di consolidamento delle finanze pubbliche, così da ridurre in misura via via crescente il rapporto tra debito e prodotto interno lordo, la riduzione del carico fiscale e la maggiore efficienza della spesa e dell'azione delle pubbliche amministrazioni, così come è obiettivo del Governo il miglioramento della capacità competitiva del nostro Paese.
Questa strategia sta dando oggettivamente i suoi primi risultati, come è stato evidenziato nel Documento di economia e finanza dello scorso aprile. Nel 2015, dopo tre anni consecutivi di contrazione, l'economia italiana è tornata a crescere e con essa è tornata a crescere l'occupazione. C’è oggettivamente un indebolimento di questo periodo, le cui cause sono da ricercare sicuramente nel peggioramento del quadro internazionale per il rallentamento delle economie emergenti, nella debolezza protratta dell'eurozona, nella accresciuta volatilità sui mercati internazionali, e non da ultimo, naturalmente, nei rischi geopolitici di questo nostro tempo. Questi elementi si riflettono sui dati contenuti nel disegno di legge A.C. 3973, che è il rendiconto generale dall'amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2015, rispetto al quale credo sia opportuno sottolineare il buon andamento dalla gestione di competenza, che ha fatto registrare lo scorso anno un miglioramento dei saldi rispetto alle previsioni, miglioramento che si concretizza anche rispetto ai risultati raggiunti nel 2014.
Grazie al buon andamento delle entrate finali, il saldo netto da finanziare presenta nel 2015 un miglioramento di oltre 11 miliardi rispetto al saldo registrato nel 2014 e il valore del risparmio pubblico presenta un andamento migliore delle previsioni, anche se negativo naturalmente, perché è riconducibile ad un'impostazione di politica fiscale espansiva. Sia il saldo netto da finanziare, che il ricorso al mercato che abbiamo registrato nel 2015, sono rimasti nettamente al di sotto del limite che il Parlamento ha stabilito con la legge di stabilità per il 2015, anche grazie al positivo andamento delle entrate finali rispetto a 2014, specie quelle tributarie, riconducibili tra l'altro agli interventi del Governo in materia di semplificazione fiscale e dall'altra parte anche rispetto alla scelta della dichiarazione dei redditi precompilata.
Per quello che invece concerne le spese, a fronte di un incremento di quelle correnti per interventi a sostegno della crescita e alla promozione dell'equità, il dato apparentemente negativo di riduzione delle spese in conto capitale è largamente riconducibile al buon esito del processo di pagamento dei debiti pregressi della pubblica amministrazione. Una scelta molto netta che questo Parlamento e il Governo hanno operato, che aveva determinato evidentemente nel biennio precedente una straordinaria immissione di liquidità nel nostro sistema. Del resto, il Governo in carica ha mostrato un rigore ineccepibile nella costruzione dei dati contabili, nella formulazione delle previsioni che si sono mostrate le più corrette negli anni che vanno dal 2009 al 2015, in particolare nel 2015, in cui si erano previsti una crescita – se ricordiamo – tra lo 0,7 e lo 0,9 per cento (la crescita è stata dello 0,8) e un rapporto deficit-PIL al 2,6 per cento (così è stato), come la stabilizzazione del rapporto debito-PIL, che è puntualmente avvenuta.
Il disegno di legge di assestamento, invece, del bilancio per l'esercizio 2016 va inserito in un contesto internazionale che evidenzia un rallentamento globale della nostra economia, dell'economia mondiale, i cui segnali si andavano accumulando peraltro già da tempo. La minaccia del terrorismo, la crisi delle migrazioni, la Brexit, hanno avuto, e stanno continuando ad avere, un impatto negativo sulla crescita italiana e la portata di questi fenomeni impone un ripensamento – credo un ripensamento non più rinviabile – sul futuro dell'Unione europea, che ha bisogno di essere rilanciata quale opportunità di crescita e di occupazione. Proprio su questi aspetti il Governo italiano ha avviato da tempo un confronto continuo, serrato, costruttivo, con la Commissione europea, finalizzato a consolidare a livello europeo l'azione di sostegno alla creazione di occupazione attraverso un'incentivazione alle politiche di investimenti, e riforme che cambino in modo strutturale le potenzialità del nostro Paese, e una gestione responsabile delle finanze pubbliche; obiettivo che non abbiamo mai declinato, con l'obiettivo appunto di ridurre il debito pubblico italiano che rappresenta comunque sempre una grande anomalia.
Va sottolineato in ogni caso come, malgrado un andamento dell'economia ancora debole, l'indebitamento si sia mantenuto entro il limite del 3 per cento e che in termini strutturali siamo molto vicini al pareggio di bilancio. A riprova di ciò, nonostante una crescita più fragile del previsto, i conti pubblici, seppure con un andamento meno favorevole rispetto alle previsioni, sono ampiamente sotto controllo e il saldo netto da finanziare, fissato dal disegno di legge di assestamento per il 2016, pur evidenziando in termini di competenza un peggioramento rispetto alle previsioni iniziali di bilancio per circa un miliardo di euro, rientra nel limite massimo stabilito dalla legge di stabilità per il 2016, ed è fissato in 35.400 milioni di euro.
Per quanto riguarda gli altri saldi, mentre il risparmio pubblico presenta un andamento analogo, il ricorso al mercato registra invece un miglioramento di oltre 1,6 miliardi.
Le variazioni di competenza che il disegno di legge di assestamento oggi propone risultano coerenti con il rispetto dei saldi di finanza pubblica indicati nel DEF 2016, presentato nello scorso aprile. Il peggioramento del saldo netto da finanziare deriva, mi pare di poter dire, esclusivamente dalle variazioni di bilancio che sono state apportate con atti amministrativi, mentre la proposta del disegno di legge di assestamento migliora il saldo per 243 milioni di euro. Questo miglioramento va attribuito alla riduzione della spesa per interessi di 4,6 miliardi di euro. È un dato di sicuro significato compensato da un lato da una riduzione delle entrate, soprattutto quelle tributarie, per 3,5 miliardi di euro, determinata dall'adeguamento al quadro macroeconomico contenuto nel DEF, e dall'altro da un aumento delle spese primarie per circa 2,6 miliardi di euro, determinato quasi totalmente, in gran parte, dai trasferimenti alle regioni, quasi 4 miliardi di euro, un incremento neutrale naturalmente a livello di indebitamento netto della P.A..
Rispetto all'articolato, va segnalato all'articolo 4, comma 2, che aumenta di circa 955 milioni per l'anno 2016 la dotazione del Fondo che è stato istituito presso il MEF, ripartito annualmente con decreto del Presidente del Consiglio i ministri, di cui all'articolo 1, comma 200, dalla legge n. 190 del 2014, per far fronte ad esigenze indifferibili che si dovessero manifestare nel corso della gestione. Vorrei ricordare che nel bilancio 2016-2018 il Fondo presenta una dotazione di 781,5 milioni di euro per il 2016, di 985,5 per il 2017 e 519,2 per il 2018. Faccio questo riferimento rispetto a qualche polemica, anche un po’ pretestuosa, se mi permette, che è stata sollevata da alcuni esponenti dell'opposizione, perché credo che invece vada accolta positivamente la decisione del Governo di accantonare prudenzialmente alcune risorse per far fronte a esigenze indifferibili. Lo dico non soltanto alla luce dei più recenti andamenti dell'economia, lo dico – e lo dico da aretino – anche alla luce della drammatica situazione che si è venuta a creare nei comuni delle Marche, del Lazio, dell'Umbria, con gli eventi sismici del 24 agosto scorso. Vorrei ricordare, tra l'altro, che i primi interventi che il Governo ha finanziato in aiuto alle popolazioni terremotate sono stati finanziati con un Fondo apposito che abbiamo rafforzato, io credo anche lì molto opportunamente, con la legge di stabilità.
Più in generale, comunque, come preannunciato dal Presidente del Consiglio, il controllo esercitato dal Governo sui conti pubblici e la serietà oggettiva riconosciuta rispetto al percorso di riforme, ci permetteranno di inserire all'interno della prossima legge di bilancio sicuramente misure in favore della crescita e ulteriori interventi a tutela delle categorie più colpite dalla crisi: sblocco dei contratti, tagli ai contributi per le partite IVA non iscritte agli ordini, bonus per la formazione di insegnanti, contributi alle pensioni minime, flessibilità, incremento delle risorse per il contrasto alla povertà. Si continua naturalmente e coerentemente con l'azione del Governo rispetto all'assunto che questo nostro Paese ha bisogno di crescita e di investimenti e credo che questo sarà il dibattito che appassionerà sicuramente questo nostro Parlamento in occasione della prossima legge di stabilità, della prossima legge di bilancio.