Data: 
Mercoledì, 25 Marzo, 2026
Nome: 
Silvia Roggiani

Grazie, Presidente. È l'estate del 1953, l'anno in cui a Milano viene inaugurato il Museo della scienza e della tecnica, l'anno in cui nella Sala delle Cariatidi, a Palazzo Reale, fu esposto Guernica di Picasso. In quell'estate, Strehler e Grassi affittarono il Piccolo Teatro a 45.000 lire a tre attori praticamente sconosciuti, Franco Parenti, Giustino Durano e Dario Fo, che misero in scena Il dito nell'occhio, una satira sociale contro la guerra, la corruzione e il lavoro nero, che poi subì pesanti censure in tournée.

Dario Fo era figlio di un capostazione e di una contadina, a cui peraltro era stato predetto che il figlio avrebbe vinto il Nobel. Venuto a Milano da Sangiano, nel varesotto, è stato attore, regista, autore, ma soprattutto uomo di teatro. Una voce libera, irriverente, scomoda e potente. Con Franca Rame, compagna di vita, di teatro e di lotte, ha montato e recitato migliaia di spettacoli nei teatri, ma anche nelle fabbriche occupate, nelle università in lotta, nelle carceri e nelle piazze. Prima le commedie, come Chi ruba un piede è fortunato in amore oppure Settimo: ruba un po' meno, per arrivare a un teatro ancora più politico con testi come L'operaio conosce 300 parole, il padrone 1.000, per questo lui è il padrone o Morte accidentale di un anarchico, riandato in scena proprio qualche settimana fa al Carcano, o l'indimenticabile Mistero buffo o, ancora, Coppia aperta, quasi spalancata, che ha avuto più di 700 produzioni in tutto il mondo.

Dario Fo, con Franca Rame, a teatro portava, con la sua straordinaria ironia e intelligenza, la critica alle ingiustizie, la rabbia e l'orgoglio delle radici popolari, che voleva ben piantate nel teatro. La sua satira si scagliava ferocemente contro il potere; dalla parte degli ultimi e degli oppressi sempre. Dario Fo è stato un uomo profondamente politico che ha sempre mantenuto un impegno civile fortissimo, mai neutrale. Inventore del grammelot, studiato nelle università, che voleva essere un linguaggio universale. È stato parte di una sinistra che viene difficile catalogare e forse non lo avrebbe voluto nemmeno lui, rivendicando la sua libertà di pensiero. Venticinque anni fa, sugli schermi di Rai Uno, lui, Celentano, Gaber, Jannacci e Albanese hanno suonato e cantato quella favola in versi Ho visto un re e mentre cantavano si divertivano e si capisce che si divertivano perché non credevano affatto che “sempre allegri bisogna stare, che il nostro piangere fa male al re”. Hanno pensato, creduto e - ciascuno, a suo modo - si sono battuti perché anche chi è nato povero avesse diritto alla sua parte di felicità. Quando vinse il Nobel disse che anche i giullari finalmente venivano presi sul serio, per ironizzare sulle critiche che quel premio suscitò. Prima di lui, solo Carducci, Deledda, Pirandello, Quasimodo e Montale.

A Franca ha dedicato metà della medaglia del Nobel, la quale Franca, a dei giornalisti che le chiedevano: “Ma scusi, lei come si sente adesso ad essere la moglie di un Nobel? Come si fa con un monumento in casa?”, con la sua ironia ha risposto alla domanda: “Non sono preoccupata, non mi sento a disagio perché mi sono sempre allenata. Tutte le mattine faccio le flessioni, mi piego in due, appoggiando le mani a terra, così mi sono abituata a diventare piedistallo al monumento e ci riesco benissimo”. Impossibile ricordare Dario Fo senza ricordare Franca Rame. Un amore durato sessant'anni, un sodalizio artistico e di vita, pur con tempeste e burrasche. Indimenticabile il fax di 12 metri che Dario Fo le inviò dopo la sua dichiarazione a distanza, dalla Carrà nel 1987.

Chiudo con le sue parole, le parole di Dario Fo: “In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta. Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste. Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa”. Con l'augurio a noi, a cent'anni dalla nascita di un gigante come Dario Fo, che le sue parole e la sua vita scuotano anche le nostre menti, le nostre teste e le nostre certezze. Grazie, Dario Fo.