Grazie. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Enrico Liverani aveva 39 anni. Assessore comunale da poco più di un anno, era candidato sindaco del PD per il comune di Ravenna alle elezioni amministrative del prossimo anno. Enrico era un uomo sensibile e colto, che amava leggere – divorava i libri – ma non esibiva la sua cultura. Era un uomo che sapeva dialogare ed unire, come dimostra il fatto che la sua candidatura, la candidatura di un giovane e nuovo alla vita amministrativa della città, non usciva da una competizione interna o da un conflitto generazionale, ma dalla condivisione e dall'accordo di tutti dentro al suo partito. Era questa una caratteristica di Enrico, cioè la capacità di ascoltare e di rispettare chi ha opinioni diverse e di cercare poi un punto d'incontro tra differenze, quella sintesi possibile che permette di prendere una decisione e non costringe a rimandarla. Enrico sapeva ascoltare tutti e, dopo aver ascoltato tutti, sapere decidere.
Credo che non fosse una sua dote innata. Credo che avesse imparato ad ascoltare prima di parlare quando lavorava come educatore per una cooperativa sociale. La sua formazione, dopo gli studi, comincia proprio così, come operatore sociale sul campo, nei servizi a contatto quotidiano con i bisogni delle persone, soprattutto dei più deboli, e con le difficoltà della vita.
Seguì l'impegno sindacale nella CGIL, prima a Ravenna e poi nella segreteria regionale dell'Emilia Romagna, dove ricopriva l'incarico di segretario regionale della funzione pubblica.
Enrico era un uomo di sinistra, orgogliosamente di sinistra, ed era un sindacalista, un bravo sindacalista. Voleva tutelare i diritti e le prerogative dei lavoratori del pubblico impiego che doveva rappresentare, ma sapeva che per poterli difendere bisogna che l'amministrazione pubblica funzioni bene e che i cittadini ricevano servizi adeguati. Diceva che i diritti dei lavoratori pubblici sono realmente esigibili quando lo sono anche i diritti dei cittadini che si rivolgono ai servizi pubblici.
Un anno fa venne nominato assessore nel comune di Ravenna ed era riuscito in breve tempo.
A farsi apprezzare per il suo rigore e la sua capacità di conoscere i problemi, la sua concretezza nel trovare le soluzioni. Enrico era autorevole perché non era autoritario; anzi, sapeva essere gentile anche con chi era arrabbiato e a volte maleducato. Ma quando aveva maturato una convinzione era molto determinato nel difenderla. Studiava e rifletteva prima di parlare, ma quando parlava sapeva quel che stava dicendo e quel che voleva fare. Non è poco. Per questo il Partito Democratico lo aveva candidato sindaco. Sarebbe stato un bravo sindaco, credo, perché i sindaci migliori sono quelli che riescono meglio ad entrare in sintonia con la propria città, a capirne le ansie, a interpretarne le aspettative e le speranze e ad immaginarne il futuro. In poco tempo Enrico Liverani era riuscito a trovare questa sintonia. Purtroppo venerdì sera, dopo avere partecipato ad una cerimonia interreligiosa in ricordo delle vittime degli attentati di Parigi, la sua vita è stata stroncata da un attacco cardiaco. Lascia così la sua famiglia, gli amici e tutta la sua comunità, per la quale stava lavorando con onestà e con impegno.
Rimane, a chi lo ha conosciuto e a chi gli ha voluto bene, il ricordo bello di un uomo gentile, sorridente, di un politico capace ed orgoglioso. Rimane il significato che lui stesso aveva dato al suo impegno politico con un'espressione usata nel discorso con cui aveva accettato la candidatura a sindaco, quando aveva detto: «Starò sempre dalla parte di chi ha un diritto in meno». Ciao Enrico
Data:
Mercoledì, 25 Novembre, 2015
Nome:
Alberto Pagani