Grazie, signora Presidente. Può accadere, care colleghe e cari colleghi, che un cognome evochi non solo la biografia di una persona ma un tempo storico e una vicenda collettiva. Nel nostro Paese, il cognome Berlinguer continua ad avere questo impatto: il padre Mario, avvocato repubblicano e antifascista, i cugini Sergio e Luigi, e poi, certo, l'immagine potente di Enrico.
Oggi, a poche ore dall'abbraccio che gli hanno recato la sua famiglia amata e amici e conoscenti, in quest'Aula, onoriamo Giovanni Berlinguer. Giovanni Berlinguer è stato membro di questa Assemblea per oltre un decennio, e a me piace ricordarlo, nei pochissimi minuti, con le parole che egli stesso ha avuto modo di dire. Egli ricordava la sua famiglia (suo nonno, suo padre), l'impegno politico antifascista, l'affetto, il legame con suo fratello Enrico, e amava dire: «cosa avrei dovuto fare, tapparmi in casa ? Allora ho deciso di fare ciò che mi era più vicino: studiare». Amava la scienza, è diventato medico, poi appunto professore, senza mai abbandonare una passione che univa tutte queste discipline e queste materie, che era la grande passione per la politica.
Ho deciso di farlo – aveva detto ironicamente in un libro-intervista, perché un altro grande della storia della sinistra, Aldo Tortorella, amava ricordare la nettezza, la cultura e la raffinatezza ma anche l'ironia di Giovanni Berlinguer, ironia con cui sapeva parlare di se stesso – perché tutti si occupano di struttura e io mi sono occupato di sovrastruttura. Si usava questo termine, all'epoca, appunto per indicare la scienza e la cultura.
In poche parole, signora Presidente, è persino presuntuoso da parte mia – tanto più farlo a nome del gruppo del Partito Democratico – dire tutto quello che ci sarebbe da dire su una figura autorevole, prestigiosa e curiosa del futuro – è vero, lo diceva l'onorevole Scotto: un innovatore ! – come Giovanni Berlinguer.
Mi faccia solo dire che egli è stato in quest'Aula nei giorni della tragedia di Aldo Moro; è stato poi consigliere comunale a Roma, è stato segretario del Lazio, è stato professore, scrittore. È stato tante cose e, come hanno scritto di lui ieri, non tante vite ma tutte queste cose in una vita.
Allora, dovendo concludere, vorrei dire due parole: una è la mia riconoscenza, ma credo la riconoscenza in particolare di tante colleghe, perché, fra le altre cose, Giovanni Berlinguer è stato un grande amico delle donne. Un uomo che amava la laicità, una laicità dialogante.
Si è avvicinato a materie cosiddette eticamente sensibili con quella cultura, quella laicità, quello spirito di dialogo che nasceva dal rispetto profondo che aveva della libertà e dell'autonomia delle donne. Un uomo così ci lascia molti insegnamenti, ma riempie di senso due termini, che forse oggi possono parlare più di altri ai giovani che si avvicinano alla politica: la parola esempio e la parola coerenza. Anche per questo al gruppo del Partito Democratico, seppure in tre minuti, e meriterebbe tanto di più, è piaciuto ricordare oggi e onorare in quest'Aula Giovanni Berlinguer.
Data:
Mercoledì, 8 Aprile, 2015
Nome:
Barbara Pollastrini