Signora Presidente, colleghe e colleghi, signor Presidente del Consiglio, come lei ha ricordato, il nostro Parlamento è impegnato a discutere del prossimo vertice, che sarà uno dei più importanti della nostra storia recente. Certo per le decisioni che verranno prese, ma anche perché siamo ad un tornante decisivo della storia dell'Europa: uno di quei momenti – e lei lo ha ricordato in più passaggi del suo intervento – in cui bisogna recuperare la capacità di raccontare una storia e avere una visione, per noi e per le generazioni future.
Lei lo ha ricordato, i nostri nonni e i nostri bisnonni ebbero la visione di un'Europa senza più guerre; i nostri padri, quella di abbattere i muri e le cortine di ferro e costruire una moneta unica e la libera circolazione delle persone: quell'accordo di Schengen che oggi qualcuno intenderebbe sospendere.
Oggi, i muri, che pensavamo cancellati dalla storia d'Europa, sono stati sì abbattuti, ma non da noi, non dagli europei, bensì da uomini e donne in fuga dall'orrore che, per conto nostro, hanno conquistato, per loro e per noi, una dignità che non perderanno più. Credo che, con questo atto, si costituisca l'Europa che viene e la nostra visione non può che essere allora quella di puntare con ancora più determinazione ad una Europa realmente federata e che concepisca effettivamente il Mediterraneo come uno dei centri del mondo.
Vede Presidente, il carisma, che è l'opposto del populismo – il populismo rende impotenti, ti racconta una storia per impedirti poi di agire, ti abbatte e ti mette nell'angolo – infonde invece coraggio per fare cose che prima non potevi immaginare neanche di poter fare. Se guardiamo in questa ottica gli sforzi, i passi avanti fatti nel corso di questi mesi, possiamo comprendere effettivamente ciò che lei ha ricordato: il ruolo dell'Italia nel suo complesso e del Governo in particolare. Io le ricordo le parole sibilanti come proiettili vaganti che stavano in questa Aula, quelle di chi diceva che nulla sarebbe cambiato, che stavamo subendo una invasione, che dovevamo fare i blocchi navali o ispirarci alle politiche fatte dai Paesi più ostili all'arrivo dei migranti. Parole demagogiche, cariche di risentimenti, di rancori e di ignoranza. Ricordo con imbarazzo il coro di voci verde-Lega che intonava «Orban ! Orban !» in quest'aula, dopo che quell'Orban aveva fermato e respinto vite in carne ed ossa con i lacrimogeni. Ricordo anche cosa diceva il leader del Movimento 5 Stelle quando indicava Orban come il modello da seguire per l'Europa. Non abbiamo rancore, però abbiamo buona memoria. Ecco perché queste parole mentre risuonavano e rimbalzavano qui alla ricerca di una grancassa per il Paese fuori, c'era qualcun altro, il nostro Governo, che lavorava. È stata l'Italia a far cambiare la testa dell'Europa sui salvataggi in mare, non è stata una questione diplomatica, è stata una questione morale e politica, e se bruciano ancora, una per una, tutte le vite perse in quella gigantesca fossa comune che è il Mediterraneo, dobbiamo andare orgogliosi che la nostra Marina, la Guardia di finanza e la Guardia costiera abbiano salvato negli ultimi 21 mesi oltre 300 mila vite (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) ! E se il quadro è stato reso anche legale dalla recente risoluzione ONU n. 2040 ciò vuol dire che l'Italia ha fatto un buon cammino. È stata l'Italia la prima ad aver posto il tema della ricollocazione e del reinsediamento dai Paesi terzi. A qualcuno è venuto da dire che 120 mila ricollocamenti sono pochi, voglio solo ricordare che solo poche settimane fa erano meno di 40 mila. La strada è segnata, così, anche con il contributo importante e decisivo della Cancelliera Merkel; ha ragione chi dice che non c’è più l'accordo di Dublino. Un accordo un po’ meschino, basato su una Europa figlia delle piccole patrie e non dell'Europa che vogliamo noi. Missione compiuta ? No ! Non siamo ancora soddisfatti. Lei domani incontrerà ancora leader europei che vogliono accogliere solo profughi cristiani e ancora Orban, oppure incontrerà il premier Cameron. Vede, magari gli potrà consigliare, se mi posso permettere con il dovuto rispetto per un Capo di Governo e vista la nostra comune appartenenza generazionale, di ascoltarla di nuovo quella canzone dei Depeche Mode che dice: «Walking in my shoes» – cammina nelle mie scarpe – perché quelli che stavano a Calais e che hanno tentato di correre attraverso l'eurotunnel non erano diversi da noi quando cercavamo non solo scampo, ma anche fortuna in altri posti del mondo. Va affrontato con coraggio il domani e l'oggi e questo processo strutturale, duraturo parla di noi e dello sviluppo, come lei ha ricordato, di un intero continente, che oggi ha la maggior parte di quei 61 milioni di profughi e migranti forzati, ma ha anche la possibilità di diventare un enorme bacino di sviluppo e propone anche, lo voglio ricordare in questa sede, l'intreccio con il vertice di Parigi sul cambiamento climatico, perché dalle migrazioni forzate dai cambiamenti climatici potrebbe dipendere la nostra storia, non solo prossima ma anche del futuro e la responsabilità di affrontare queste scelte sarà tutta della nostra generazione. Dobbiamo mettere negli accordi di cooperazione sempre la clausola umanitaria, il «more for more», e noi più di altri dovremo superare il vecchio modello di cooperazione basato sul rapporto con gli Stati, perché spesso dentro questi Stati si annidava la corruzione e la condanna di interi popoli. Ricordo l'Eritrea da questo punto di vista e credo che parli da sola quella storia. Lei ha ricordato la vicenda – sulla quale non mi soffermo – della Siria e della lotta all'ISIS e il nostro sostegno all'azione di Paolo Gentiloni e Federica Mogherini non mancherà.
Anche qui però dovremo farci parte attiva, Presidente, su una questione ormai non più eludibile: noi dobbiamo affrontare la questione curda, perché sia i curdi che combattono sulle montagne, ai confini tra Siria e Turchia, sia quei giovani curdi che sono andati a manifestare per la nostra libertà e per la libertà di un'Europa che non può accettare ulteriori torsioni autoritarie, sono nostri fratelli e sorelle e, come ha detto il leader socialista del partito HDP Demirtas, noi vogliamo verità, giustizia e pace, non vendetta.
Ma è da questo approccio che lei ha affrontato, un approccio olistico, che possiamo inquadrare anche le urgenze dell'oggi: i canali umanitari, i rimpatri, passando per una messa in efficienza del nostro sistema di accoglienza che è un perno centrale per l'attivazione di una nuova idea di Europa e anche di accoglienza. Saranno necessari, Presidente, ulteriori passi avanti, alcuni dei quali sono stati già annunciati: dichiarare l'asilo materia comune dell'Unione europea, proporre il mutuo riconoscimento dell'asilo come pratica permanente, costruire un sistema comune sia per l'accoglienza che per i rimpatri, a partire da quelli volontari, creare vie di accesso legali poiché la nostra legislazione, e anche questa definizione, è troppo semplicistica; lei ha detto, si va dalla Nigeria all'Afghanistan, non si può considerare la Nigeria un Paese sicuro nel momento in cui ci sono i matrimoni forzati, la tratta delle donne e anche Boko Haram (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Noi dobbiamo essere in grado di raccontare all'Europa la verità, che il diritto d'asilo è un diritto individuale, anche perché la nostra ipocrita attuale legislazione, erede della Bossi-Fini, non ha bloccato – e per fortuna, visto il contributo alla ricchezza nazionale – la crescita della presenza straniera e concludo. Siamo passati in vent'anni da 500 mila a 5 milioni e mezzo, solo con la solita ipocrisia di fare le sanatorie e non la programmazione anche dei flussi. Ieri in quest'Aula è cominciato il cambiamento, c’è di che essere orgogliosi nell'aver approvato in questo ramo del Parlamento la legge sulla cittadinanza di questi nuovi italiani, di questi nuovi europei. Le nostre stelle polari rimangano sempre la costruzione di un'Europa unita, all'altezza della nostra storia e il rispetto dei diritti umani, poiché, cari colleghi che da questo orecchio poco ci sentite, restare umani non è un vezzo da anime belle, non è né più né meno che la nostra storia e la nostra civiltà (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Data:
Mercoledì, 14 Ottobre, 2015
Nome:
Gennaro Migliore