Data: 
Mercoledì, 14 Ottobre, 2015
Nome: 
Marina Berlinghieri

Presidente, il prossimo Consiglio europeo è incentrato, in modo particolare, su come proseguire l'impegno europeo in materia di immigrazione e crisi dei rifugiati. Si tratta di un nuovo banco di prova per l'Europa nel definire una strategia globale sul tema, con uno sforzo che deve andare al di là degli interventi di tipo emergenziale, rispondendo alla sfida dei massicci flussi migratori, in modo da sostenere un'azione complessiva e determinata nel tempo. È un impegno sempre più orientato e aderente alle linee di indirizzo sollecitate dal nostro Paese, un riconoscimento importante del ruolo svolto dall'Italia, che trova conferma anche nell'ambito del programma di lavoro della Commissione europea per il 2016. Il Prossimo consiglio europeo fisserà importanti indirizzi e interventi anche in vista del vertice di novembre a La Valletta. Definirà, infatti, aspetti della strategia globale contenuti nell'agenda europea della migrazione, riflettendo sui primi risultati raggiunti circa i reinsediamenti e le deroghe al Regolamento di Dublino. Il piano europeo sta andando verso la direzione giusta, importanti passi avanti sono stati fatti, adesso occorre lavorare affinché si approdi a un vero e proprio status europeo di rifugiato e al diritto di asilo comune europeo, che richiede la revisione complessiva del Regolamento di Dublino; un sistema che, come ha ben ricordato il Presidente del Consiglio, è già superato nei fatti. L'urgenza di approntare una strategia europea sulle migrazioni che non sia solo gestione dell'emergenza ci porta però a riflettere sul ruolo che l'Italia deve avere nel determinare le politiche europee e su quale agenda il nostro Paese può e deve mettere in campo per riformare l'Europa, perché è chiaro a tutti che non è solo sulla gestione dei flussi migratori che noi siamo chiamati a svolgere un ruolo di impulso in Europa. Penso al nostro ruolo nell'imprimere una svolta in favore di una politica estera e di difesa comune europea. È evidente l'importanza di un nostro contributo sui temi della governance economica che concili interessi nazionali e interessi europei, in un rapporto di collaborazione tra Governo e Parlamento per riformare la governanceeuropea sia a livello economico, che istituzionale. Ed è proprio in tal senso che vanno le proposte del Governo italiano, contenute nel contributo trasmesso ai Presidenti lo scorso maggio, volte a promuovere una più efficace governance economica attraverso il rafforzamento della cooperazione tra i Parlamenti nell'implementazione coordinata delle riforme strutturali. 
Dobbiamo dunque lavorare per far sì che l'Unione europea sia all'altezza delle sfide dell'oggi, perché sia un'Europa molto più efficace ed efficiente di questa; un’ Europa che ci serva in fretta, come il sottosegretario Sandro Gozi ha efficacemente affermato nei suoi recenti interventi. Abbiamo davanti a noi grandi sfide: il referendum nel Regno Unito, la revisione degli obiettivi finanziari pluriennali europei, le elezioni del 2017 di Germania e Francia, la valutazione sul funzionamento del fiscal compact, fino alle celebrazioni del 2017 dei sessant'anni del Trattato di Roma del 1957, appuntamenti che richiamano l'urgenza di approfondire il dibattito su dove va l'Europa e ripensare il modo in cui l'Europa e le sue istituzioni funzionano. 
In tal senso, sono le linee di indirizzo segnalate dal sottosegretario per le politiche e gli affari europei Sandro Gozi soprattutto laddove ci avverte come si possano ancora sfruttare al massimo le regole del Trattato di Lisbona attuato solo in parte e che tuttavia occorra lavorare per preparare il terreno per una nuova revisione dei Trattati proprio a partire dal 2017. 
Occorre dunque ripartire dal lavoro svolto dal nostro Esecutivo durante la Presidenza italiana del semestre europeo e dal contributo italiano alla riforma dell'Unione economica e monetaria, soprattutto in considerazione del fatto che alcune proposte europee messe in campo, per quanto utili, risultino invecchiate precocemente. Ci servono una governance economica più democratica, un maggiore intervento per la definizione di politiche sostenute da risorse del bilancio europeo, per raffrontare la disoccupazione, in particolare quella giovanile, rinnovati interventi di sostegno in favore delle fasce sociali più vulnerabili, completando il Mercato unico europeo e potenziando le difese dello stato di diritto per una nuova politica di promozione dei diritti fondamentali in Europa. Infine, affinché il processo di consolidamento dell'unione politica si realizzi in maniera efficace, è necessario che siano contrastate le credenze populistica ed euroscettiche. Dobbiamo impegnarci per dimostrare concretamente ai cittadini europei i vantaggi dello stare insieme e allo stesso tempo evidenziare i rischi che possano derivare da un'inerzia che si trascina nel tempo e che rischia di relegare l'Europa ad un ruolo marginale a livello internazionale. 
Per questo motivo è indispensabile che i Parlamenti svolgano una funzione attiva promuovendo tutte le sedi di confronto e discussione come quella di oggi, utili ad aiutare i cittadini europei a capire la reale portata delle sfide da affrontare e per comprendere appieno rischi e vantaggi delle scelte che siamo chiamati a compiere. 
Per far fronte a tutto questo l'Europa dovrà aumentare l'integrazione politica attraverso il rafforzamento della legittimità democratica e delle sue istituzioni. È inutile illudersi: non ci sono risposte adeguate che si limitino a livello nazionale e che possano prescindere dalla dimensione europea alle questioni che dobbiamo affrontare e che appartengono alla sfera della globalizzazione. I nostri interlocutori hanno dimensioni largamente superiori a quelli dei singoli Stati membri dell'Unione europea. L'avanzamento dell'integrazione è un obbligo. 
Ecco io credo che, in questo percorso di maggiore integrazione politica, il Parlamento italiano dovrà avere un ruolo da protagonista perché tradizionalmente tra i Parlamenti europei ha sempre svolto un ruolo attivo particolarmente incisivo ed è tuttora fra i Parlamenti più forti ed attrezzati anche per quanto concerne il rapporto con i rispettivi governi. 
Nel pensare all'Italia al ruolo da protagonista che si vuole avere, mi sento infine di ricordare che, per compiere questo percorso, è anche necessario continuare a lavorare sul piano nazionale e costruire una forte politica europea italiana, lavoro che Governo e Parlamento hanno già avviato fin dal loro insediamento, dando piena attuazione agli strumenti legislativi in essere e che ha portato il nostro paese a farsi promotore della recente dichiarazione comune dei Presidenti delle Camere di Italia, Francia, Germania e Lussemburgo sottoscritta alla Camera dei deputati o ancora che ha portato all'adesione al Brevetto unico europeo proprio con il lavoro di sistema auspicato dal Presidente del Consiglio che ha visto il Governo pronunciarsi per l'adesione dopo aver acquisito il parere del Parlamento.In questa direzione le scadenze di Roma 2017 sono per noi una bella occasione di impegno e una sfida: consolidare la politica europea del nostro paese perché sia forte e chiara, capace di rispondere alle urgenze ma anche capace di visione di lungo periodo. Il 2017 – e concludo – potrebbe essere il momento in cui il nostro paese, forte del lavoro che sta facendo, si faccia protagonista del rilancio dell'Europa federale e della costruzione degli Stati Uniti d'Europa. Grazie. (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico Sinistra Ecologia Libertà ).