Grazie, Presidente. Mi unisco anch'io alla richiesta dell'onorevole Fratoianni, perché stiamo assistendo alla fine del mondo di ieri, Presidente: gli alleati, che ci avevano aiutato a liberarci dall'abisso del nazifascismo, oggi sono protagonisti di ingerenze senza precedenti nella politica interna dei nostri Paesi, spalleggiando gli estremisti di destra, i nostalgici del nazismo, come in Germania. E l'idea di escludere l'Europa, per non parlare delle Nazioni Unite, dal negoziato per la pace in Ucraina è un attacco diretto al nostro processo di integrazione.
Verrà il tempo di fare la storia di questi tre anni, per noi di rivendicare la scelta di stare dalla parte dell'Ucraina e, nello stesso tempo, di chiedere all'Europa, come facciamo dall'inizio di questo conflitto, un'iniziativa diplomatica, che è mancata, ma, oggi, con forza, bisogna ribadire che è interesse dell'Europa la costruzione di una pace e di una pace giusta.
In pochi giorni, dobbiamo dircelo, Presidente, si è aperta una voragine nell'Atlantico, una voragine strategica, politica, economica e persino morale: non dico che il nostro interesse sia approfondirla, ma prenderne atto e reagire.
Il Governo, nelle scorse settimane, ci aveva illustrato, con le parole in quest'Aula e soprattutto con i fatti - come l'improvvida, solitaria presenza della Presidente Meloni alla cerimonia di giuramento di Trump - quale fosse la sua strategia: un rapporto privilegiato con gli Stati Uniti, da far valere e far pesare in Europa. Oggi cambia il mondo e l'Italia deve dirci, e deve dirlo in quest'Aula, dopo una discussione con tutte le forze politiche, da che parte vuole stare. Se l'Europa deve reagire, serve certo una difesa comune - non solo liberare le spese nazionali, magari, per comprare armamenti dalle industrie belliche americane -, ma serve anche la politica per definire un'autonomia strategica, la costruzione di un'architettura di pace e di sicurezza europea. L'Italia deve scegliere da che parte stare: se, oggi che sono in gioco i cardini della nostra collocazione nel mondo, vuole contribuire a far risorgere l'Europa o a seppellirla sotto le picconate altrui. Su questo abbiamo bisogno di una discussione politica nel nostro Parlamento.