Grazie, Presidente. Per corroborare il quadro che è emerso attraverso la stampa e l'intervento del collega, c'è bisogno che il Ministro venga e ci riferisca in ordine agli strumenti che si attiveranno per fare in modo che la vicenda accaduta a Silvi, circa l'Abruzzo, che non è solo la questione della fragilità di Silvi, che è una comunità a prevalenza adriatica, marinara, con questa parte alta che è stata colpita da un movimento franoso che, allo stato, ha addirittura demolito una realtà abitativa, messo fuori uso altre realtà abitative e minacciato anche una struttura scolastica, una palestra e il sedime del TPL locale, del trasporto pubblico locale.
Qual è la questione che ci viene come richiamo forte sia al nostro essere ordinamento sia alla consapevolezza scientifica, culturale e politica? I cambiamenti climatici sono usciti dalle conferenze e dai convegni e ci stanno prendendo in braccio, quasi “rieducativamente”, dicendoci che è una questione rilevante che non aspetta, che non ci dà più tempo. La questione di Silvi era già segnalata nella carta del rischio idraulico, nel PAI. C'è, però, la necessità che i sindaci, quella porzione di sindaci che, rispetto al PAI, ha ritenuto di fare ricorso al TAR, alla giustizia amministrativa…
Ecco, quella è una condotta che non è più sostenibile perché non si tratta di organizzare un tiro alla fune sul piano della giurisdizione del diritto amministrativo, ma di prendere atto dei disastri che ci sono stati in questi decenni, costruendo ovunque, infragilendo ovunque, quasi dichiarando guerra e dispettosità nei confronti della natura.
Quali sono le cose da fare dal punto di vista di chi conosce quei luoghi? Ricostruire la causa della perdita d'acqua, ricostruire il giusto rapporto tra ciò che è stato edificato e la tollerabilità delle aree sconnesse, scoscese degli altipiani, di ciò che la natura ci presenta, come diversità di piano di campagna. Ancora, noi dobbiamo fare in modo che la piattaforma ReNDiS, che è il luogo dove intervengono dati e informazioni sulla fragilità del nostro suolo e sottosuolo, venga arricchita di ulteriori capacità conoscitive. Per esempio, i termini della crisi di Silvi richiedono che il Governo, attraverso le relazioni di via Ulpiano, rispetto al patrimonio che si solleva dal basso verso l'alto, generi con velocità il riconoscimento dello stato di crisi e che nascano disponibilità finanziarie adeguate per rimettere in ordine quella porzione di suolo, ma conoscendo con esattezza qual è il piano degli investimenti, per evitare che lì accada quello che sta accadendo a Chieti ormai da anni e che, mai e poi mai, si possa avvicinare alla grandezza di criticità di suolo e sottosuolo di Niscemi.
Concludo, richiamando le attenzioni dell'ordinamento affinché non siano troppi Ministeri a farsi la sfida ad intervenire su suolo e sottosuolo. Allo stato, ci sono sette Ministeri che hanno promosso investimenti per suolo e sottosuolo, financo il Ministero dell'Interno, il Ministero dell'Agricoltura, il Ministero dell'Ambiente, e il Ministero delle Infrastrutture. Ecco, noi dobbiamo sapere che l'univocità delle competenze consente la linearità e l'efficacia degli interventi. Dobbiamo sapere che c'è la prevenzione come prima postura istituzionale, poi la gestione dell'emergenza e, infine, quella delle competenze ordinarie. Il Ministro su questo ci può aiutare, facendoci un quadro del già fatto e un quadro di ciò che deve essere fatto senza indugio