Data: 
Lunedì, 23 Febbraio, 2026
Nome: 
Mauro Laus

Grazie, Presidente. Chiediamo, come gruppo del Partito Democratico, un'informativa urgente affinché la Ministra del Lavoro, Elvira Calderone, venga a riferire in Aula sulla tenuta finanziaria e demografica della previdenza pubblica, per essere più chiaro sullo stato di salute dell'INPS, e soprattutto ad illustrare con chiarezza, dati ufficiali, proiezioni attendibili, scenari verificabili, che cosa accadrà al nostro sistema previdenziale nei prossimi anni.

Non è una richiesta rituale, ma un atto di responsabilità verso il Paese. Questa verità la dobbiamo innanzitutto a chi oggi entra nel mondo del lavoro, a quei giovani che versano i primi contributi senza sapere se un giorno avranno una pensione dignitosa.

La dobbiamo anche a chi oggi ha 30, 40, 50 anni: lavoratori che hanno già costruito una parte rilevante della propria vita contributiva e che hanno il diritto di conoscere con esattezza quale prospettiva previdenziale li attende. Non parliamo, quindi, solo del futuro lontano, ma del presente concreto di intere generazioni che vivono nell'incertezza. Stiamo discutendo di pensioni e sostenibilità, ma lo facciamo senza un quadro organico e aggiornato che dica con precisione quale sarà il rapporto tra lavoratori attivi e pensionati, quale equilibrio tra entrate e uscite del sistema, quale impatto avranno precarietà, bassi salari e discontinuità contributiva. E qui emerge un nodo politico che non possiamo più eludere: l'assenza del salario minimo. Perché salari bassi oggi significano pensioni basse domani: senza una soglia minima salariale, milioni di lavoratori, soprattutto giovani e donne, costruiscono carriere contributive fragili, che rischiano di tradursi in trattamenti pensionistici insufficienti.

Il tema previdenziale non è solo demografico, è profondamente legato alla qualità e al livello delle retribuzioni. Se non affrontiamo oggi il problema dei salari poveri e del lavoro discontinuo, condanniamo una parte significativa del Paese a pensioni povere nei prossimi decenni. Per questo serve un atto di verità istituzionale. La Ministra del Lavoro venga in Aula e ci dica, con dati chiari, quali sono le proiezioni a 10 e 20 anni, quale sarà l'impatto dell'invecchiamento della popolazione, quale quello della precarietà lavorativa e in che misura le attuali dinamiche salariali incideranno sull'adeguatezza delle future pensioni. Non chiediamo rassicurazioni di circostanza, chiediamo trasparenza, numeri e scenari credibili, perché, senza questa chiarezza, ogni riforma rischia di essere parziale e ogni promessa di trasformarsi in un'illusione.

C'è un punto decisivo: senza una visione certa sul futuro dell'INPS, non esiste e non può esistere una vera politica del lavoro. Le scelte su salari, stabilità occupazionale, inclusione di giovani e donne incidono direttamente sulla sostenibilità del sistema previdenziale. Ignorare questo nesso significa spostare semplicemente in avanti problemi che diventeranno sicuramente e certamente più gravi. Noi non vogliamo alimentare allarmismi, ma costruire consapevolezza: consapevolezza per chi oggi inizia a lavorare e deve poter credere nel sistema contributivo, consapevolezza per chi ha 30, 40, 50 anni oggi e deve sapere se il percorso già compiuto garantirà una pensione adeguata. Perché dire la verità - arrivo alla conclusione, Presidente - sul futuro previdenziale non è un esercizio tecnico, è un dovere politico e morale verso chi lavora oggi e verso chi lavorerà domani. Solo così possiamo rafforzare la fiducia dei cittadini e preservare il patto generazionale su cui si fonda la nostra Repubblica.