Ho un ricordo personale che mi lega all'immagine di Yitzhak Rabin, di cui celebriamo oggi il ventesimo anniversario dell'assassinio per mano di un estremista ebreo appartenente all'estrema destra israeliana.
È l'immagine di Rabin che senza sorriso, con una leggera incertezza, con titubanza, con uno sforzo tangibile e storico, sotto gli occhi orgogliosi di Bill Clinton nel giardino della Casa Bianca, stringe la mano del nemico di sempre, Yasser Arafat, leader dell'OLP. Quel non sorriso diceva che la pace si fa con il nemico, che la pace la fanno due soldati che si sono combattuti, che la pace la fa la politica che individua il bene supremo, il bene che supera l'odio, la pace.
Amos Oz, scrittore israeliano che condivideva le medesime idee sul compromesso e sulla pace con Rabin, a proposito del rapporto tra amore e pace diceva che due uomini, che amano la stessa donna, non possono arrivare ad un compromesso; invece, due popoli che amano la stessa terra sono come due uomini che hanno una stessa casa, ma che possono dividerla in due piccoli appartamenti, arrivando ad un compromesso. E, ancora, Amos Oz dice che dove c’è vita ci sono compromessi e che il contrario di compromesso non è integrità, nemmeno idealismo e nemmeno determinazione o devozione; il contrario di compromesso, come credeva anche Yitzhak Rabin, è fanatismo, morte.
A questo magari pensava Yitzhak Rabin, mentre stringeva la mano del nemico di sempre, Arafat. A questo magari pensava la sera che fu ucciso, poco prima aveva arringato la folla della sinistra israeliana per convincerla che lo sforzo di pace di Oslo fosse l'unica strada possibile per garantire il diritto all'esistenza di Israele e dello Stato palestinese, nonché la pace e la sicurezza per i due popoli.
Non so dire se questa speranza sia morta per sempre con lui e se l'idealismo dovrà sempre cedere il passo alla Realpolitik. Ma so che per mantenere viva la fiammella della speranza serve, per ricordare per sempre Yitzhak Rabin, il suo non sorriso, il suo coraggio del compromesso, per quelli che ancora hanno speranza, per chi teme di averla perduta, per chi ancora, ai giorni nostri, muore di fanatismo e per chi la combatterà sempre.
Data:
Mercoledì, 4 Novembre, 2015
Nome:
Emanuele Fiano