15/02/2019 - 19:32

“Il presidente Fico smetta di fare il giocatore e cominci a fare quello che prevedono i regolamenti della Camera: e cioè l’arbitro”. Lo ha detto Enrico Borghi, della presidenza del gruppo Pd alla Camera, a proposito della bagarre scoppiata ieri alla Camera durante la discussione della riforma costituzionale sul referendum propositivo.

“E’ giusto spiegare – ha detto - il motivo per il quale la bagarre di Ieri alla Camera è stata innescata.  Stavamo discutendo la riforma costituzionale sul referendum propositivo e, in particolare, una serie di nostri emendamenti che dovevano far riflettere la maggioranza sulla necessità di circoscrivere i temi da sottoporre a referendum propositivo, escludendo le materie attinenti al Codice penale e quelle relative all’organizzazione della giustizia (che cosa succederebbe se qualche organizzazione, all’indomani di un omicidio efferato, raccogliesse le firme per la reintroduzione della pena di morte?). L’incalzare delle proposte delle opposizioni ha fatto perdere la lucidità a tre deputati dei 5 Stelle, che invece di rispondere nel merito l’hanno buttata in caciara. Cioè a insistere che loro sono il nuovo, noi siamo il vecchio, che loro sono i puri e noi i corrotti. Tutti i temi che hanno ulteriormente aumentato la preoccupazione in noi che si voglia fare una riforma costituzionale non nella direzione di aumentare gli spazi dei cittadini ma per regolare i conti per via giudiziaria all’interno della classe dirigente del nostro Paese. Finché siamo sfociati nel clamoroso gesto fatto dal deputato 5 Stelle D’Ambrosio, che rivolgendosi a noi ha simulato la posizione delle manette. L’atteggiamento tenuto dai 5 Stelle, da un lato, ha confermato le nostre preoccupazioni; dall’altro è stato gravemente lesivo del Partito democratico e dei milioni di italiani che ci ha eletti per rappresentarli. Qui si è inserita la seconda questione: Fico si è limitato a fare un semplice richiamo. Davanti alla nostra richiesta di intervento, si è limitato a liquidarci con un sardonico e ironico ‘arrivederci’ – cosa mai sentita dalla terza carica dello Stato”

“Noi non defletteremo rispetto al fatto che l’Aula del Parlamento debba essere un luogo in cui si porta il rispetto dovuto ai rappresentanti del popolo. Non si possono inscenare delle gazzarre quando non si sa più come rispondere nel merito delle questioni”, ha concluso.

05/02/2019 - 17:36

“Il governo del cambiamento si conferma il governo che non intende consentire al Parlamento di esprimersi”. Lo ha dichiarato in Aula Enrico Borghi, della presidenza del gruppo Pd alla Camera, a proposito della questione di fiducia posta dal governo sul Dl semplificazioni.

“Ma ormai – continua - questa è diventata una consuetudine. Questo Parlamento doveva esprimersi perché il Dl semplificazioni non è un provvedimento ordinario. Questo è un provvedimento arrivato alla Camera dopo un intervento straordinario del Presidente della Repubblica che ha censurato in maniera esplicita il fatto che, ancora una volta, il governo abbia infarcito un testo di norme che nulla hanno a che vedere con l’oggetto del provvedimento, perché è in evidente stato ansiogeno da compattezza a rischio. Noi vorremmo far rilevare la gravità di quanto accaduto perché avremmo voluto continuare il lavoro emendativo iniziato ieri in Commissione senza che un componente della maggioranza dimostrasse il buongusto di un minimo confronto, un minimo dialogo, la minima dialettica. Come se questo non fosse il Parlamento ma un luogo di pura ratifica. Vogliamo stigmatizzare questo atteggiamento. Oltre a questo noi veniamo espropriati del diritto di dire la nostra su una vicenda clamorosa come il mancato riconoscimento di Guaidò come presidente, quando tutto il mondo occidentale va in una direzione e noi, invece, ci allineiamo alle dittature orientali”.

“Il Parlamento è stato espropriato di tutto questo, è stato espropriato della possibilità di intervenire sui decreti, viene espropriato nella discussione costituzionale. Ma di quale cambiamento si parla? Dove ci vuole portare la maggioranza? Noi non possiamo accettare questa situazione”, conclude.

04/02/2019 - 12:00

“Alla luce degli sviluppi in Venezuela e dell’appello del Presidente della Repubblica a non avere esitazioni, chiediamo l’immediata calendarizzazione della nostra mozione sul Venezuela”.

Lo chiede Enrico Borghi, della presidenza del deputati del Partito Democratico alla Camera, a nome di tutto il Gruppo parlamentare

“È incredibile che non si permetta al Parlamento italiano di esprimersi” sottolinea il deputato Dem. “Negli scorsi giorni il ministro Moavero ha dato rassicurazioni sul sostegno dell’Italia alla posizione europea, ma il giorno – spiega - è stato smentito da chi ha posto il veto, in nome dell’Italia, a una soluzione europea condivisa”.

“Non è più tempo di tentennamenti. – conclude Borghi - Il presidente della Camera permetta al Parlamento di esprimersi, contro il regime e per la libertà”

01/02/2019 - 12:57

“Sul caso Venezuela chiediamo l’immediata calendarizzazione della mozione che il Pd ha presentato, perché occorre mettere fine a questo indecoroso balletto di dichiarazioni. C’è un limite a tutto, sia per le parole in libertà, che per le stupidaggini, come è avvenuto in questi minuti da parte del vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio, conversando con i giornalisti, subito dopo i lavori dell’Aula dedicati alle interpellanze. Cosa vuol dire Di Maio quando afferma che non intende riconoscere né Guaidò, né Maduro? Che l’Italia pensa al ritiro del nostro ambasciatore da Caracas? E’ questo il passaggio diplomatico che il governo ha intenzione di compiere, lasciando i nostri 140mila connazionali senza alcun punto di riferimento nel Paese. Qual è la posizione ufficiale del governo italiano? Sentiamo ogni giorno parole contraddittorie, mentre l’unico che tace è proprio il ministero degli Esteri, Moavero Milanesi”.

Così Enrico Borghi, della Presidenza del Gruppo Pd alla Camera, intervenendo in Aula.

31/01/2019 - 16:14

"Dopo il voto di oggi del Parlamento europeo, il Gruppo Pd alla Camera chiede nuovamente che venga calendarizzata in tempi brevi la nostra mozione sul Venezuela affinché la maggioranza faccia chiarezza sulla propria posizione. Invitiamo anche i gruppi di opposizione, a partire da Forza Italia, a firmare la mozione e a sostenerci nella richiesta di calendarizzazione.

Con la nostra mozione chiediamo all’esecutivo di assumere la posizione europea con la richiesta di nuove elezioni presidenziali e l’eventuale riconoscimento di Guaidò e di assicurare un sostegno economico alla comunità dei nostri connazionali".

Lo affermano Enrico Borghi, della presidenza del Gruppo Pd, e Lia Quartapelle, capogruppo Pd in commissione Esteri della Camera.

29/01/2019 - 19:42

“Di Battista, ovvero il Torquemada della scorsa legislatura, l’angelo sterminatore del Movimento 5 Stelle, il moralista manettaro dei grillini, ha appena dichiarato che ‘non è giusto processare Salvini’. Il potere – e la paura di perderlo – hanno mangiato l’anima ai 5 Stelle”. Lo scrive su Twitter Enrico Borghi, della presidenza del gruppo Pd alla Camera, a proposito delle parole di Alessandro Di Battista sul voto del Senato circa l’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell’Interno Matteo Salvini per la vicenda della nave Diciotti.

29/01/2019 - 12:32

“Quello del presidente della Camera è un silenzio inaccettabile. Noi riteniamo che Fico debba intervenire in difesa delle prerogative dei parlamentari, contro le minacce che subiscono e a difesa dagli attacchi che giungono anche via social; come, ad esempio, è avvenuto alla collega Prestigiacomo addirittura dal sito ufficiale della Lega. Il presidente, poiché rappresenta tutta l’Aula e non solo una fazione, deve a questo punto compiere non solo un’azione verbale, ma anche un gesto concreto e simbolico: salga sulla nave Sea Watch e metta fine a questa vicenda incresciosa che non rende onore al nostro Paese. Sarebbe la migliore risposta alle gravi dichiarazioni di Salvini e Toninelli contro i deputati della Repubblica che, salendo a bordo, avrebbero violato un divieto e andrebbero segnalati alla magistratura. Allora il governo ci denunci tutti. Perché i deputati e i senatori del Pd sono impegnati in una staffetta sulla Sea Watch per sollecitare una soluzione della vicenda. Fico ricordi anche che, nel rapporto tra Parlamento e governo, è il Parlamento che controlla l’esecutivo. Non il contrario”.

Così Enrico Borghi, della Presidenza del Gruppo Pd alla Camera, intervenendo in Aula.

28/01/2019 - 16:25

"I parlamentari del Partito Democratico saranno oggi in piazza insieme alle donne e agli uomini che hanno sottoscritto l’appello “Non siamo pesci”. Abbiamo fatto nostro l’appello lanciato da Luigi Manconi e abbiamo presentato una proposta di Legge per istituire una Commissione d’inchiesta sulle stragi nel Mediterraneo".

Lo dichiara Enrico Borghi, della presidenza dei deputati del Partito Democratico, annunciando la sua presenza a piazza Monte Citorio con una delegazione composta da Ettore Rosato, Andrea Romano e Filippo Sensi

“È necessario che il nostro Paese si faccia garante del rispetto delle leggi e delle convenzioni internazionali. – sottolinea - Dall’inizio dell’anno sono morte nelle acque del Mediterraneo 140 persone e altre 47 sono bloccate in mare sulla nave Sea Watch. Da parlamentari e rappresentanti dello Stato – conclude - abbiamo il dovere di fare luce su quanto sta accadendo in quello che è stato culla di civiltà, affinché termini questa macabra conta”.

24/01/2019 - 17:44

“Se non fosse una cosa maledettamente seria quella dei vaccini, col rischio di aiutare a diffondere teorie che possono danneggiare la salute dei bambini e dei cittadini tutti, potremmo fare della facile ironia. E magari invitare ad ospitare un convegno anche sul traforo del Brennero o sulle scie chimiche o sulle sirene”. Lo dichiara Enrico Borghi, della presidenza del gruppo Pd alla Camera, a proposito della polemica sollevata dalla conferenza stampa tenuta dai comitati No Vax del Veneto alla Camera. 

“Sulla salute però non si scherza, a maggior ragione se rischia di danneggiare i più deboli. Ci chiediamo, dunque, come sia stato possibile portare alla Camera autentici deliri in tema di vaccini.  Con buona pace del patto pro-scienza firmato anche da Beppe Grillo”, conclude.

22/01/2019 - 17:40

“Cosa intende fare il governo in merito alla ratifica dell’accordo tra Italia e Svizzera?”. Lo chiedono i deputati del Partito democratico Enrico Borghi e Lia Quartapelle con un’interrogazione al Ministro degli affari esteri e al Ministro dell’Economia.

“Tra Italia e Svizzera – spiegano - è in corso da anni un negoziato che disciplinerà, oltre ai rapporti fiscali tra i due paesi, anche importanti competenze ad oggi soggette a precedenti accordi tra i quali uno dei più rilevanti è quello legato al comparto dei lavoratori frontalieri. Tale accordo, di carattere fiscale e sociale, risulta essere di primaria importanza per le relazioni commerciali ed economiche dei territori di confine con la Confederazione Elvetica, oltre che per il futuro di circa 65.000 lavoratori italiani in Svizzera. Da fonti di stampa si è appreso dell’avvenuto incontro tra il Ministro degli Esteri dell’Italia Enzo Moavero Milanesi ed il Ministro degli Esteri della Confederazione Elvetica Ignazio Cassis avvenuto lunedì 14 Gennaio 2019 a Lugano. A seguito di tale incontro il Ministro degli Esteri italiano ha rilasciato alcune dichiarazioni alla stampa secondo le quali il negoziato tra Italia e Svizzera non sarà presentato nelle aule parlamentari a breve.

“A oggi il Governo italiano non ha espresso nessuna valutazione di merito rispetto ai contenuti del richiamato accordo, né tantomeno nessuna valutazione sulla volontà di procedere con la ratifica del negoziato”, concludono.

17/01/2019 - 15:03

“Sarà discussa il 28 gennaio in aula alla Camera la mozione del Pd sulla Tav a prima firma Delrio. L’obiettivo è superare questa fase di stallo con i conseguenti rischi economici e sociali e autorizzare la continuazione dei lavori”.

Lo dichiara il deputato dem Enrico Borghi della presidenza del Gruppo.

16/01/2019 - 18:41

"Alla base della riforma che la maggioranza ha proposto c’è l’idea di intendere la democrazia rappresentativa come un ingombro, uno strumento ormai logoro. Del resto il proprietario del M5s non ha mai nascosto il fatto che il Parlamento debba essere sostituito dalla Rete. Tuttavia il concetto di rappresentanza ha sostanziato la struttura delle democrazie moderne. La democrazia non è la somma di tante monadi individuali e abbandonate a sé stesse, ma la composizione di spazi di libertà sociali e questo compito viene riconosciuto dalla Costituzione ai partiti, che sono l’espressione del pluralismo. Lo strumento per colmare il divario tra Stato e popolo sarebbe quindi proprio l’applicazione dell’art. 49 della nostra Carta. Ma pur di non affrontare questo nodo che farebbe venire a galla molti limiti e contraddizioni della vostra natura di partito, pensate di scaricare tutto sulle istituzioni, modificando la struttura della nostra democrazia, che volete diretta, senza mediazioni, senza sintesi e quindi senza coesione. Per voi la Rete deve sostituire il Parlamento. Noi non siamo di questa opinione e non vogliamo avallare uno strumento che imposti la nostra vita pubblica su basi regressive, che fintamente sono aperte alla partecipazione, ma che nella realtà concentrano in poche mani le leve del potere.  Cosicché il ministro Fraccaro sarà sì il ministro della democrazia diretta; diretta da altri, al fuori di quest’Aula e talvolta al fuori dei nostri confini nazionali".

Lo afferma Enrico Borghi, della presidenza del Gruppo Pd, intervenendo nell'Aula alla discussione generale sulla proposta di legge costituzionale sul referendum.

11/01/2019 - 17:59

“Di Maio ha appena definito ‘FECCIA POLITICA’ chi attivò la concessione con Autostrade per l'Italia. Qualcuno lo avvisi che la convenzione tra lo Stato Italiano e Autostrade per l'Italia S.p.A è regolata dalla legge n° 101 del 6 giugno 2008, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 7 giugno 2008”. Lo scrive su Facebook Enrico Borghi, della presidenza del gruppo Pd alla Camera, a proposito del post scritto su Istagram dal vice-premier Luigi Di Maio in merito al processo per la strade del bus caduto in una scarpata sull’A16 nel 2013.

“Il Presidente del Consiglio all'epoca si chiamava Silvio Berlusconi. Il Ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Il Ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli. Il deputato della Lega Nord che votò quella legge (per la cronaca, Pd contrario) si chiamava Matteo Salvini. Il sillogismo è semplice: Di Maio ha appena dato della ‘feccia politica’ al suo collega vicepremier”, conclude.

10/01/2019 - 14:57

“Che novità! La farlocca commissione di Toninelli, messa in piedi con questo scopo, partorisce il ‘Niet’ richiesto dal ministro e dai 5 stelle, che non hanno la dignità politica di assumersi la responsabilità di una scelta e giocano a nascondersi dietro ad un dito. In ogni caso, i grillini sono coerenti: hanno promesso la decrescita, e ora la mettono in pratica. Piuttosto ci sono due nodi politici piuttosto evidenti. Il primo riguarda la Lega. Non basterà cavarsela evocando un referendum non fattibile (la Tav è frutto di un trattato internazionale, che per Costituzione non può essere materia oggetto di strumento referendario) e peraltro politicamente imbarazzante (è come se la Dc nel 1985 avesse votato col Pci nel referendum sul taglio della scala mobile fatto dal governo Craxi per decreto). La Lega su questo misurerà se è realmente capace di governare o se, invece, come appare evidente, la sua natura è di partito agitatore di folle e di dissensi incapace poi di tradurre in azione politica positiva il consenso ricevuto. E poi c’è il nodo di Forza Italia. Come può allearsi in Piemonte, alle prossime elezioni regionali, con un partner di governo ignavo e ambiguo, che usa il decisivo tema delle infrastrutture come arma di scambio per il mantenimento del potere romano?”.

Così Enrico Borghi, della Presidenza del Gruppo Pd alla Camera, in un post su Facebook.

“Come si può contemporaneamente - scrive il deputato Dem - andare nelle piazze a gridare ‘Sì Tav’ e poi allearsi con un potente alleato che al governo permette che la linea Tav Torino-Lione non si faccia? Per questo è molto giusto che si metta al centro delle prossime elezioni regionali questa vicenda, perché servono chiarezza e coerenza su temi così importanti. Ed è importante che la società civile stia dando segnali molto chiari su dove voglia andare il Piemonte. In direzione opposta sia alla decrescita che alla ambigua azione di sostegno ad essa che viene data dal governo del cambiamento in peggio”.

21/12/2018 - 19:41

“E’ bene che si sappia esattamente che cosa sta accadendo e cosa è in gioco: in questo momento in Parlamento non è depositata nessuna legge di Bilancio. Noi non abbiamo in mano un pezzo di carta che attesti quello che il governo stia realmente facendo”. Lo dichiara Enrico Borghi, della presidenza del gruppo Pd alla Camera, in un video su Facebook.

“E questo – continua – perché il governo sta continuamente procrastinando il deposito del maxi-emendamento. All’interno può inserire tutto quello che vuole, dopo aver blindato con la fiducia la discussione. Quello del Senato sarà quindi un voto blindato e al buio. Per il passaggio alla Camera hanno preparato un altro escamotage: convocare le commissioni della Camera domenica mattina, forse confidando che, trattandosi di una domenica prenatalizia, ci sia meno attenzione da parte dell’opinione pubblica. Noi vogliamo lanciare due messaggi molto chiari. Chi pensa che il generale Natale farà calare la nostra attenzione, si sbaglia di grosso. Noi presidieremo le nostre commissioni, vigileremo sul contenuto della manovra, ci saremo. Si tolgano quindi dalla testa l’idea che questa operazione possa andare in porto. La seconda questione è la responsabilità dei presidenti del Senato e della Camera. Potremmo infatti trovare in questa manovra misure straordinarie, provvedimenti ordinamentali rispetto alle quali non si potrà più intervenire. Se per esempio il governo decidesse di vendere il Colosseo, al Parlamento non resterebbe che accettare. Non ci sarebbe nessuna possibilità di interrompere una decisione così scellerata”.

“Noi vogliamo avere la garanzia da parte dei presidenti di Camera e Senato che vigileranno sulla normativa perché non si usi questa legge per fare dei blitz, operazioni sulla pelle degli italiani o tentativi di aggiramento del ruolo di controllo del Parlamento e della minoranza. Il Partito democratico sarà presente e richiamerà a rispettare fino in fondo le loro responsabilità e competenze”, conclude.

Pagine