• 06/10/2015

“Sarebbe profondamente negativo se il governo intervenisse d'autoritá per scrivere le nuove regole della contrattazione”. Lo dichiara Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera.

“Occorre però – prosegue - che le parti sociali, a partire da CGIL, CISL, UIL e Confindustria che hanno già sottoscritto un importante accordo sulla rappresentatività, trovino la strada dell'accordo sul modello contrattuale.

Non c'è nessun impedimento ad aprire un tavolo di confronto mentre si apre la stagione dei contratti: non c'é, a mio avviso – spiega Damiano - un prima e un dopo, ma l'esigenza di consolidare un modello basato sul contratto nazionale e sulla contrattazione decentrata.

“ Il contratto nazionale , in un'epoca di forte dumping salariale, deve mantenere il compito di fissare gli standard delle retribuzioni su tutto il territorio nazionale – continua il Presidente - mentre la contrattazione aziendale deve avere il compito di definire il salario di produttività ed una organizzazione del lavoro a misura della singola impresa”.

“L'idea di introdurre un salario minimo legale che sostituisca il contratto nazionale non è assolutamente condivisibile: nel Jobs Act, occorre ricordarlo, l'introduzione del compenso orario minimo è esclusivamente prevista nei settori non regolati dai contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali più rappresentativi” conclude il deputato PD.