“Un uomo mite, colto e dalla parte dei lavoratori. Massimo D’Antona è stato ucciso per le sue idee e perché colpevole di volere un ‘patto per l'occupazione e lo sviluppo’”. Lo dichiara Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera.
“Sedici anni fa – ricorda Damiano - il suo assassinio, dopo 11 anni di silenzio delle Brigate Rosse. Una data non casuale il 20 maggio, giorno della approvazione dello Statuto dei Lavoratori che oggi compie 45 anni. Una data che sembra scelta con raffinata perfidia e cieco fanatismo”.
“Ricordare oggi Massimo D'Antona non è un atto burocratico, ma un ricordo affettuoso e umano e anche un monito: che non torni mai più una stagione di barbarie capace soltanto di uccidere e di annientare le idee, portandoci via i nostri maestri migliori”, conclude Cesare Damiano