Sono oltre 12.000 i lavoratori impiegati nello stabilimento Ilva di Taranto: il più grande complesso siderurgico in Europa. Tra quegli altoforni è stata scritta la storia dell’acciaio in Italia, ma ora quell’azienda un tempo così robusta, paga il prezzo della crisi, della globalizzazione e di scelte industriali sbagliate.
Chiudere Ilva è impensabile e sarebbe una scelta strategicamente sbagliata per il nostro Paese, di cui avrebbero pagato il prezzo i lavoratori. Inoltre solo garantendo la prosecuzione dell’attività economica è possibile intraprendere un serio piano di risanamento ambientale: assicurare, cioè, che gli ettari di terreni e falde inquinate non si trasformino in una irrisolta e pericolosa eredità per le generazioni future.
Nello specifico, con il decreto legge approvato oggi alla Camera si modificano alcune norme sulla cessione dei complessi aziendali del gruppo e si rafforzano i controlli: in tutto questo il Piano ambientale rimarrà comunque al centro della complessa operazione di rilancio dello stabilimento.
Un grazie particolare ad Alessandro Bratti e Cristina Bargero, che con competenza e impegno hanno seguito il provvedimento.
Lo scrive in un post su Facebook Ettore Rosato, presidente dei deputati Pd.