• 08/07/2015

“ Avremmo preferito avere le proposte del Presidente Boeri, anziché in diretta tv, illustrate nelle sedi istituzionali.” Lo dichiara Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera, a margine della relazione annuale del Presidente dell’INPS Tito Boeri.

“ Ribadiamo – continua - che il ruolo legislativo spetta al Governo ed al Parlamento e che non compete all'Istituto di previdenza promuovere o bocciare le proposte degli organi legislativi. Entrando nel merito, la relazione ha spaziato sui molti argomenti che legano le regole del mercato del lavoro a quelle pensionistiche. Nessun cenno invece sul bilancio dell'INPS. Condividiamo l'attenzione di Boeri ai più poveri – prosegue - ma vorremmo far notare che l'ultimo Governo Prodi aveva affrontato l'argomento istituendo la quattordicesima per i pensionati fino a 700 euro mensili”. “ Condividiamo la preoccupazione sulla crescita dei voucher che sembrano rappresentare primi e unici impieghi e non secondi lavori. Così come osserviamo che, se gli incentivi al contratto a tutele crescenti non potranno essere mantenuti per lungo tempo a causa dei costi elevati, come dice Boeri, crollerà l'impalcatura del Jobs Act. Infine – spiega Damiano – per quanto riguarda la separazione tra previdenza e assistenza che la relazione promette di realizzare, ci auguriamo che non ci si fermi alle parole e che essa diventi finalmente realtà: si dimostrerebbe che la nostra spesa previdenziale è perfettamente allineata con gli standard europei”.

“ La nostra bocciatura è invece completa sul tema della flessibilità: sarebbe inaccettabile che l'anticipo dell'uscita dal lavoro fosse tutto a carico dei lavoratori con un ricalcolo contributivo dell'assegno pensionistico. Si potrebbe arrivare anche a tagli del 30%. I costi della proposta del PD (pensione a partire dai 62 anni di età con 35 di contributi e l'8% di penalizzazione) illustrati da Boeri nell'audizione alla Commissione lavoro della Camera non sono convincenti: come al solito si tiene conto di una platea potenziale e non di quella reale; non si considerano i risparmi che la flessibilità produce (superamento del problema degli "esodati" non ancora tutelati e aumento della occupazione giovanile): di conseguenza riduzione della platea dei nuovi poveri e miglioramento del rapporto tra lavoratori e pensionati grazie ai nuovi ingressi nel mondo del lavoro. Infine, perché non far contribuire anche i datori di lavoro in caso di anticipo pensionistici dei propri dipendenti?” conclude l’esponente PD.