"Ogni mese spendiamo fiumi di parole e di inchiostro per analizzare i dati dell'ISTAT e dell'INPS che ci evidenziano lo "zero virgola" in più o in meno, rispetto al mese precedente, per quanto riguarda l'occupazione". Lo dichiara Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera.
"Occorre anche aggiungere - prosegue - che le due fonti statistiche si basano su database diversi: indagine a campione sui posti di lavoro reali (ISTAT) e sui contratti di lavoro stipulati (INPS). La differenza consiste nel fatto che, nel secondo caso, lo stesso lavoratore può sottoscrivere più contratti di lavoro a termine nel corso dello stesso anno e risultate più volte occupato e licenziato. Non a caso questi dati in molti casi non convergono.
"Insistiamo - spiega - sulla necessità che l'analisi delle tendenze occupazionali vada fatta considerando il medio-lungo periodo. La nostra preoccupazione consiste nel fatto che, inevitabilmente, al di là dei sussulti mensili in alto o in basso, la diminuzione o la cessazione degli incentivi possa far regredire le assunzioni con il contratto a tutele crescenti. La conseguenza sarebbe quella di una diminuzione della qualità del lavoro nuovamente a vantaggio della precarietà. Per questo motivo chiediamo che gli incentivi per il contratto a tutele crescenti diventino strutturali, oppure che venga abbassato stabilmente il cuneo fiscale. Il lavoro a termine e precario deve costare di più di quello a tempo indeterminato", conclude.