• 21/06/2016

“Siamo felici di apprendere che il Governo ha in cantiere una radicale riforma sulle norme processuali che regolano l’esame dei ricorsi in materia di asilo”. E’ quanto dichiarato da Federico Gelli, presidente della Commissione d’inchiesta sui migranti e responsabile sanità Pd al termine dell’audizione oggi in commissione del Ministro della Giustizia.

“Il numero delle domande di protezione internazionale – prosegue Gelli – è cresciuto nel 2014 del 138%, nel 2015 del 32% e del 62,33% nel primo semestre del 2016 rispetto al corrispondente periodo del 2015 e le decisioni sono quasi sempre impugnate dinanzi ai tribunali. I dati forniti dal ministero rivelano un aumento dei procedimenti che toccano nel 2015 percentuali di incremento pari al 70% a Roma ed al 300% a Milano. Il ministero   ha però dimostrato di avere le soluzioni adatte: Orlando ha annunciato il prossimo varo di un pacchetto di idonee misure correttive. Mi riferisco alla proposta di istituire 12 sezioni specializzate nella trattazione dei ricorsi in materia di protezione internazionale, alla introduzione del rito camerale per la loro trattazione, all’eliminazione – ove possibile – dell’udienza e del contraddittorio orale, alla fissazione del termine di quattro mesi per il deposito del decreto che decide la controversia, l’utilizzo dei giudici onorari di tribunale per supportate il lavoro dei giudici togati. Desidero sottolineare che la previsione della sola ricorribilità per cassazione del decreto è una delle possibili opzioni suggerite dalla nostra Commissione nella sua relazione approvata lo scorso 3 maggio 2016, al fine di ovviare alla problematica dei tempi decisamente lunghi di definizione dei procedimenti giurisdizionali. La questione non riguarda solo il funzionamento degli organi giudiziari ma incide sull’intero sistema dell’accoglienza. Basti pensare che la proposizione del ricorso giurisdizionale di regola determina la sospensione automatica dell’efficacia del provvedimento impugnato, con conseguente facoltà del ricorrente a rimanere sul territorio italiano per tutta la durata del giudizio. Solo intervenendo sulle procedure giurisdizionali sarà possibile garantire quel turn over nei centri di permanenza dei migranti,  la cui mancanza pregiudica l’efficacia e la capacità del sistema di accoglienza nazionale, oltre a comportare costi assai sostenuti per lo Stato Italiano.