La vice presidente della Camera, in missione Uip a New York: “Riformare le operazioni di pace”
“Mi auguro che venerdì possa arrivare una buona notizia dall’ONU dal voto sulla moratoria per la pena di morte. L'Italia è molto impegnata per convincere il più alto numero di Paesi a votare a favore e la bozza messa ai voti riflette la nostra impostazione di apertura al dialogo e alla collaborazione. La Rappresentanza italiana è stata protagonista potendo contare sulla presenza del Presidente del Consiglio Renzi che era qui quando fu presentato il libro "Moving away from the death penalty: arguments, trends and perspective" e sulla instancabile mobilitazione di realtà importanti come la Comunità di Sant'Egidio e la campagna Nessuno tocchi Caino e Amnesty International Italia”.
Così la vice presidente della Camera, Marina Sereni, concludendo la sua missione a New York per la riunione del Comitato preparatorio della Conferenza dei Presidente dei Parlamenti che aderiscono all’UIP e che si svolgerà al palazzo delle Nazioni Unite dal 31 al 2 agosto 2015.
Prima di lasciare New York, Marina Sereni ha incontrato Hervé Ladsous, Under-Secretary per le operazioni di mantenimento della pace delle Nazioni Unite e il numero due dell’ONU per i diritti umani Ivan Šimonović.
“Ladsous ci ha ringraziato per il il contributo italiano alle operazioni di pace ONU, prima fra tutte, come è naturale, la missione UNIFIL in Libano – ha spiegato Sereni - L'Italia, con oltre 1200 uomini e donne impegnati, è il venticinquesimo Paese contributore in assoluto, ma il primo tra i Paesi occidentali, nonché il settimo contributore finanziario alle operazioni. Operazioni che devono cambiare perché i Caschi blu si trovano sul terreno a dover fronteggiare situazioni in cui non basta 'mantenere la pace', piuttosto è indispensabile prevenire la guerra o 'costruire la pace'. Servono, ci ha confermato Ladsous, missioni più attive, nuove regole di ingaggio che vadano in quella direzione, supporti specialistici più forti e maggiori tecnologie".
Con Ivan Šimonović, oltreché della moratoria contro la pena di morte si è parlato di peacekeeping in termini di diritti umani che si incrociano con quelli delle minoranze religiose. “Devono far parte della riflessione sulla riforma delle missioni di pace e in un momento in cui il mondo si trova di fronte a minacce come quelle dell'Isis. Prevenire – ha concluso Sereni - è meglio e meno costoso che reprimere” .